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Nuova rete nazionale di comitati ambientalisti

CREMONA Uscire dalle multiutility e restituire ai Comuni la gestione del servizio rifiuti. Nel programma del coordinamento nazionale dei comitati ambientalisti c’è anche questo passo di portata storica, se verrà attuato. Verrebbe infatti invertita la tendenza che ha condotto alla trasformazione delle municipalizzate in multiutility di grandi dimensioni, come A2A e Iren, che oltretutto mirano a continuare il processo di aggregazione, unendosi fra loro oltre che con Hera e Acea. Con Maria Grazia Bonfante, di Salviamo il Paesaggio, nel coordinamento nazionale ci sono i comitati di Reggio Emilia, Jesi in provincia di Ancona e Santo Stefano di Magra in provincia di La Spezia, che si uniscono in un fronte comune contro il “partito unico degli affari”, che sostiene in modo trasversale in tutta Italia impianti come i biodigestori, premiati dai contributi pubblici anche se producono biometano e quindi aumentano l’effetto serra e peggiorano la crisi climatica. La prima azione del coordinamento, formatosi in occasione dell’incontro di Saliceti (La Spezia), sarà quella di chiedere a Bruxelles di intervenire, perché lo Stato italiano continua a versare incentivi ai combustibili fossili e a impianti che dovrebbero esserne privi. Se la gestione dei rifiuti tornasse ad esempio nelle mani del Comune di Cremona, l’effetto potrebbe essere dividere lo smaltimento dalla raccolta, inserendo nel bando di gara il riciclo e togliendo l’incenerimento. Occorre però una stagione di partecipazione, che superi la crisi dei Comuni, spogliati di potere decisionale e di patrimonio, messo in mano a gestori di tipo privato, al punto che si stenta a trovare candidati da mettere in lista alle elezioni amministrative. Il coordinamento nazionale, che sta raccogliendo nuove adesioni, lancerà presto una piattaforma propedeutica, per condividere esperienze e conoscenze. 

Inceneritore, tassa occulta da 961mila euro

CREMONA La determinazione del settore Ambiente del Comune, firmata il 17 aprile dalla dirigente Mara Pesaro, confessa nell’ultima delle quattro pagine il dato più amaro: 961.400 euro che il Comune pagherà quest’anno per poter usare l’inceneritore, una tassa occulta, una spesa che aumenta di 50mila euro rispetto a due anni fa. Sono soldi che l’amministrazione incassa dai cittadini che pagano la Tari, utilizzati, come vuole la legge, per coprire i costi complessivi della gestione del servizio rifiuti, sui 10 milioni annui, praticamente invariati negli ultimi anni. Nel 2014 il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la chiusura dell’impianto di San Rocco entro tre anni con un piano industriale adeguato, ora il programma del ricandidato Galimberti ripropone l’obiettivo, entro la data del 2024, indicata da A2A. Chi si aspettava un taglio della Tari dopo l’incremento della differenziata, arrivata al 75%, non è stato soddisfatto. La promessa si rinnova e si precisa nel programma elettorale. Rispetto ai programmi che Lgh valutava anni fa, il “raddoppio” dell’impianto di San Rocco, con il cosiddetto revamping, non si farà. Il piano industriale di Lgh, nel frattempo acquisita da A2A, prevede investimenti in Lomellina, non a Cremona: l’auspicio del centrosinistra, come sottolinea l’assessore Alessia Manfredini, è che il flusso dei rifiuti da incenerire sia spostato verso Corteolona, dove la Provincia di Pavia ha già autorizzato il raddoppio dell’impianto esistente. La città di Cremona bruciava 14mila tonnellate, a San Rocco: il dato ora è sceso a 10mila, soprattutto grazie alla crescita della differenziata in città. San Rocco però riceve rifiuti da tutta la provincia e ne smaltisce 75mila tonnellate all’anno: Cremona non è quindi decisiva e necessita della collaborazione degli altri Comuni. Il compito della nuova società Linea Green, che ha sede in viale Trento Trieste, è però offrire un’alternativa al teleriscaldamento, una volta scollegato dall’inceneritore. Il centrosinistra promette quest’anno di lavorarci seriamente con Lgh. La decisione spetterà ad A2A e a favore degli ambientalisti cremonesi dovrebbe giocare la riduzione degli incentivi governativi, che punta a far accorpare gli impianti. Da parte loro, gli abitanti della Lomellina sono già mobilitati, perché in questi giorni è stato autorizzato dal Tar il tredicesimo impianto di trattamento fanghi nella sola provincia di Pavia.

Illuminazione pubblica, con la consulenza Magnoli Bocchi si fa a meno di A2A

lampioni
Ma come si fa ad amministrare un Comune che non entra nelle grandi alleanze territoriali, a partire dall’unione delle ex municipalizzate che si chiama A2A? Sembrava un dogma, che immolava sull’altare delle economie di scala le piccole aziende locali. Quando però si tratta di bando di gara per l’efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica, con consulenza già assegnata allo studio di architettura cremonese M&P di Giancarlo Magnoli Bocchi, anche A2A deve fare marcia indietro. Lo studio M&P, che per combinazione ha espresso una candidata non eletta nelle liste del Pd, Silvia Fara, moglie e collega di Magnoli Bocchi, riesce dove Lgh ha fallito, da quanto sembra. A2A infatti ha proposto al Comune in luglio un progetto gestire il servizio di efficientamento e adeguamento della pubblica illuminazione, e dal municipio stamattina è stato reso noto il “no grazie” definitivo, con una giustificazione: “Il progetto è ben fatto e ambizioso, ma senza la necessaria convenienza economica e progettuale”. Grandi affari in vista: per interventi dal valore complessivo stimato fra gli 8 e i 10 milioni di euro, verranno aggiornati ben 14mila punti luce, che saranno dotati di led e di moderni sistemi di risparmio dell’energia, guardando alla futura smart city, la cosiddetta città intelligente in cui i consumi calano, c’è più luce ma solo quando serve, e nemmeno una lampadina resta accesa senza motivo. Il progetto di A2A non si è allineato agli investimenti per la smart city e la giunta, sentiti dirigenti e consulenti, ha rifiutato la proposta, anche perché non conforme alla durata della concessione e ai parametri della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Insomma il Comune aveva già indossato l’abito delle grandi occasioni, organizzandosi per partecipare al bando Cariplo “100 Comuni efficienti” e una volta ottenuto il contributo Cariplo di ben 343mila euro, da dividersi con l’Anci, e firmati due accordi con l’associazione dei Comuni, non torna indietro. Sulla consulenza allo studio Magnoli Bocchi era partita un’interrogazione della grillina Lucia Lanfredi, che ha messo in dubbio l’utilità di una consulenza onerosa per definire le fasi preparatorie al bando Cariplo, a vantaggio di un’ex candidata del centrosinistra. Gli uffici potevano fare da sé. L’assessore Alessia Manfredini ha risposto che l’offerta dello studio Magnoli Bocchi è stata la migliore su tre e che il Comune nulla ha speso, perché ha pagato Cariplo. Grande l’amarezza dei grillini per la continuità elettorale tra il consulente e l’amministrazione. Dei lampioni avveniristici del Comune, in ogni caso, si riparlerà nella prossima riunione della commissione Ambiente.