Categoria: welfare

Serie di proposte grilline ai servizi sociali

Maggiori informazioni ai cittadini, che in vari casi non sanno quali opportunità offrono veramente i servizi sociali: Lucia Lanfredi (M5S) ha proposto all’assessore Mauro Platè, ieri in un incontro cui ha partecipato anche Alessio Antonioli (Fare nuova la città), di pubblicare abbondanti informazioni sia on line che sulle testate freepress. Non tutti sanno e si creano aspettative sbagliate, secondo il M5S, e c’è chi non sa quando deve pagare il ticket o no: sul sito del Comune si trovano tutte le informazioni ma gli anziani non navigano per abitudine come i giovani.  Altra proposta riguarda poi la mappatura del terzo settore, dei comitati di quartiere e degli oratori e altri centri: ci sono persone che si recano ai servizi sociali perché sono sole e possono essere aiutate in altri luoghi, come anche per l’aiuto nel pagamento di bollette o altro, in modo da diminuire il grande flusso di persone nelle sedi dei servizi. Altra proposta grillina è un questionario sull’adeguatezza dei servizi alle aspettative, anche per correggere le une o gli altri: spesso infatti non c’è corrispondenza tra ciò che si crede di poter ricevere dai servizi e ciò che effettivamente viene offerto.

Anche da parte del centrodestra (Obiettivo Cremona con Perri) sono state presentate osservazioni al regolamento d’accesso ai servizi. I contributi per migliorare le vie d’accesso al welfare comunale sono diversi. Il regolamento sarà votato in consiglio comunale probabilmente il 6 febbraio.

Casa popolare troppo cara, sfratto evitato

Dopo un incontro fra Lucia Lanfredi (M5S), Alessio Antonioli (Fare nuova la città) e l’assessore Mauro Platé si profila il riassetto del Pois, la Porta d’ingresso dei servizi sociali, in una sorta di competizione per rendere più efficace l’attività. La sensibilità a Cremona è molto diffusa: numerose le iniziative negli ultimi anni, alcune tutte locali, come l’Alleanza contro la povertà, di circa cinque anni fa.

 

CREMONA L’appello del gruppo Sos Cremonesi al sindaco Galimberti e ai servizi sociali è stato ascoltato: lo sfratto di una madre di famiglia in programma domani in via Aspromonte da parte dell’Aler è stato scongiurato, con una proroga di un mese dell’accesso dell’ufficiale giudiziario. La donna ha perso il diritto alla casa popolare a causa della morosità: il canone di 230 euro al mese, assegnato tre anni fa, non è sostenibile in stato di disoccupazione, ma era aumentato in seguito a una procedura automatica, perché è stato inserito un dato di reddito del figlio nello stato patrimoniale.

Corretto l’errore, il canone diventa realmente sociale e scende a circa 30 euro, per l’assegnazione di una casa del Comune. Invece dello sfratto per morosità è dunque il momento di un trasloco. Alcune regole intanto stanno cambiando anche nell’organizzazione dei servizi sociali, nel tentativo di ottenere una maggiore efficacia. Infatti alcune delle osservazioni di Lucia Lanfredi, dei 5 stelle, alla bozza del nuovo regolamento di accesso ai servizi sono state recepite dalla maggioranza e dall’assessore Mauro Platé. La presa in carico, innanzitutto, non sarà più individuale bensì partecipata da un’équipe. Varie volte in passato chi è stato assegnato a un’assistente sociale ha avuto di che ridire a torto o ragione e non sono mancate liti.  Lo scopo quindi è spersonalizzare i rapporti. Il nuovo regolamento d’accesso ai servizi comunali sarà discusso probabilmente nel consiglio comunale del 6 marzo. Altre novità vengono dall’assemblea dei sindaci dell’ambito sociale del Cremonese, che hanno approvato le linee guida per la suddivisione delle risorse. Il 60% dei fondi sarà destinato a persone con disabilità molto gravi, su indicazione della Regione. Altra indicazione strategica dell’assemblea è stata quella di aumentare il numero delle persone che beneficiano dell’assistenza domiciliare. Oggi infatti la riceve solo il 15% degli anziani. I sindaci hanno deciso di potenziare le misure di sostegno alle dimissioni protette da ospedali e cliniche e l’accompagnamento al domicilio.

Sfratto dalla casa popolare, appello al sindaco e ai servizi

A squarciare la rete delle ottimistiche notizie intessute dall’ottimismo istituzionale, che tende a far credere l’esistenza di uno Stato pronto a tutelare qualunque diritto e soddisfare ogni legittima richiesta d’aiuto, provvede un’angosciosa vicissitudine dello Zaist.

 

CREMONA Una drammatica vicenda di povertà ha indotto un gruppo di cittadini cremonesi, che si è dato il nome di “Sos Cremonesi”, a rivolgersi al sindaco e ai servizi sociali per dare risposte una madre di famiglia di mezza età che rischia lo sfratto da parte dell’Aler: giovedì 16 infatti l’ufficiale giudiziario si presenterà per liberare l’alloggio popolare, che si trova nel quartiere Cambonino, e renderlo di nuovo disponibile all’Aler che ne è proprietaria. Da tre anni il canone d’affitto è di 230 euro al mese, un importo difficile da sostenere poiché la donna non ha lavoro, ha reddito zero e deve provvedere a un figlio a suo carico. La difficile situazione è stata presentata allo sportello casa dei servizi sociali nel marzo dell’anno scorso.  I problemi di morosità, incolpevole e colpevoli, sono diventati frequenti per l’Aler come d’altra parte per il Comune. Gli sfratti esecutivi non sono una rarità. La lettera del gruppo Sos Cremonesi fa notare che la donna è stata colta da malore e ricoverata all’Ospedale Maggiore durante il primo accesso dell’ufficiale giudiziario, che intendeva eseguire lo sfratto. Sinora madre e figlio si sono mantenuti grazie al sostegno della parrocchia e alla generosità del gruppo di concittadini, che hanno deciso di sostenere con piccole donazioni e aiuti pratici, come fare la spesa. Il gruppo pone una questione che riguarda non pochi inquilini delle case Aler o del Comune, perché i canoni d’affitto in molti casi sono aumentati ma la crisi occupazionale non è finita: l’appello è di rifare i calcoli e eventualmente moderare le richieste della pubblica amministrazione. L’auspicio del gruppo, che tramite internet riesce a organizzare iniziative di solidarietà, e che quindi l’amministrazione comunale trovi un alloggio popolare ma con un canone d’affitto adeguato, in modo che non abbiano ulteriore seguito i precedenti di concittadini che per vicissitudini personali vivono in automobile o su una roulotte.

 

 

Povertà e disagio, Cremona ai vertici

6 febbraio 2017

CREMONA Nel bilancio comunale già 19 milioni su un totale di 83 sono stati destinati dalla giunta Galimberti alle politiche sociali; si aggiungono ora i 278.500 euro, provenienti dai contributi europei, che il Comune, come capofila del territorio cremonese, riceverà grazie a un decreto del ministero del lavoro e del welfare. L’elenco degli 80 Comuni che riceveranno i contributi per il Sostegno all’inclusione attiva è stato reso noto da poco. Su 80 progetti premiati dai finanziamenti, 23 sono pugliesi, 22 toscani e 11 emiliano-romagnoli: solo tre sono lombardi. La platea dei beneficiari sarà comunque estesa in vista del reddito d’inclusione che si prevede universale.

A Cremona da anni una parte della popolazione è in serie difficoltà: secondo una ricerca di Eupolis, istituto di ricerche sociali della Regione, 9 persone su 100 chiedono aiuto ai servizi sociali. Solo Varese e Milano, nel 2014, avevano un tasso di povertà più alto. Da allora l’impegno dei servizi sociali è aumentato, perché la disoccupazione è rimasta più elevata che nel decennio scorso e l’età media della popolazione resta fra le più alte. Ad esempio le richieste di bonus accolte dai servizi sociali per il pagamento delle bollette dell’energia sono aumentate fino a 1.300, i casi di rischio sfratto trattati dal settore patrimonio sono uno alla settimana, il dato dei giovani rimasti al di fuori della formazione, dell’università e del mondo del lavoro è ancora tra i più alti della Lombardia. Le persone che entrano nelle sedi dei servizi sociali sono mille al mese. Lo stesso progetto sostenuto dall’assessore Mauro Platé deve fare i conti con un territorio dove la ripresa economica è molto debole e tuttavia il bonus per l’inclusione sociale è dato in vista dell’inserimento nella comunità. L’amministrazione, insiste Platé in un comunicato, non vuole distribuire contributi, bensì valorizzare le capacità e le potenzialità delle persone, in una rete di inclusione formata dalle associazioni No profit e con soggetti privati, assieme a tutti gli enti impegnati nel contrasto della povertà. Cremona ha espresso un’alleanza contro la povertà assai partecipata già durante l’amministrazione Perri, con i sindacati confederali e un’ampia adesione dal mondo del sociale. Una trasversalità che Platé vuole mantenere, per contrastare un disagio sociale ed economico che rimane diffuso.

“Facciamo come l’Aler e come Trump: prima i residenti in tutti i servizi comunali”

La raccapricciante proposta aleggia rimbalzando perniciosa anche se minoritaria: introdurre criteri etnici per l’accesso ai servizi comunali, punendo così gli immigrati (“che in realtà hanno la Mercedes”) e il ceto medio basso. Diversa e singolare la situazione di Cremona dove il regolamento è misteriosamente in ritardo.

 

CREMONA Il modello per l’assegnazione della case popolari, applicato dall’Aler e dai Comuni secondo la legge regionale lombarda, trova apprezzamento da parte di alcuni amministratori della provincia di Cremona, che hanno iniziato a proporre di rivedere il regolamento d’accesso a tutti i servizi comunali di ogni settore, dal sociale alle mense scolastiche all’assistenza domiciliare, ma anche i contributi di solidarietà per gli affitti e per i disabili e molto altro ancora.

I criteri d’accesso oggi sono garantiti con equità a tutti i cittadini: secondo una proposta suggerita dall’amministrazione di Casalmaggiore bisognerebbe invece dare priorità ai residenti, ribaltando il modello universalistico in vigore da anni, seguendo proprio l’esempio dell’Aler, che sarà rafforzato dalla nuova legge regionale 16 per l’assegnazione degli alloggi pubblici. Solo il 27% delle case popolari – nelle province di Brescia, Mantova e Cremona – è abitato da nuclei familiari di origine straniera. Il caso non considera gli alloggi di proprietà comunale, che in città sono più di mille. Usando criteri analoghi l’accesso ai servizi sociali sarebbe agevolato per chi abita sul territorio comunale rispetto agli immigrati d’origine straniera. E’ l’effetto Trump che inizia a farsi sentire in provincia in modo trasversale, non solo da parte della Lega. I punti di vista sono diversi. Ieri in ufficio presidenza Luigi Amore, di Obiettivo Cremona con Perri, ha fatto notare che il regolamento per l’accesso ai servizi non è stato ancora aggiornato dall’amministrazione cittadina, in ritardo ormai di diversi mesi, dato che la bozza è pronta dal 2 dicembre. E’ stata data però la precedenza al regolamento della Consulta degli immigrati. Luigi Amore ha lodato la nuova Consulta, che pure non è obbligatoria, criticando però il centrosinistra che a Cremona non adegua il regolamento che dà garanzia a tutti i cittadini in modo uguale, come invece dovrebbe fare per legge, tant’è vero che altri Comuni hanno già provveduto. La giunta Galimberti ha approvato la bozza che però non ha ancora concluso il proprio iter, arenandosi nelle sabbie mobili della burocrazia, tra un ufficio e l’altro. La convocazione è arrivata ai consiglieri solo oggi pomeriggio: il 1° febbraio Cremona affronterà l’argomento in commissione. Il territorio provinciale non ha però un regolamento unico: c’è quindi disparità tra Comuni e tra cittadini, che ricevono quindi trattamenti diversi. In alcuni paesi ad esempio l’assistenza domiciliare non ha un regolamento. Potrebbe essere l’occasione per rivedere i criteri, eliminando le tariffe lineari uguali per tutti, privilegiando la residenza oppure le fasce di reddito, per proporzionare le tariffe. E’ un dibattito aperto che potrebbe aprire la strada a diverse innovazioni in nome dell’autonomia comunale.

Rette troppo care, bonus della Regione

23 gennaio 2017

 

CREMONA Le rette delle case di riposo sono cresciute in modo tale che, negli anni in cui la crisi ha ridotto i posti di lavoro e gli stipendi, molte famiglie non riescono a reggere i costi. Così la Regione Lombardia ha deciso di versare per il 2017 dieci milioni di euro in buoni (voucher) da mille euro annui l’uno per ridurre le rette di circa 11mila anziani ospiti, un quinto delle persone ricoverate nelle 650 strutture lombarde. In provincia di Cremona i beneficiari del bonus potrebbero essere circa 700. Misura senz’altro utile da parte del Pirellone ma palliativa, come un cerotto su una ferita quando servirebbe un’operazione chirurgica, per il sito Lombardia sociale, che è formato da sindacati confederali, Acli, istituti di ricerca e fondazione Cariplo. Servirebbero interventi strutturali, anche perché il dinamismo delle rette fa salire continuamente i costi per le famiglie. Secondo il monitoraggio dei sindacati l’incremento delle rette continua: fra il 2010 e il 2015 in venti istituti della provincia di Cremona la retta media giornaliera è aumentata quasi del 10%, da 51 a 56 euro al giorno, e lievi rincari, per aggiornamento al tasso d’inflazione, sono stati praticati anche da Cremona Solidale. Un fenomeno che dipende in parte dalla lievitazione dei costi delle forniture, quindi dal costo della vita e dalle spese per il personale, mentre la Regione da molti anni non interviene per accrescere i propri finanziamenti a coprire la parte sanitaria della retta. E dire che gli ospiti di oggi sono, rispetto agli ospiti di vent’anni fa, mediamente più anziani e in condizioni di salute peggiori, quindi necessitano di maggiori cure e di una spesa sanitaria più alta. I costi per le famiglie, che dovrebbero pagare la quota alberghiera, crescono a tal punto, che non sono poche le famiglie a rinunciare al ricovero. Le liste d’attesa si sono allungate negli ultimi due anni, arrivando anche a più di 850, anche perché alcuni, quando hanno diritto al posto letto, rifiutano il ricovero: costa troppo, secondo alcune testimonianze raccolte da Lombardia Sociale, che propone, di affrontare il problema con interventi strutturali. Più fondi dunque per pagare i costi sanitari dell’assistenza e anche un tetto alla spesa sociale delle famiglie, come hanno deciso alcune regioni ma non la Lombardia. Nel frattempo non mancherà il consenso per la scelta del Pirellone, da quanto si prevede. Fra un anno il problema però si ripresenterà.

 

 

 

Festa in centro, bollette pazze nelle case popolari

 

CREMONA Al posto del cenone di Natale una minestrina, e invece del brindisi di Capodanno le bollette da pagare, arrivate tardi, dieci giorni dopo la scadenza, ma il problema non è solo postale: mancano i soldi. Ci vogliono 200 euro per tre mesi di energia elettrica e 64 euro per il gas da cucina, in attesa del conto del teleriscaldamento: pagheranno in buona parte se non tutto i servizi sociali, perché il lavoro non s’è trovato, cinquant’anni sono sempre troppi o troppo pochi. A Borgo Loreto, in piazza dei Patrioti, come in altri quartieri popolari, nella Cremona delle grandi promesse elettorali, va così. L’assistente sociale può consigliare di andare alla mensa della Caritas o della San Vincenzo, in viale Trento Trieste. C’è però chi resiste solo tre giorni, in mezzo a lingue e abitudini diverse e anche liti fra immigrati di diversa provenienza, per preferire poi l’ospitalità di un amico, finché può. L’amministrazione comunale da parte propria insiste con la comunicazione di un’immagine unitaria e fa sapere che “sono stati allestiti 12 alberi di Natale per simboleggiare l’unità e la coesione tra il centro storico e le periferie”. Iniziativa che però, all’interno di alcuni comitati di quartiere, non è stata apprezzata da tutti: alcuni avrebbero preferito più spesa sociale e meno simboli di festa. Così, non tutti se la sentiranno di festeggiare stanotte in piazza Stradivari, per brindare col sindaco Galimberti e l’assessore Barbara Manfredini, alla musica di un dj. Per non pochi cremonesi il 2016 non è stato felice.

L’altro ieri il direttore delle politiche sociali Lamberto Ghilardi ha dovuto stanziare 77mila euro per il contrasto della morosità abitativa. I contributi saranno versati dopo la firma di un contratto che impegna gli utenti a compiere comportamenti virtuosi. Ogni settimana si presenta una famiglia a rischio sfratto, che i servizi assieme alla Prefettura riescono a evitare. Fra una miriade di interventi del welfare, il Comune il 28 dicembre ha messo a disposizione altri 15mila euro in buoni per anziani, portatori di handicap, voucher minori e grandi fragilità. In via Cattaneo, ancora a Borgo Loreto, il Comune sempre in questi giorni ha dovuto cambiare il sistema di riscaldamento centralizzato in 29 alloggi, ormai vetusto e causa di guasti non più riparabili, con consumi che non si potevano più nemmeno calcolare correttamente.

Natale operaio

CREMONA Regalo di Natale al contrario per un ex operaio di Cremona, che si è visto riconoscere le malattie professionali dalla ditta per la quale ha lavorato, ma non dall’Inail, che nella primavera del 2012 fa negava il risarcimento chiesto dal lavoratore. Una sorpresa del tutto inattesa per l’ex operaio, che credeva di trovare molta più sensibilità da parte dell’istituto nazionale, contro il quale ha fatto ricorso in tribunale.

Un’odissea che proseguirà con la prossima udienza, già fissata per la primavera prossima. L’ex operaio, sui cinquant’anni, ha chiesto aiuto a un avvocato di un’altra città, legato alla Cisl, e ad alcuni colleghi: due i testimoni che hanno spiegato all’Inail il lavoro compiuto in una fabbrica di Cremona per una decina d’anni, spostando pesi e facendo un’attività usurante. Il risultato è stata la diagnosi di discopatia poi un’operazione nel 2010 alla casa di cura San Camillo ai legamenti del braccio destro, che intanto ha perso il 10% della forza. La ditta ha versato un risarcimento a condizione di non essere nominata né riconoscibile: per questo proteggiamo l’anonimato. La vertenza con l’Inail è diventata uno scontro frontale, al punto che è stata necessaria un’altra visita medica disposta dal tribunale, che ha scelto un nominativo tratto dall’albo del Ctu, consulenti tecnici d’ufficio, professionisti e periti a supporto del giudice, ai quali spetta il dovere dell’indipendenza. La discopatia non fa parte della tabella delle malattie professionali dell’Inail, che però può riconoscere il danno biologico complessivo, quando la menomazione è tra il 6  il 15% e il giudice può considerare, ad esempio, com’è successo in alcuni casi, la complessiva difficoltà di movimento, che va oltre i singoli danni subiti da una gamba, un braccio e la schiena. E’ un caso limite perché non viene risolto applicando la tabella: il danno può essere rilevato in diversi punti del corpo. La somma tra danni diversi, anche se relativamente modesti, può giustificare un risarcimento: occorre però una valutazione complessiva, come quella richiesta dal cinquantenne cremonese, che conclude un altro anno in attesa di sentenza, rimasto ancora senza lavoro per le pesanti conseguenze della crisi. Trascorrerà il Natale con i suoi anziani genitori, che deve accudire personalmente. Anche l’assistenza domiciliare infatti ha i suoi limiti, mentre il costo del ticket dei farmaci incide anche sulle pensioni minime.

Aumentano i permessi per disabili intitolati a defunti e trasferiti

CREMONA Circolare e parcheggiare l’automobile a Cremona è diventato più complicato: la zona a traffico limitato è stata regolamentata e adeguata alle altre città, la sosta è stata riordinata, ma c’è chi ha trovato il modo di semplificarsi la vita senza seguire le regole: sono gli automobilisti che ancor oggi usano permessi per disabili intitolati a persone decedute. Anche l’anno scorso il Comune ha fatto una verifica e sono risultati 190 permessi non restituiti, di cui 145 intitolati a deceduti e 45 a persone trasferite, che a loro volta hanno perso il diritto. Stamattina l’amministrazione, dopo la nuova verifica effettuata prima di Natale dallo staff mobilità, ha accertato che un anno dopo i furbi sono aumentati, ormai quasi 200, di cui 149 intitolati a disabili ormai deceduti e mai restituiti al Comune e un’altra cinquantina di persone che sono state ricoverate in casa di riposo o comunque trasferite ad altro indirizzo. Dimenticanza, cattiva volontà o imbarazzo  che sia, il dato incide. Tornano ad aumentare anche i permessi, da 1.800 a 2.193, confrontando i dati 2015 con quelli di stamattina. Complessivamente i permessi auto negli anni scorsi si avvicinavano a diecimila, mentre la zona a traffico limitato era chiusa solo di sera e di notte.

Regnava il Far West, con molte auto in sosta abusiva. Il Comune però nel febbraio di quest’anno ha accertato l’esistenza di ben 8.200 permessi temporanei ancora attivi, con validità da pochi giorni a un mese, per lavoro. La giungla continua e i cittadini segnalano auto con permesso per disabili parcheggiate ovunque e a lungo, come in corso Vittorio Emanuele II, in una zona popolata da uffici pubblici e ad alto traffico. Così ora il Comune ha dato incarico alla polizia municipale di contattare tutti i familiari per verificare i requisiti dei permessi e chiedere di restituire i pass, mentre l’ufficio Permessi cancellerà le targhe di chi non è più autorizzato al passaggio dei varchi elettronici. Pioveranno multe, se non ci si adeguerà. Le proteste dei familiari dei disabili veri e propri sono pervenute in commissione viabilità e in consiglio comunale, per voce di Carlalberto Ghidotti. Anche il 2017 viene annunciato, forse per davvero, come l’anno della svolta da parte degli assessori Alessia Manfredini e Rosita Viola.

Piazza dei Patrioti, si teme il Natale al freddo

CREMONA In piazza dei Patrioti la paura è di passare il Natale al freddo, dato che la riparazione della rete del teleriscaldamento sembra solo parziale e il cantiere non è stato chiuso, dopo il guasto all’impianto che ha lasciato al freddo cinque condomini per più di un giorno. I caloriferi sono tornati a funzionare, ma non però fra le due e le quattro del pomeriggio. La temperatura, all’interno degli alloggi, scende a dieci gradi. Per chi abita qui non resta che comprarsi una stufetta, anche con l’aiuto dei parenti, nella speranza che il costo non sia eccessivo, dato che bisogna tirare avanti con i seicento euro della pensione minima.

 

Quanto alle bollette del teleriscaldamento che riceve l’acqua calda dall’inceneritore, le paga direttamente il Comune all’azienda, dello stesso gruppo che ha la proprietà dell’inceneritore.

Negli ultimi anni il freddo e i distacchi delle utenze hanno caratterizzato vicende drammatiche per chi non ha di che vivere senza i servizi sociali.Resta difficile la vita nel quartiere Borgo Loreto: i controlli della polizia e dei carabinieri sono frequenti, fra tentativi di furto e comportamenti ai limiti. Le porte rimangono chiuse, non ci si fida a volte neanche tra vicini di casa. Tra i residenti l’età media è elevata: diversi gli anziani single che hanno superato gli ottant’anni. Tra le contraddizioni ci sono poi i tre appartamenti vuoti in una sola palazzina al numero civico 8, quando le domande di case popolari sono centinaia. Si complica anche la raccolta dei rifiuti : sono stati visti alcuni passanti depositare sacchi di immondizia non differenziata nei bidoni dei condomini, segnalati al Comune. Il rischio è di subire bollini gialli, poi rossi e infine multe a tutto il condominio, se non sarà applicata per tempo la tariffa puntuale.