Categoria: trasporti

Treni diesel, gas nelle carrozze. Balotta: “Si facciano revisioni come per le auto”

Stamattina non si sentiva odore di gas nel monocarrozza Cremona-Brescia, ma in altri giorni sì e il rischio che entri nella carrozza il gas di scarico del motore diesel del treno è troppo alto, perché Dario Balotta (Legambiente) non chieda di procedere con revisioni disposte dalla motorizzazione civile.

Cremona Malore stamattina sul treno Cremona-Brescia delle 7.22: una persona all’arrivo a Brescia si è sentita male ed è stata fatta sedere accanto ai binari, poi si è ripresa senza chiamare il 118. La carrozza era stipata sin dalla partenza, come altre volte è successo.

Per evitare ulteriori problemi, i viaggiatori – che da tempo si scambiano informazioni su un gruppo whatsapp – hanno avvisato chi stava per salire alle fermate successive che non ci sarebbe stato posto. Era infatti un treno monocarrozza diesel del 1977: il riscaldamento acceso e il sovraffollamento hanno creato disagio. Trenord, saputo dell’eccesso di viaggiatori, ha avvisato che sarebbe stato effettuato anche un servizio autobus sul percorso Cremona-Brescia. Chi però aveva bisogno di arrivare in tempo alle 8.20 a Brescia, per motivi di  studio o di lavoro, non è salito sul bus, che può impiegare anche più di un’ora e mezza mentre la corsa di stamattina è stata puntuale, e così in diversi hanno preferito il viaggio in automobile. Il monocarrozza ha motore diesel: la linea Cremona-Brescia è ancora penalizzata dall’uso di decine di vecchi treni con sistemi di alimentazione inquinanti, ancora in circolazione malgrado le lamentele, con scarsa efficacia su Trenord, sia dei passeggeri, che dei cittadini che degli enti locali. I vecchi treni diesel hanno un ottimo motore, ancora funzionante dopo quarant’anni, ma le carrozze sono risentono degli anni: paratie e guarnizioni trasudano il gas di scarico del diesel, che viene respirato anche dai viaggiatori. Per questo Dario Balotta di Legambiente Lombardia propone che si faccia la revisione dei treni come delle automobili, visto l’evidente impatto sull’inquinamento atmosferico dei fumi emessi dal diesel. Se ne dovrebbe occupare la motorizzazione civile. Sono difficoltà serie anche per i dipendenti di Trenord, costretti a respirare all’interno degli abitacoli attualmente non sottoposti a revisione. E’ vero che un treno non si compra dall’oggi al domani, come sostiene spesso Trenord, ma non si sta provvedendo né alle emergenze né alla programmazione e Dario Balotta conclude che la gente non va in treno perché succede anche di star male, quando non si arriva in ritardo.

Le proteste sulla Cremona Brescia datano da anni: nel 2014 una petizione aveva raccolto 558 firme, sostenuta da tutti i Comuni cremonesi e bresciani interessati oltre che dai consiglieri regionali. Il rischio di malori era stato segnalato, oltre all’eccessiva lentezza del viaggio: ben 58 minuti per 51 chilometri, e molti altri disagi. Nemmeno la petizione popolare però è stata ascoltata dal Pirellone e da Trenord.

Brescia, malore di un pendolare sul treno stipato

Malore stamattina sul treno Cremona-Brescia delle 7.22: una persona all’arrivo a Brescia si è sentita male ed è stata fatta sedere accanto ai binari, poi si è ripresa senza chiamare il 118. La carrozza era stipata, e sin dalla partenza, come altre volte è successo. Per evitare ulteriori disagi, i viaggiatori – che da tempo si scambiano avvisi e informazioni su un gruppo whatsapp – hanno avvisato i compagni di viaggio di non salire alle fermate successive, perché non ci sarebbe stato posto. Era infatti un treno monocarrozza del 1977: il riscaldamento e la compresenza di troppe persone all’interno del treno ha creato disagio. Trenord, saputo del disagio, ha avvisato che sarebbe stato effettuato anche un servizio autobus sul percorso Cremona-Brescia. Chi però aveva bisogno di arrivare in tempo alle 8.20 a Brescia, per motivi di  studio o di lavoro, non è salito sul bus e ha preferito il viaggio in automobile. Il monocarrozza era diesel: la linea Cremona-Brescia è ancora penalizzata dall’uso di vecchi treni con sistemi di alimentazione inquinanti, ancora in circolazione malgrado le lamentele, con scarsa efficacia su Trenord, sia dei passeggeri, che dei cittadini che degli enti locali.

Per i pendolari ritardi e promesse

Un tempo si inauguravano le opere pubbliche al termine dei lavori, con taglio del nastro, oggi si celebra ogni passo dell’iter amministrativo a partire dall’annuncio, esaltando ogni singola fase di una burocrazia in altre circostanze accusata delle peggiori nefandezze.

 

CREMONA Ieri il treno Cremona-Mantova delle 11.37 è stato cancellato, il Mantova-Cremona della 13.30 è stato cancellato, il Cremona-Brescia delle 15.22 ha subito più di venti minuti di ritardo, stamattina alle 6.07 il Treviglio-Cremona è stato cancellato, il Cremona-Pavia delle 7.09 ha patito 23 minuti di ritardo e il Cremona-Treviglio delle 12.43 è partito 15 minuti dopo l’orario previsto. Invece di miglioramenti della gestione quotidiana dei trasporti ferroviari, i pendolari ricevono ancora promesse. Ieri alle 18, ad esempio, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti ha postato su internet un videomessaggio nel quale riferisce dell’incontro con l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Renato Mazzoncini, che ha promesso al primo cittadino e all’assessore Alessia Manfredini di considerare il raddoppio della linea Cremona-Mantova un’autentica priorità. Quel che viene avviato il prima possibile per concludersi entro l’anno, però, è  il progetto di un’opera che richiederà sei milioni di euro, già stanziati e inseriti prima del referendum costituzionale dal governo Renzi nel Patto per la Lombardia firmato anche da Roberto Maroni. “Occorrerebbero almeno dieci anni – precisa però Dario Balotta di Legambiente Lombardia – per il raddoppio della linea Cremona Mantova”. La domanda dei passeggeri, che subiscono ritardi e cancellazioni ogni giorno e su tutte le linee della provincia di Cremona, è semplice, eppure la risposta data dalle Ferrovie e in questo caso dal Comune di Cremona è complessa. Invece di migliorare la gestione, come nota Balotta, si fanno promesse, mentre i treni restano obsoleti, i cambi rallentano le corse e le linee a scarso traffico, come quelle cremonesi, vengono trascurate. Tutti vogliono il raddoppio della Cremona Mantova, previsto da un secolo, da parte delle Ferrovie, e richiesto da decenni, ma promettere miracoli, che nelle ferrovie come si sa non si verificano, è solo una scappatoia da una realtà nella quale occorrono una manutenzione più efficiente e sistemi tariffari integrati, in modo che sia possibile prendere il bus quando non c’è il treno e viceversa. Oltretutto, mentre Cremona negli ultimi anni ha tolto diversi passaggi a livello, pur tra mille polemiche, sul territorio il problema è rimasto.

http://www.telecolor.net/2017/02/cremona-treni-ancora-ritardi-e-grandi-promesse/

Regione, Sorte spiazza tutti: le idrovie sono “una priorità”. Il Pd: in realtà se le sono dimenticate

Togliere merci dalle strade, camion e gas inquinanti sembra un sogno, invece era e resta un obiettivo europeo largamente disatteso in Italia. Le idrovie e il Po, fra Lombardia e Veneto, sarebbero state risorse straordinarie. In consiglio regionale i consiglieri del Pd Alloni e Carra con un’interpellanza hanno insistito sulla necessità di valorizzare il grande fiume e le vie d’acqua. L’Euopa insiste ancora: l’obiettivo rimane

 

CREMONA Sembrava che della navigazione fluviale, al Pirellone, si fosse persa traccia, invece a sorpresa l’assessore Alessandro Sorte ha rivelato nel consiglio provinciale del 7 febbraio che l’accreditamente del sistema portuale lombardo presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti è tra le priorità della giunta Maroni.

Una sorpresa sollecitata dall’interrogazione di Agostino Alloni e Marco Carra, consiglieri di Cremona e di Mantova, del Pd, rimasti però insoddisfatti perché in realtà la Regione della forma più economica ed ecologica di trasporto merci si è dimenticata, e dietro la dichiarazione dell’assessore non si vedono progressi. Questione non da poco, anche perché lo Stato non rifinanzia il settore dal 2005, come ha protestato Sorte ricordando che le risorse si stanno esaurendo. Alloni ha ricordato che il Po è sottovalutato da anni: il territorio del Po è l’unico privo di un parco regionale, l’aspetto ambientale è stato trascurato, così come la prospettiva economica. In Lombardia poi ci sono ben mille chilometri di coste navigabili, 200 porti turistici e cinque porti industriali, fra cui quelli di Cremona e Mantova. Le statistiche sono rilevanti: ogni anno vengono trasportati su acqua 8 milioni e mezzo di passeggeri, sono traghettati 700mila veicoli e sono spostate su banchine commerciali oltre un milione di merci: una grande opportunità dunque non considerata dalla Regione che a sua volta ha attaccato il governo. Gli obiettivi dell’Unione europea però non possono non assegnare al Po, a Cremona e a Mantova un ruolo da protagonisti, dato che entro il 2050 le emissioni di gas con effetto serra devono diminuire del 60%, e metà del trasporto merci su strada, per le percorrenze oltre i 300 chilometri, dovrebbe essere spostato su altre vie, come le idrovie e le ferrovie, la cui rete peraltro va triplicata entro il 2050. Il risparmio garantito dal trasporto su acqua rispetto alla gomma è stato calcolato in modi diversi dal sistema portuale mantovano e dalla Confindustria: il risparmio sarebbe comunque di 16 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Diminuirebbe inevitabilmente anche lo smog, ormai costantemente elevato nella stagione fredda. Ieri la centralina Arpa di via Fatebenefratelli, a Cremona, ha di nuovo superato il limite delle Pm10: è il 31° giorno di sforamento, quest’anno, sui 35 previsti dall’Unione europea.

Treni, ritardi causati dall’alta velocità

CREMONA Un guasto al telecomando degli scambi ha mandato in tilt gli apparati elettrici della stazione di Treviglio, e così, per l’ennesima volta da quarant’anni la linea ferroviaria Cremona Treviglio è stata teatro di una serie di ritardi, che si sommano a quelli delle altre linee ferroviarie della provincia di Cremona, dove i passeggeri sono stati di nuovo penalizzati dalle prime corse di stamattina sino al tardo pomeriggio.

Il Cremona Treviglio delle 6.54 ha subito 28 minuti di ritardo, il Cremona Brescia delle 6.22 si è fatto attendere per 13 minuti, il Codogno Cremona delle 8.08 non è nemmeno partito, mentre chi voleva viaggiare da Cremona verso Brescia  o Mantova, oppure è partito da Piadena verso la città del Torrazzo, ha dovuto pazientare per oltre 10 minuti in più rispetto al previsto. Il guasto di Treviglio però è legato all’introduzione dell’alta velocità che risale al 12 dicembre e dovrebbe essere essere integrata con i treni regionali, e dipende quindi da una cattiva programmazione, segnalata da Dario Balotta di Legambiente Lombardia, perché “il nuovo sistema non è stato sufficientemente testato” e quindi stavolta la responsabilità dei ritardi, che si sono ripercossi anche su altre linee, verso Rovato e Chiari, è di Rfi. Gli apparati dovrebbe rimanere in ottimo stato di manutenzione. Oltretutto la disabilitazione della stazione di Treviglio, dov’è rimasto un solo dipendente, crea ulteriori difficoltà, perché in caso di guasto la riparazione inizia anch’essa in ritardo. Il funzionamento delle linee e degli scambi è stato automatizzato e telecomandato, diventando paradossalmente lento. Sono stati risparmiati dei costi sul personale, con un chiaro vantaggio economico, ma i ritardi sulla Cremona Treviglio continuano con una frequenza che ricorda gli anni Settanta e che non trova ancora soluzioni durature nemmeno grazie alle più moderne tecnologie.

Km, la privatizzazione totale la pagano i lavoratori: è sciopero 

CREMONA Efficienza, puntualità e mezzi confortevoli: ecco che cosa s’aspettava il Comune di Cremona quando ha privatizzato al 100% la società dei bus Km, che circolano in città e nella zona sud est della provincia. E il risultato per 115 dipendenti, e per i passeggeri, è uno sciopero, proclamato per venerdì 13 da Cgil, Cisl e Uil.


 I bus sono diventati di proprietà tedesca: Deutsche Bahn controlla infatti la società Arriva. E in Germania, probabilmente, sono finiti gli utili, mentre i lavoratori si sono ritrovati un improvviso cambio di contratto. L’azienda è in attivo, gestisce 3 milioni e 200mila passeggeri, ottiene un contributo pubblico di oltre 5 milioni e mezzo annui, eppure riduce il costo del lavoro cambiando tipo di contratto. Infatti Arriva faceva parte dell’associazione Asstra, legata ai contratti delle ex municipalizzate, ed è entrata dal primo febbraio, senza nessun accordo con i sindacati, nel club delle aziende private, con contratto più leggero per i dipendenti, proprio mentre aumenta la domanda di trasporto pubblico locale, come fa notare Gian Pietro Gusmini della Filt Cgil. La decisione è stata del tutto unilaterale da parte dell’azienda tedesca, che non ha consultato né sindacati né amministrazione cittadina. Il Comune, pur avendo firmato un contratto di servizio della durata di otto anni a un gruppo di imprese fra cui Arriva, per un costo pubblico di 116 milioni sino a tutto il 2020, non può intervenire. I rapporti di lavoro sono esclusi dal contratto pubblico. E dire che il Comune nel 2015 ha firmato un Patto etico con i sindacati per il rispetto dei contratti: la variabile lavoro però paga pegno un’altra volta e così la busta paga si alleggerisce. Il costo dei pasti, la diari e la trasferta, per il personale viaggiante, non sono più garantiti come prima. Cala la minor retribuzione per i cosiddetti “non idonei”: c’è un caso grave a Cremona, di un lavoratore colpito da una malattia, che perderà metà stipendio. E sta per partire una vertenza. Altra difficoltà segnalata dai sindacati è il mancato versamento, da tre anni, del premio di risultato, malgrado gli utili aziendali. I sindacati scioperano per chiedere turni di lavoro a tutela del recupero psicofisico degli autisti. Altra richiesta, un accordo sui controllori dei biglietti, che oggi sono gli stessi autisti a titolo volontario: i sindacati chiedono una turnazione ciclica. Venerdì 13, malgrado lo sciopero, si potrà comunque viaggiare nella fascia di garanzia dalle 6 alle 9 e dalle 11.30 alle 14.30.

Patto per la Lombardia, Legambiente: “Pacco di Natale vuoto”

CREMONA Un bel pacco di Natale, ben confezionato ma vuoto: il patto per la Lombardia, secondo la versione di Dario Balotta di Legambiente è null’altro che questo, anche perché mancano i fondi per circa 3 miliardi, come risulta dalla voce “altre risorse”. Per Cremona poi il terzo ponte sul Po, all’interno del nuovo raccordo Cremona-Castelvetro dell’A21, dovrebbe essere costruito a spese della proprietà privata, la cui maggioranza azionaria è del gruppo Gavio. E si può dubitare che Gavio voglia spendere 250 milioni di euro per il terzo ponte, una volta considerato lo studio di fattibilità della società di consulenza Trt, che nel 2005 aveva analizzato l’opera. Il saggio di rendimento del terzo ponte è molto basso, intorno al 5%. Allora il traffico pesante tra Castelvetro e Cremona era di 3mila veicoli al giorno, con una previsione di 12mila veicoli per il 2020, ma il progetto del 2008 ha spostato le stime al 2033, aumentando il flusso a 43mila, poi però nel 2010, in piena crisi economica, il dato del traffico sparisce del tutto. Inoltre Gavio eredita un debito consolidato paragonabile al costo dell’opera, che era stata programmata in vista del rinnovo della concessione dell’A21 per Centropadane, che per statuto doveva realizzare nuove opere. Dopo la gara e vista la riduzione del traffico è ancora giustificato il terzo ponte? Difficile anche che il privato riqualifichi la corda molle, che collega l’A21 alle autostrade per Milano e per Venezia. Dubbi da parte dell’esperto di Legambiente anche a proposito del raddoppio della linea ferroviaria Mantova Cremona Milano, dato che la domanda è minore rispetto alle linee più frequentate dai pendolari. Il Patto per la Lombardia annuncia la progettazione, con spesa pubblica di sei milioni. Se l’opera si fa, ci vorranno forse 10 anni, e nel frattempo i treni locali potrebbero già essere spariti: la tendenza attuale infatti quella di privilegiare le stazioni principali, cancellando le fermate minori. Con un treno diretto ogni ora e il raddoppio della linea ci sarebbero sempre 40 treni al giorno, invece con il binario unico si possono gestire 90 treni e 220 corse al giorno, garantendo più puntualità e minori guasti se si usa materiale rotabile efficiente, una tecnologia migliore e una progettazione più funzionale senza enormi spese. Per Cesare Vacchelli, del comitato No autostrade Sì ferrovie, il timore è che si realizzi uno degli scenari considerati dal Piano regionale della mobilità e dei trasporti, costruendo tutte le infrastrutture autostradali e lasciando sullo sfondo trasporto pubblico locale e ferrovie. Il dato peggiore è quello del trasporto merci: solo il 7% viaggia su rotaia, il resto su gomma. E in Lombardia sono previsti altri 350 km di autostrade per far circolare camion che Svizzera, Austria e Germania non vogliono più sulle loro strade, perché hanno privilegiato le ferrovie.

Guasto a Olmeneta, catena di ritardi nel giorno d’esordio delle guardie armate

 

CREMONA E’ stato forse il gelo della notte, attorno agli zero gradi, a ghiacciare il meccanismo del cambio a Olmeneta e così una catena di ritardi ha rallentato stamattina il viaggio dei pendolari verso Brescia e Milano. Chi è salito sul Cremona Brescia delle 8.22 ha atteso a lungo prima di conoscere la propria sorte: ben 42 minuti di ritardo alla partenza, mentre il Cremona Treviglio delle 7.43 aveva già fatto di peggio, risultando cancellato, mentre il Treviglio Cremona delle 9.07, alzata bandiera bianca, è stato sostituito da un bus. Chi arrivava fuori tempo massimo alla stazione ha twittato ironicamente “grazie Trenord che mi aspetti quando tardo io” ma nessun passeggero si è salvato. Oggi è stato il giorno dell’esordio delle guardie giurate sul Bergamo Milano: nel pomeriggio sono stati trovati 570 passeggeri senza biglietto, ma la società ferroviaria partecipata dal Pirellone è stata bersagliata di critiche per tutta la mattina e il pomeriggio. Il Mantova Piadena delle 8.26 è stato soppresso, come il Piadena Cremona delle 10.40. Uno studente, in un momento di rassegnazione, ha scritto su internet “quando tua mamma è più in ritardo di Trenord non rimane speranza alcuna”. Destino segnato stamattina per chi è salito sul Brescia Cremona delle 9.38, che ha iniziato a muoversi sui binari ben 45 minuti dopo il previsto, mentre altoparlanti e siti internet rilanciavano il triste avviso: “Mezz’ora di ritardo” sia verso Brescia che verso Milano, dove non è mancata, in più, la fermata fuori programma prima di Lambrate, anticamera imprevista segnalata da un passeggero. Oltre al disagio dei viaggi con i bagni chiusi, negli ultimi giorni, studenti e lavoratori si sono ritrovati in piedi su convogli strapieni, dove arrivati a Lodi, da Mantova e Cremona, non si trovava più posto. Alcuni viaggiatori hanno notato che l’ultima carrozza spesso si riempie di passeggeri senza biglietto. Attorno alle 9, attese di mezz’ora anche sulla Bergamo e Brescia e sulla Bergamo Porta Garibaldi. Dopo le 10, il guasto che ha bloccato il cambio tra Olmeneta e Cremona è stato riparato e gli orari hanno iniziato a normalizzarsi verso mezzogiorno, il Treviglio Cremona delle 10.07 è partito 18 minuti dopo e ha perso altri 7 minuti lungo il percorso. Dopo il guasto di Olmeneta gli orari sono andati in tilt per il guasto tra Malpensa e Fermo-Lonate. Tempi lunghi, infine, al termine di una mattinata da incubo, anche per il Cremona Brescia delle 11.22, con 20 minuti di attesa, e il Cremona Mantova delle 11.37, con 15 minuti più del previsto.

Pm 10, il Comune in allerta spera nella pioggia

L’inquinamento, per quanto multiforme e variegato, è l’elemento fondante del benessere e quindi la sua produzione viene protetta, anzi diventa merce pregiata, come dimostrano i progetti di stoccaggi di CO2. Inquinando con impianti industriali imponenti la natura viene soggiogata e trasformata in energia, che serve a far funzionare fabbriche capaci di costruire una sorta di “mondo secondo”, artificiale, civilizzato, in cui la natura dà fastidio e anche la salute è un elemento di disturbo. Anche a Cremona il benessere economico – nell’agricoltura industrializzata come nelle industrie pesanti – ha le stesse caratteristiche che ha assunto dall’evoluzione dell’era industriale, circa un secolo fa, e anzi prosegue la sua marcia verso ulteriori trasformazioni, mentre l’aria pulita è un allegro slogan. Non restano che polveri.

smog

Cremona – Oggi per il sesto giorno consecutivo le polveri sottili
cancerogene pm10 sono salite sopra la soglia d’allerta, a quota 60,
oltre il limite di 50 parti per milione, e il Comune è in stato di
pre-allerta. I giorni di sforamento, quest’anno, sono 28. Se le
polveri resteranno sopra il dato di 50 per otto giorni, cioè domenica,
scatteranno le prime limitazioni per il traffico. Per ora la
raccomandazione è usare i mezzi pubblici o la bicicletta anziché
l’automobile e non eccedere nel riscaldamento. La principale speranza
è che domani piova, secondo le previsioni meteo.

Trasporto extraurbano senza riforma: Legambiente, trasporti inadeguati per la Lombardia


Nello scarica barile, tra Regione Lombardia, ex Province e Governo, su chi sia il colpevole dei tagli al trasporto locale extraurbano e della mancata riorganizzazione e integrazione dei servizi, chi sta pagando davvero sono i pendolari lombardi. Nelle valli montane, nelle aree periferiche delle città e nella Bassa padana,  si preannunciano nuovi tagli alle corse degli autobus, che rendono sempre più difficile agli studenti, in particolare, arrivare nelle loro sedi scolastiche. E’ il caso della Bergamasca, della Brianza, del Pavese e dell’hinterland della ricca città metropolitana. Dopo i tagli alle corse festive e serali, ora tocca al cuore del sistema. Da qui alla fine dell’anno, mancherebbero, secondo l’Unione Province Italiane,  13,2 milioni di euro. Previsioni fosche anche per i prossimi due anni visto che per l’UPL  le stesse risorse servirebbero anche nel 2017 e nel 2018 per garantire la continuità del servizio fino a che sarà possibile rivedere i servizi  aggiudicare i nuovi contratti da parte delle Agenzie per il TPL. Per la Regione mancherebbero “solo” 6,6 milioni di euro e di questi 5,5 milioni sono pronti a essere versati, ma non alle ex Province bensì alle Agenzie della Mobilità. Mancano all’appello le risorse per i servizi essenziali per studenti e lavoratori anche nelle ore di punta. Resta il fatto che la legge di riforma del Tpl, varata per rilanciare il trasporto pubblico a 4 anni dalla sua approvazione, non è ancora stata applicata e, se tutto andrà bene, potrà esserlo solo dopo l’elaborazione dei piani di bacino e la realizzazione delle gare, per l’affidamento dei servizi. Già in alcune aree, sono stati i genitori a dover accompagnare a scuola i propri figli in automobile, perché i bus sono stracarichi e insufficienti. Mentre cresce la domanda di trasporto pubblico e tutti affermano di voler combattere l’inquinamento atmosferico e la congestione del traffico, peggiorano le condizioni della mobilità. Nella ex provincia di Bergamo mancherebbero 1,970 milioni di euro, a Brescia 3,950, a Como 1,6, a Lecco e Cremona 300 mila euro, a Mantova 92 mila, in Brianza 1,8 milioni, a Pavia 200 mila, a Sondrio 150 mila e nella Città metropolitana 2,850 milioni.
Dario Balotta
 responsabile trasporti legambiente lombardia