Alleanza Pd-M5S in forse, a Cremona la sinistra lavora a un nuovo gruppo

L’orologio della torre civica di Soncino, fermo da tempo immemorabile, è un efficiente simbolo della politica che non riesce ad aggiornarsi a tempi particolarmente difficili. Tra i candidati in lista con il centrodestra di Soncino alle prossime amministrative comunali c’è l’ex assessore regionale Cristina Cappellini, della quale si legge un post sulla presunta “strategia della tensione” che avrebbe scritto con il covid un inopinato nuovo capitolo. Alcuni, nel Pd, già ironizzano sul significato di quest’affermazione, ma a Cremona, guardando oltre il travaglio di Soncino, che da quindici anni e tre mandati attende un tempo nuovo, un gruppo di persone di sinistra sta lavorando per costruire una nuova formazione. Da quel che si nota, Sel sta perdendo la propria anima ambientalista, mentre il Pd addirittura non riesce a opporsi neanche all’autostrada per Mantova. Giancarlo Storti, ex consigliere della Fondazione Città di Cremona, in un suo intervento (qui), ammonisce il centrosinistra locale, che, dopo aver acconsentito al nuovo supermercato di via Postumia sta perdendo consensi sia a sinistra, per il via libera politico all’autostrada, che a destra, tra i commercianti accerchiati dalla grande e media distribuzione. Il presidente del consiglio comunale di Cremona, il socialista militante del Pd Paolo Carletti (qui), desidera oltre all’alleanza con il M5S, il cambiamento del suo partito, indicando quanto ha saputo fare la sinistra riformista di governo negli anni Settanta, a partire dallo Statuto dei lavoratori, cui negli ultimi anni ha fatto seguito, dopo varie riforme mal digerite da parte dell’elettorato di centrosinistra, il Job Act. Parte dell’anima ecologista del Pd, politicamente non più rappresentata nemmeno nella giunta cremonese, si ritrova negli Stati generali dell’ambiente e della salute della provincia di Cremona, e già dialoga con il M5S. Il sindaco Galimberti ha deluso chi si batte per uno sviluppo verde: le prese di posizione sull’hub cremonese dell’acciaio hanno deluso, come anche alcune risposte date durante la polemica contro il parco fotovoltaico con consumo di suolo, poi cancellato dai programmi. Il primo cittadino ha incassato le critiche degli Stati generali – tra le firme dei coordinatori c’è quella di Marco Pezzoni, già deputato Pds – che lo richiamano a un ruolo più indipendente dalla società Arvedi. E il M5S, spinto dai cittadini e dagli ambientalisti, per ottenere la convocazione permanente dell’Osservatorio dopo l’incendio del 13 agosto si è rivolto alla Prefettura, perché solleciti il Comune.

L’incendio del 13 agosto presso l’acciaieria Arvedi

Palazzo Pignano, lavoratori del macello pagati un euro “a vacca”

PALAZZO PIGNANO CR E’ stato un Ferragosto di lotta, per i dipendenti del mattatoio MM Carni di Palazzo Pignano, nel Cremasco, dove il sindacato Si.Cobas, rappresentato da Fulvio Di Giorgio, ha organizzato lo sciopero di venerdì 14. Dalle ore 14.30 i lavoratori hanno protestato davanti ai cancelli della ditta per le condizioni economiche cui sono costretti. Infatti, come riferisce il Si.cobas, i dipendenti sono pagati “a vacca”, il che significa che per ogni bovino che macellano MM Carni dà 24 euro a una cooperativa appaltista, che su 24 ne lascia 16 in tutto ai 14 lavoratori, i quali di conseguenza si dividono 1,14 euro per animale. Ne risultano stipendi da 11mila euro l’anno, attuando, come proclama al megafono Fulvio Di Giorno, un sistema di sfruttamento che riporta indietro nel tempo. Come già in altri casi, il Si.cobas contesta gli appalti alle cooperative, resi possibili dalla legislazione ma attuati in modo inaccettabile, dato che che comunque gli addetti sono in attività all’interno della ditta, della quale di fatto sono dipendenti in tutto e per tutto. Si tratterebbe di somministrazione illecita di manodopera, con pagamenti irregolari a uomini che dovrebbero essere inquadrati con il terzo livello come operai macellatori specializzati. Le buste paga però, continua Di Giorgio, non riportano tutte le ore contrattuali, sono assenti le ore straordinarie ed ordinarie e il resto viene forfettizzato attraverso la voce esentasse come rimborso spese. Lo sciopero allora è la degna risposta di emancipazione e di rispetto dei lavoratori.

Gli Stati generali: “Politica cremonese troppo subalterna ad Arvedi”

CREMONA Gli Stati generali dell’ambiente in un comunicato alzano il tiro e affermano che “non è più possibile assistere a una politica cremonese troppo subalterna alle esigenze di una grande impresa quale è il gruppo Arvedi” e anzi, continua la nota: “Non è più accettabile che le istituzioni locali fuggano dalle loro responsabilità e non abbiano e non tengano la schiena diritta su questioni di tale rilevanza quali i rischi sul lavoro, l’inquinamento e la salute”.  Il riferimento al post del sindaco Gianluca Galimberti è implicito ma evidente, dato che il primo cittadino aveva appena postato su Facebook una nota in cui sostiene, a proposito dell’incendio scoppiato giovedì mattina, che la “situazione è stata risolta in poco tempo e senza feriti”, aggiungendo che il monitoraggio sarebbe continuato. Nulla più che un monitoraggio di routine, dunque, benché la stessa Arpa e il settore Ambiente dell’amministrazione provinciale abbiano emesso negli ultimi anni diverse relazioni e diffide. La pubblica amministrazione, però, non ha mai modificato il proprio atteggiamento verso l’acciaieria, tant’è vero che la prima Valutazione d’impatto ambientale è stata fatta nel solo nel 2016. E intanto il gruppo industriale continua a estendersi rapidamente. A Baracchino, su territorio di Spinadesco, sta sorgendo un nuovo centro siderurgico, senza che nessuna amministrazione del Cremonese abbia dato informazioni agli abitanti. E’ il sito della proprietà, csindustriale.it, a far sapere che “l’obiettivo principale è espandere il proprio raggio d’azione su tutto il territorio nazionale”, unendo le forze di diverse attività produttive in joint-venture, con una gamma di prodotti che comprende nastri, lamiere, tubi e profili aperti. Sul relativo incremento di traffico ed eventualmente di inquinamento atmosferico, nulla è stato detto dalla pubblica amministrazione, nemmeno dopo che il dottor Ricci dell’Ats si è opposto, a tutela della salute di abitanti e lavoratori, all’aumento di produzione dell’acciaieria legato all’installazione del nuovo forno e rimandato dall’acciaieria. Lo stesso studio epidemiologico dell’Ats è fermo da tempo, e non può comprendere per mancanza di fondi nemmeno i dati del covid-19. Intanto in via Acquaviva il nuovo deposito ha ripreso i lavori, con scrosci di rottami da un’altezza di 10 metri e ulteriori proteste da parte dei residenti di Cavatigozzi più esposti al rumore.

Incendio Arvedi, pezzi di vetroresina ovunque

CREMONA Ieri, secondo le centraline dell’Arpa, situate a Cremona in via Fatebenefratelli e piazza Cadorna, a Spinadesco e a Castelvetro piacentino, la qualità dell’aria è complessivamente buona o accettabile, e addirittura migliorata rispetto al giorno precedente, per quel che riguarda le polveri sottili pm10. Dell’incendio presso l’acciaieria Arvedi non resta alcuna traccia, se non fosse per un lieve aumento del biossido di azoto, arrivato a circa 44 microgrammi al metro cubo in via Fatebenefratelli, rispetto a una soglia di 200. La centralina dal basso più vicina all’industria siderurgica non ha rilevato alcuna anomalia, perché in assenza del proprietario il wi-fi non funzionava. La relazione dell’Arpa, firmata da Renato Rossetti e inviata alle istituzioni, assicura che “sono state effettuate delle misure mediante strumenti speditivi di rilevazione multi-gas, che non hanno rilevato concentrazioni anomale dei principali inquinanti caratteristici degli incendi”. 

Stamattina però, dopo aver letto i post di alcuni cittadini di Cavatigozzi e Spinadesco, che affermavano di aver visto dei pezzi di plastica svolazzare, questa emittente è andata a vedere, e ha trovato pezzi di vetroresina bruciata, materiale fatto di plastica e vetro, che potrebbe essere finito sui campi, entrando quindi nella catena alimentare. Se l’Ats non farà analisi, se ne potranno fare privatamente.

Nel frattempo la domanda di trasparenza è cresciuta: Ezio Corradi, coordinatore nazionale No Trivelle, ha iniziato a diffondere un volantino, con la richiesta di convocazione dell’Osservatorio Arvedi, che non si riunisce da quasi due anni, per spiegare che cos’è accaduto e per quali cause. Marco Pezzoni, degli Stati generali dell’ambiente e della salute, ha commentato che il Comune dovrebbe recuperare autonomia nei confronti dell’industria di via Acquaviva, aggiungendo che l’alternativa fatica ad emergere per eccesso di frammentazione, individualismo e rinuncia al conflitto.

Dati Arpa: nel giorno dell’incendio all’acciaieria Arvedi l’aria è più pulita

Le centraline Arpa di Cremona, in piazza Cadorna, e di Spinadesco oggi offrono dati di particolare interesse, perché ieri, 13 agosto, giorno dell’incendio presso l’acciaieria Arvedi, la qualità dell’aria risulta rispettivamente buona e accettabile, con un abbassamento del livello delle polveri sottili pm10 sulla media giornaliera di ieri rispetto a quella del giorno precedente. A Castelvetro Piacentino, ugualmente, la centralina di Arpa Emilia non rileva alcun problema, tranne il livello d’ozono, alto ma non oltre la soglia, come a Cremona: le polveri sottili pm10 sono nella norma. Sono centraline in grado di rilevare soltanto un certo tipo di particelle, con determinate dimensioni, quando si parla di pm10. Avevano ragione i Radicali, come ha ricordato Gino Ruggeri in un servizio di Telecolor: occorreva investire per un monitoraggio ambientale molto più raffinato, dopo la sentenza di primo grado a sfavore di alcuni manager della raffineria Tamoil di Cremona.

Nuova rete nazionale di comitati ambientalisti

CREMONA Uscire dalle multiutility e restituire ai Comuni la gestione del servizio rifiuti. Nel programma del coordinamento nazionale dei comitati ambientalisti c’è anche questo passo di portata storica, se verrà attuato. Verrebbe infatti invertita la tendenza che ha condotto alla trasformazione delle municipalizzate in multiutility di grandi dimensioni, come A2A e Iren, che oltretutto mirano a continuare il processo di aggregazione, unendosi fra loro oltre che con Hera e Acea. Con Maria Grazia Bonfante, di Salviamo il Paesaggio, nel coordinamento nazionale ci sono i comitati di Reggio Emilia, Jesi in provincia di Ancona e Santo Stefano di Magra in provincia di La Spezia, che si uniscono in un fronte comune contro il “partito unico degli affari”, che sostiene in modo trasversale in tutta Italia impianti come i biodigestori, premiati dai contributi pubblici anche se producono biometano e quindi aumentano l’effetto serra e peggiorano la crisi climatica. La prima azione del coordinamento, formatosi in occasione dell’incontro di Saliceti (La Spezia), sarà quella di chiedere a Bruxelles di intervenire, perché lo Stato italiano continua a versare incentivi ai combustibili fossili e a impianti che dovrebbero esserne privi. Se la gestione dei rifiuti tornasse ad esempio nelle mani del Comune di Cremona, l’effetto potrebbe essere dividere lo smaltimento dalla raccolta, inserendo nel bando di gara il riciclo e togliendo l’incenerimento. Occorre però una stagione di partecipazione, che superi la crisi dei Comuni, spogliati di potere decisionale e di patrimonio, messo in mano a gestori di tipo privato, al punto che si stenta a trovare candidati da mettere in lista alle elezioni amministrative. Il coordinamento nazionale, che sta raccogliendo nuove adesioni, lancerà presto una piattaforma propedeutica, per condividere esperienze e conoscenze. 

Seconda ondata di esami e visite a pagamento

CREMONA Dopo i mesi drammatici dell’emergenza pandemica e tanti appelli per rafforzare la medicina territoriale, la sanità cremonese è esattamente al punto di prima, mentre l’ospedale è stato inserito dalla Regione Lombardia nella rete dei 17 centri di cura dei malati più gravi di covid-19. In caso di seconda ondata autunnale, i contagiati cremaschi e lodigiani potranno essere ricoverati a Cremona, dove la direzione di largo Priori prepara i diversi scenari di riferimento e i protocolli adeguati per organizzare le cure e di nuovo rimodulare l’organizzazione dei reparti e degli spazi, se necessario. Sale la preoccupazione tra i cittadini e gli amministratori locali, però, per la difficoltà che potrebbero trovare i pazienti colpiti da altre malattie e bisognosi, ad esempio, di chemioterapia: il rischio è che non sia più possibile per i cremonesi rivolgersi alla sanità pubblica nella loro città. Anzi, ci sono casi di tempi d’attesa che superano gli otto mesi mentre si moltiplicano i casi di persone indirizzate dall’ospedale di Cremona alle strutture private, per esami e visite a pagamento, che si tratti di mammografia, visita oculistica o cardiologica o intervento di chirurgia vascolare, che il paziente sia un bambino o un pensionato oltre gli ottant’anni. Matteo Piloni, dai banchi della minoranza, ha segnalato al consiglio regionale che ci sono migliaia di persone che non riescono a prenotare nelle strutture pubbliche di Cremona, Crema e Casalmaggiore. Intanto dal centrodestra e parte del centrosinistra si propone un nuovo ospedale a Cremona, mentre lo stesso direttore dell’Asst Giuseppe Rossi non ha accettato sinora il confronto chiesto dai sindaci sulla medicina territoriale e la prevenzione. Argomenti che si ripresenteranno nelle prossime riunioni tra sindaci, a partire da fine agosto.

Parco Levi Montalcini in balia del caos

CREMONA I tempi per la sistemazione del parco Levi Montalcini, che dà su via Magazzini generali e si estende sulle vie vicine, si allungano ancora, mentre i residenti e le associazioni continuano a stimolare l’amministrazione a migliorarne la gestione. Mancano alberi, se non striminziti e con poche foglie: paradossalmente, l’area verde è quasi del tutto priva d’ombra, proprio mentre i servizi sociali attivano i piani per affrontare l’emergenza caldo. Nello stesso tempo, l’erba in alcuni punti sta arrivando a mezzo metro d’altezza. Le lamentele continuano verso più bersagli: c’è chi protesta contro i bivacchi, vedendo gruppi di persone stazionare a lungo per mangiare e bere seduti sulle panchine, lasciando i rifiuti sull’erba, mentre altri si lamentano dei cani che abbaiano, perché i proprietari li portano nell’area di sgambamento anche di notte. Sono state diverse le telefonate ai vigili, ma non basta un latrato a determinare una multa per rumori molesti. L’area giochi per i bambini non è delimitata e si popola spesso di cartacce e bottigliette di plastica. E’ l’ex parco Fazioli, che non si risolleva dall’abbandono in cui l’ha trovato la prima giunta Galimberti, in seguito al fallimento di alcune ditte coinvolte nel piano residenziale dell’ex Consorzio agrario. La collaborazione con una fondazione privata sinora non è bastata. 

 E i disagi continuano, fra buche scavate dai cani, persone che si ubriacano e dormono sulle panchine, barriere antirumore mai collocate, percorso salute non realizzato e problemi legati allo spaccio. La settimana scorsa si è tenuto in Comune un nuovo incontro fra residenti e amministrazione, che, raccolte le osservazioni, intende entrare in azione fra poche settimane, dopo aver rimandato per un anno la sistemazione tanto attesa e raccolto le osservazioni. Nel frattempo, a lato del parco è stato realizzato un parcheggio.

Deposito rottami in rapida crescita

CREMONA Grande delusione tra i rappresentanti del quartiere di Cavatigozzi, dopo l’incontro di ieri pomeriggio con il Comune negli uffici di via delle Colonnette: l’amministrazione infatti avrebbe dimostrato, da quanto riferiscono gli esponenti del comitato di quartiere, di non essere nemmeno al corrente dei problemi legati al nuovo deposito di rottami dell’acciaieria Arvedi, situato in via Acquaviva, vicino alla Sol, a 50 metri dalle case. I cittadini hanno segnalato sversamenti continui di materiali metallici, cicalini del treno che fischiano continuamente, anche in ore notturne, traffico di tir e lavorazioni dalle 8 alle 17. Al confronto erano presenti due assessori, Rodolfo Bona e Simona Pasquali, oltre ai dirigenti Marco Pagliarini e Mara Pesaro. Per il comitato erano presenti Luciano Ferragni, Luigi Frigoli, Roberto Mariani e Stefania Lampugnani. Il deposito di rottami ha sinora un’autorizzazione temporanea fino al 31 dicembre, concessa dall’ente Provincia, per un’attività che sarebbe stata interrotta l’8 agosto; ma, da quanto è trapelato durante l’incontro, l’acciaieria ha presentato la richiesta di un’autorizzazione unica ambientale, della durata di 15 anni, per estendere il deposito attuale sino ad utilizzare completamente l’area dismessa da anni dall’ex falegnameria, e ora di proprietà. La nuova attività riguarda i rottami di alta qualità, che consentono quindi prestazioni migliori, abbattendo i costi di produzione. Approfittando del momento favorevole del mercato e dell’installazione del nuovo forno, già in febbraio l’acciaieria aveva fatto incetta di questi materiali, con l’effetto di veder arrivare numerosi camion. Era stato occupato completamente il peduncolo, e tanti altri ne giungevano dalla Paullese e dalla tangenziale di Cremona. I due assessori però nulla sapevano del gran traffico di mezzi pesanti su una strada pubblica con profonde buche, e del rumore causato dallo spostamento di rottami, tanto che il comitato di quartiere ha inviato oggi un’email per invitarli a visitare la zona. I due assessori ritenevano che il deposito si trovasse ancora in una zona di via Riglio, più lontana dalle abitazioni di Cavatigozzi.

Palazzetto dello sport su terreno acquitrinoso

CASALMAGGIORE CR Sta per partire una raccolta firme per fermare l’idea di costruire un palazzetto dello sport da 1.500 posti a sedere, con a fianco un parcheggio per 300 automobili. Affluirà intenso traffico dunque nell’area a fianco della millenaria chiesetta romanica di Santa Maria dell’argine, simbolo di Casalmaggiore, e a lato della scuola Marconi. Diversi cittadini, fra cui Gian Carlo Simoni, che ha lanciato la protesta, si oppongono perché nemmeno ci sono strade in grado di reggere i flussi di traffico per arrivare in quell’area verde: da una parte si arriva in via Romani, con uno stop già ora pericoloso, e dall’altra a Vicobellignano, per ritrovarsi a tu per tu con un semaforo intelligente che, come si prevede, perderà la testa al passaggio di 300 auto tutte in fila. Si rischia dunque una colata d’asfalto e di cemento, che crescerà ulteriormente se sarà potenziata la viabilità. L’alternativa sarebbe passare lungo l’argine del Po, nel tratto fra Gussola e Martignana da una parte e il centro di Casalmaggiore dall’altra e i due Comuni minori non hanno la minima intenzione di rendersi disponibili. Non sono pochi a ritenere che il Comune guidato dal sindaco Filippo Bongiovanni faccia sul serio, visto che i soldi sono già stanziati a bilancio, con l’aggiunta di un cospicuo contributo regionale. Non finisce qui: sul terreno ci sono fanghi mobili, che si formano non appena il Po sfiora l’argine. 

Nel progetto originario era prevista una palestra a servizio del plesso scolastico: la nuova visione creerebbe lo scenario ideale per le società sportive, come la Volley ball Casalmaggiore Pomì, oggi costretta ad allenarsi a Martignana o Rivarolo. Notevole progetto, ma da non realizzare proprio lì, secondo Simoni. Ora, la preoccupazione di tanti è che, se non ci si attiva con una petizione, il Comune all’improvviso faccia partire i lavori, dando le opportune informazioni solo quando è troppo tardi.

Si prepara una colata di cemento e asfalto su prato verse davanti alla chiesa romanica simbolo di Casalmaggiore