Categoria: trivelle

Referendum. Renzi e le grandi opere inutili

Referendum, Renzi e le grandi opere inutili.

Il NO ha vinto. Un dato quasi inaspettato.
Ha vinto il popolo con i diritti costituzionali.
Ha perso l’arroganza dei potenti, delle lobby, delle banche, dei petrolieri, dei lacchè e dei servi di partito.
Ha perso Renzi con le sue politiche antipopolari.
Con questo voto si salva il Titolo V e la possibilità di tutti i territori di decidere sul proprio futuro.
Questo voto è un chiaro segnale per il reale cambiamento, nessuno vuole opere inutili imposte senza una reale condivisione.
Con Renzi dimesso, devono andarsene anche tutte le leggi antipopolari create ad hoc e imposte a colpi di fiducia. Deve andarsene anche lo “Sblocca Italia” che ha svenduto il nostro bel paese alle multinazionali energetiche e dei rifiuti. Devono cessare immediatamente tutti i lavori per le opere ritenute strategiche e urgenti ma che non hanno una reale utilità per la collettività.
Tra queste, devono essere sospese immediatamente tutte le attività di nuovi stoccaggi, centrali, metanodotti internazionali e nuove trivellazioni.
Ora la politica deve risedersi attorno ad un tavolo assieme a tutti i comitati di cittadini e riscrivere le reali strategie energetiche e non, condividendo un percorso collettivo fatto di studi, analisi e lotte che hanno costruito nuovi rapporti sociali attorno alla difesa dei territori e dei beni comuni.
Nel caso di Sergnano e delle opere metanifere di tutto il territorio nazionale e Lombardo occorre immediatamente applicare la delibera regionale 5328 del 20 giugno 2016, sospendere tutti i lavori, capire la reale utilità, valutare la reale compatibilità Urbanistica e territoriale, applicare il principio di precauzione e prevenzione nel nome della sicurezza dei cittadini e del paesaggio.
Grazie a tutti quelli che assieme a NOI non si sono voluti piegare e hanno deciso di non sentirsi sudditi.
Con questa nuova situazione, il nostro lavoro come Comitato No Gasaran e Gruppo consiliare Movimento 3.0 continuerà più forte di prima.
Ricordo che fin da subito noi ci siamo opposti a questa schiforma, denunciando il pericolo per il territorio. Come Consigliere Comunale sono stato uno dei primi e pochi a livello nazionale a presentare una mozione per prendere posizione contro questa riforma. Fui criticato da tutti di portare argomenti nazionali nel dibattito comunale e la Mozione prese solo il mio voto. Ma per me non era così. Occorreva fin da subito una presa di posizione seria e intransigente per la difesa di tutti i territori compreso Sergnano. La storia ci ha dato ragione.
Un immenso CIAONE a tutti i petrolieri e ai suoi sostenitori.
NO Gasaran.

Enrico Duranti per il Comitato No Gasaran e per il Movimento 3.0

Trivelle anche sopra lo stoccaggio di CO2

Sergnano sta diventando la centrale dell’intero hub del gas che fra stoccaggi e metanodotti sta occupando buona parte dell’Italia del Nord, soprattutto Lombardia e Veneto, ma a Soncino si potrebbe verificare un caso particolare: perforazioni per la ricerca di metano e oli proprio nella stessa ampia zona dove la Regione sta progettando un grande stoccaggio sotterraneo di CO2. Le trivelle saranno puntate nel sottosuolo di Bosco Vecchio, vicino al sito di interesse comunitario (Laghetti Danesi).

 

La Regione Lombardia, sullo slancio delle tecnologie più progredite e delle norme europee, ha escogitato un progetto pilota: catturare la CO2 e stoccarla nelle falde acquifere profonde in un’area di 1500 chilometri quadrati all’interno di cinque province: Cremona, Lodi, Milano, Bergamo e Brescia. In Lombardia sono attive produzioni industriali ed energetiche che generano quantità imponenti di CO2: le principali sono la centrale di Ferrera Erbognone, la raffineria di San Nazzaro de Burgondi, le centrali di Mantova, Ostiglia, Sermide e Cassano D’Adda, ma anche Cremona è ben rappresentata. E c’è il rischio di una coincidenza tra la perforazione di Bosco Vecchio, accanto a Soncino, e il progetto pilota. L’anidride carbonica potrà essere stoccata sott’acqua e poi utilizzata al posto di quella quantità di metano usata negli stoccaggi al solo scopo di tenere alta la pressione per consentire l’estrazione. Il metano non più utilizzato come cushion gas potrà essere venduto, con guadagni rilevanti. Il progetto regionale permette di recuperare la Co2 e stoccarla e potrà permettere di recuperare nello stesso modo vecchi giacimenti di gas. La CO2 verrà iniettata nel sottosuolo in diversi punti, che in provincia si trovano a Pandino e Soncino. Il sottosuolo cremonese e delle altre province viene considerato adatto a quest’operazione per le caratteristiche geologiche. Lo stoccaggio potrà avere un tetto a una profondità fra i 500 e i 2.500 metri, con uno spessore vario, da pochi metri fino a 600 metri, mantenendo ad elevata densità, nelle acque saline profonde, ben 370 milioni di tonnellate di CO2, che faranno alzare la pressione all’incirca del 2%. Ma c’è il rischio di una coincidenza clamorosa con la trivellazione che la società Pengas ha chiesto di autorizzare al ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente, per cercare oli e gas nel sottosuolo di Soncino, località Bosco Vecchio, al confine con il sito di interesse naturalistico europeo, dove sono già stati trovati reperti archeologici. Ieri sera all’ex Filanda di Soncino i NO TRIV (Enrico Duranti, Emanuele Cavalli, Ezio Corradi e Giacomo Cangini) hanno presentato le osservazioni che stanno inviando al ministero dell’ambiente, perché non autorizzi la trivellazione di Bosco Vecchio. In quel punto passa anche l’unica sorgente sismogenica attiva in Lombardia, sopra il Po, oltre a quella di Salò. Il progetto della società Pengas non prevede il controllo sismico da parte di un ente terzo, con visibilità pubblica dei dati, come previsto dalle linee guida del ministero dell’ambiente. Inoltre la società è controllata da un gruppo straniero, Orion, che già prima del ministero italiano sembra conoscere da anni le opportunità di estrazione. Troppi i dubbi: le osservazioni hanno ricevuto sostegno e controfirma già da diversi cittadini che si rivolgono a loro volta al ministero, anche perché a Soncino ci fu già un terremoto nel 1802. La Regione Emilia da parte sua vieta operazioni come quelle della Pengas in quanto pericolose: in Lombardia invece sono possibili e non si capisce perché.

 

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24 settembre 2016

Trivelle scatenate nel Cremonese

Avanzano i lavori per la preparazione della piattaforma e tra pochi giorni entrerà in azione la trivella per la perforazione del nuovo pozzo del gas di Bordolano, l’ottavo, solo una delle iniziative che stanno trasformando il territorio nel cuore del progetto Italia hub internazionale del gas. E dire che in consiglio comunale, la maggioranza del sindaco Davide Brena, ha negato il prossimo scavo.

La provincia di Cremona è nel mirino, vista l’imminenza della nuova perforazione a Soncino per la ricerca di idrocarburi, e anche l’impatto ambientale sul Cremasco, soprattutto sulla zona dello stoccaggio di gas di Sergnano, che potrà essere causato da un’ulteriore novità: un impianto geotermico fra il parco del Serio e il santuario di Caravaggio. A undici Comuni della bassa Bergamasca, infatti, fra cui Caravaggio e Treviglio, è infatti pervenuta la richiesta di autorizzazione della società Geothermal di Firenze. La Geothermal ha infatti presentato al ministero per lo sviluppo economico il progetto di un nuovo impianto geotermico, che intende sfruttare l’elevata temperatura del sottosuolo per iniettare acqua in profondità, farla risalire e quindi utilizzare il calore a scopo industriale, ad esempio per attività come il teleriscaldamento. Il consigliere comunale pentastellato Giovanni Castelli ha chiesto di vedere i documenti, in modo da fermare l’iter autorizzativo, che poteva essere automatico, e altre richieste d’accesso agli atti sono state presentate in altri Comuni, come da parte di Emanuele Calvi a Caravaggio, come in Regione. Saranno quindi presentate osservazioni al progetto, dato che c’è una sorgente sismogenica, la Itc002, che percorre il territorio, lambendo Bordolano, Sergnano e la bassa Bergamasca. L’immissione fra estrazione di acqua  ad alta temperatura – questo è il timore degli ecologisti – potrebbe anticipare un movimento tellurico. I gruppi ambientalisti stanno dunque riunendo le forze: domenica mattina a Soncino si terrà un presidio davanti al Comune, contro la perforazione che sarà compiuta vicino a un Sito naturalistico di interesse comunitario. Un attivismo che preoccupa non poco, visto che in questi giorni, come ha notato il consigliere comunale Enrico Duranti, di Sergnano, circolano pericolose notizie sull’origine naturale dei terremoti, quando al contrario il rischio sismico è indotto anche dalle attività umane, come riconosciuto dal ministero dell’Ambiente.

Trivelle puntate su Soncino

(lunedì 5 agosto) Il presidio ecologista di stamattina a Crema, davanti alla sede della Stogit in via Libero Comune, sulla tangenziale, era appena stato annunciato, quando ieri il ministero dell’ambiente ha pubblicato sul proprio sito la notizia delle nuove trivelle in arrivo a Soncino. In località Fontanella 1, vicino a Gallignano, sarà perforato il sottosuolo per realizzare un pozzo esplorativo della profondità di 2.100 metri, alla ricerca di gas metano e condensati. Enrico Duranti, consigliere comunale di Sergnano, ha notato che nella valutazione d’impatto ambientale non si parla nemmeno delle sorgenti sismogeniche e del terremoto di Soncino del 1802. Si scaverà proprio accanto alla cascina Bosco Vecchio, che fu l’epicentro del sisma di due secoli fa.

C’era anche Duranti stamattina nel presidio di Crema, assieme alla consigliera comunale di Bordolano Luisa Pea ed Ezio Corradi, del coordinamento dei comitati ambientalisti. Corradi ha consegnato alla Stogit una lettera al direttore della società per chiedere un incontro e ricevere chiarimenti. Ci sono ritardi annosi nell’applicazione della direttiva Seveso Ter negli stoccaggi di Brugherio, Settala, Ripalta Cremasca, Sergnano e Bordolano: sono tutti stabilimenti della Stogit, che proprio da Crema esercita il controllo a distanza. Si tratta di documenti e piani d’emergenza che dipendono dalla Prefettura e dai Comuni, oltre che dalle forze dell’ordine e dei vigili del Fuoco. A Bordolano gli ambientalisti hanno organizzato nei giorni scorsi, davanti al Comune, un altro presidio, per chiedere più informazioni ai cittadini sul nuovo pozzo, l’ottavo, che verrà scavato in questo mese accanto alla centrale. Le questioni aperte sono numerose, compresa una richiesta d’informazioni sul monitoraggio sismico di Bordolano. In ogni stoccaggio però la sismicità dev’essere tenuta costantemente e rigorosamente sotto controllo, secondo le disposizioni della Regione Lombardia e dell’assessore Claudia Terzi. Intanto le trivelle in provincia aumentano. A Soncino, al confine col Comune di Fontanella, sarà impegnata la Pengas, società che conta una capitalizzazione di 120mila euro. Troppo poco per il gruppo ambientalista Notriv della provincia di Cremona, dato che in caso di danni, il risarcimento può diventare necessario.

 

Bordolano, le trivelle sono tornate

 

 

Nuova trivellazione da agosto a Bordolano, dove i lavori sono ripresi per creare un’area destinata all’uso di esplosivi. L’obiettivo è perforare il terreno, a forza di detonazioni sotterranee, e creare l’ottavo pozzo dello stoccaggio di gas della Stogit, già autorizzato come work over, cioè come opera di manutenzione, quando invece l’intervento secondo Ezio Corradi del Coordinamento dei comitati ambientalisti Lombardia è programmato da anni e quindi dovrebbe essere sottoposto a Valutazione d’impatto ambientale. Nulla da fare invece: malgrado l’esistenza di una centrale di pompaggio connessa a stoccaggio e pozzi, con tanto di monitoraggio sismico prescritto dalla Regione, è sufficiente richiedere alle autorità un intervento di manutenzione per far ripartire la trivella ai margini del Parco Oglio Nord. Infatti lo stesso Corradi ha presentato tre anni fa denuncia ai carabinieri per l’inizio di lavori che non sarebbero stati autorizzati: un presunto abuso edilizio, quindi. Quel primo manufatto è stato poi completato con la costruzione di una nuova strada di servizio alla centrale: i Tir e i camion che sono stati visti transitare stamattina a Bordolano, però, non passano per la strada prescritta dalle istituzioni, bensì per la stretta Via delle campagne, strada che collega Bordolano a Castelvisconti, passando davanti al santuario della Madonna della Neve, dove la visibilità, quando le piante di mais sono alte, è zero e la prudenza consiglia di rallentare o fermarsi. I pericoli per la viabilità erano stati previsti dall’ente Provincia, che aveva infatti obbligato la Stogit a servirsi di una strada interna da costruire per l’occasione. La Stogit ha avvisato le istituzioni dell’inizio dei lavori nell’area dell’ex cluster B, ma non sono stati notati controlli da parte di Comune e Provincia, che non hanno ricevuto la stessa lettera inviata alla Prefettura e ai Vigili del fuoco. Così, invece dei furgoni con portata massima di tre quintali e mezzo, la via delle Campagne è battuta da Tir che trasportano carichi ben più rilevanti.

I cittadini non sono stati informati dagli enti locali di questo ulteriore rischio. La protesta ambientalista, da parte del comitato provinciale, che in primavera hanno sostenuto il referendum, continua anche perché la valutazione dell’impatto non ha riguardato l’insieme dello stoccaggio e degli stoccaggi e metanodotti della provincia di Cremona e del Nord Italia con tutte le opere connesse, che da quanto si vede continuano ad aumentare.