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Acciaieria Arvedi, segnalati odori, rumori e nuovi mucchi di rifiuti

 

 

CREMONA Crescono ancora le montagnole di scorie dell’acciaieria Arvedi, notate dai passanti in via Riglio, lungo la ciclopedonale. Sono rifiuti d’acciaieria che possono essere trattati e riutilizzati come sottoprodotti entro un anno, e che trascorsi 12 mesi vanno portati in discarica. Appare poi una nuova collinetta di polvere chiara più fine, diversa dalle scorie scure, della quale però poco si sa. Altre scorie sono accumulate vicino alla sponda del canale navigabile, vicino a un corso d’acqua. Le attività del complesso siderurgico di Cavatigozzi sono spesso al centro dell’attenzione dei residenti per l’impatto ambientale e il bisogno di informazioni. Per questo il Comune ha organizzato l’Osservatorio Arvedi, che sarà convocato in dicembre, in una data ancora da decidere. Si potrà quindi riparlare delle segnalazioni, che sono continuate, come nell’ultimo fine settimana, per una notte difficile a Spinadesco. Le segnalazioni parlano anche di impatto olfattivo, come una decina di giorni fa: “Odore acre e pungente che irrita la gola, non si capisce bene se sia odore proveniente da un processo di fonderia o da esalazioni di prodotti chimici” sostiene un’email inviata una decina di giorni fa da un cittadino di Spinadesco all’assessore Alessia Manfredini e all’Osservatorio Arvedi. “Non è la prima volta che accade ma oggi è particolarmente persistente” ha aggiunto il cittadino, che ha chiesto attenzione con urgenza. Il giorno dopo un’altra segnalazione è partita dalla frazione di Cremona Cavatigozzi, indirizzata al comitato di quartiere, per avvisare del rumore del tubificio e del treno, sia di primo mattino, attorno alle 7, che nel pomeriggio. E ci sono vibrazioni provocate dal treno anche all’ora di cena. L’area del tubificio è stata esclusa dal piano di risanamento acustico, che comprende la sola area Nord del complesso siderurgico, dunque fra Spinadesco e Cavatigozzi, mentre il tubificio e il quartiere Dossetto di Cavatigozzi si trovano lontano un chilometro. L’indirizzo email al quale vengono inviate le segnalazioni è accessibile a tutti gli organi di controllo, l’Arpa, per i fenomeni acustici e gli odori, che varie volte hanno compiuto sopralluoghi assieme alla polizia locale di Cremona per controllare lo stato dei fatti. Il piano di risanamento acustico, prescritto dall’ente Provincia, si concluso quest’anno: è prevista una verifica, rinviata di sei mesi, e quindi ormai prossima. Da parte sua il comitato di quartiere di Cavatigozzi sta raccogliendo altre segnalazioni, ciascuna delle quali viene sottoposta a verifica dalle istituzioni.

Qualità dell’aria pessima, si contano malati e morti

 

CREMONA Le polveri sottili pm10 da quattro giorni hanno superato la soglia d’allerta, per continuare a crescere fino a raddoppiare, tanto che a Cremona la centralina dell’Arpa di via Fatebenefratelli segna 110 parti per milione, mentre a Spinadesco il dato arriva a 122, due volte e mezza la soglia d’allerta di 50, e a Crema in via XI febbraio il dato è 104. Qualità dell’aria “pessima” secondo l’indice inaugurato dall’Arpa poche settimane fa: è la dura verità sull’aria di Cremona e provincia, come di gran parte della Lombardia, ogni volta che il clima si stabilizza e non piove. Una verità che ridimensiona i commenti ottimistici trapelati dal Comune, solo pochi giorni dopo la diffusione della nuova classifica nazionale Ecosistema urbano, che vede Cremona salire dal 30° al 20° posto dal 2014 a quest’anno, considerando i dati della differenziata, della dispersione delle risorse idriche, della depurazione, dell’incremento delle piste ciclabili e delle zone pedonali, per i quali l’assessore Alessia Manfredini ha dichiarato la propria soddisfazione. L’inquinamento atmosferico vede però Cremona superare da dodici anni il limite europeo dei 35 giorni oltre la soglia d’allerta delle polveri sottili: quest’anno, grazie alle piogge e a una serie di accorgimenti, il totale è solo 32. Si avvicina quindi l’ennesimo blocco del traffico. Ci sono due sindaci però, Oscar Bini di Bonemerse, paese nelle immediate vicinanze dell’inceneritore, e Maria Grazia Bonfante di Vescovato, che hanno chiesto all’Ats i dati sulle malattie causa di ricovero in ospedale e di morte. Statistiche limitate, considerato il numero degli abitanti, e che tuttavia a Vescovato vedono le malattie alle vie respiratorie come prima causa dei decessi. Si tratta di un dato che nell’atlante della mortalità dell’Ats veniva segnalato sopra la media nazionale, nel decennio ‘98-2009, per quanto riguarda la popolazione femminile. Ed è il Cremasco il territorio che ha fatto salire il triste dato statistico. In questi anni preoccupano i dati sulla riduzione dell’aspettativa di vita in salute e sui decessi prematuri determinati dall’inquinamento. Da parte sua il Comune di Cremona discuterà in dicembre, in commissione Ambiente, dell’opportunità di realizzare uno studio epidemiologico, come richiesto dalla mozione di Lucia Lanfredi dei 5 stelle, non solo nell’area dell’inceneritore, ma in una zona più ampia, che comprenda anche le principali industrie cremonesi. Tra i rimedi all’eccesso di polveri sottili diversi sindaci contano sul bando del ministero dell’ambiente, per favore la mobilità sostenibile nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro. I finanziamenti però sembrano scarsi e Cremona e circondario potrebbero essere penalizzati.

Altro che ecosistema urbano, l’aria è scadente

Ogni volta che il meteo si stabilizza, non piove e non c’è vento, le centraline dell’Arpa confessano che l’aria di Cremona e provincia è scadente, come in quasi tutto il territorio lombardo. E’ questa la qualità dell’aria di ogni giorno se non viene ripulita dal vento o dalla pioggia. L’Arpa indica una media di 90 su Cremona, con delle punte più alte nelle singole centraline, mentre Spinadesco è arrivata a 114. In tutto i giorni di sforamento della soglia d’allerta di 50, compresi gli ultimi tre (il dato di oggi sarà disponibile domani), sono 31 nel 2016. Il limite europeo di 35 si avvicina. pm10-17-novembre

Lo scorso 4 novembre il Comune di Cremona era entrato in pre-allerta per il blocco del traffico e le altre limitazioni decise d’accordo con i Comuni del circondario e la Regione. Solo pochi giorni fa l’amministrazione gongolava per la risalita di alcune posizioni nella classifica nazionale di Ecosistema urbano, che considera alcuni fattori rilevanti e li inserisce in un calcolo statistico, senza una valutazione complessiva. Cremona è salita dal 30° posto del 2014 al 20° di quest’anno grazie alla differenziata porta a porta, alla depurazione delle acque, agli interventi per la riduzione della dispersione della rete, all’incremento delle zone pedonali e al potenziamento delle piste ciclabili. L’assessore Alessia Manfredini può essere orgogliosa di questi singoli risultati, ma qualità dell’aria resta cattiva perché il sistema economico non produce altro risultato complessivo che questo. Il sindaco Galimberti e il presidente della Provincia Viola potrebbero impegnarsi seriamente per migliorare un quadro decisamente negativo da almeno 12 anni, anche se il 2016, grazie alle condizioni atmosferiche e ad alcuni accorgimenti, ha fatto diminuire l’inquinamento dell’aria. Non si respira liuteria e aria promozionale di un territorio. L’assessore Alessia Manfredini ha sempre mostrato la dovuta sensibilità a un argomento serio come questo, e i vertici delle istituzioni locali invece si espongono soprattutto per questioni di bilancio o di promozione della città o per giustificare le alleanze con il privato. E a Marrakech la conferenza sul clima cop22, dopo l’accordo cop21 di Parigi 2015, non ha fatto avanti: non ci si può arrendere all’involuzione statutinense trumpista o obamista.

 

Pm10 a quota 65; siamo in una macchia rossa che si cerca di nascondere

La politica ha perso la capacità di porre i problemi più seri. Le polveri sottili pm10 ieri erano segnalate dall’Arpa a quota 53 e oggi a 65, sempre riferite al giorno precedente. Il meteo stabile e la mancanza di vento favoriscono le concentrazioni inquinanti, che sono prodotte dal sistema economico che vige indisturbato da parecchi anni, mentre la classe dirigente, in gran parte, era discretamente ottimista e non considerava il problema. Oggi l’indice di qualità dell’aria dell’Arpa segna “mediocre”, ma l’Oms raccomanda una soglia molto inferiore a quella di 50 microgrammi al metro cubo, scelta dalla politica europea.

 

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Ci sono troppi decessi prematuri a causa delle polveri, forse 200 a Cremona. Il potere inquinante di automobili, caldaie, stufe, industrie, sostanze usate in agricoltura come l’ammoniaca, eccetera, non è stato considerato per tempo, quando scelte lungimiranti avrebbero oggi allietato i nostri polmoni, e oggi le informazioni sull’ambiente arrivano col contagocce, sommerse da messaggi positivi del Comune di Cremona e della Regione e del Governo, che ci fanno sapere che arriva l’auto elettrica, che saranno tolti i permessi di circolazione ai veicoli inquinanti e così via. Alessia Manfredini, dopo tante battaglie condotte quando era all’opposizione, da assessore insiste nel pensare positivo sotto una pioggia di polveri sottili, non solo pm10 ma anche pm 2.5 (troppo alte) e polveri ultrafini neanche misurate perché Nostra Signora Tecnologia non vuole o non può. L’assessore all’ambiente lo sa che c’è un dramma, in quella macchia rossa che sulle mappe dell’Arpa ricopre Cremona da anni (AmbienteScienze e Benito Fiori insistono da tempo su questo dato), però “guarda avanti”. E invece la critica verso il sistema economico non va spuntata perché la stessa lotta contro l’effetto serra, sancita dall’accordo Cop21 di Parigi, è in mano a poteri economici molto forti, che preparano per noi stoccaggi sotterranei di C02 vicino a sorgenti sismogeniche, come a Soncino. Mentre i monitoraggi sono diventati più raffinati, il numero delle auto in circolazione è aumentato in modo rilevante, e sono spesso veicoli di dimensioni chiaramente maggiori. L’andamento dell’economia non aiuta l’ambiente. Il Comune di Cremona ha saputo richiamare drammaticamente l’attenzione forse solo sul debito dell’Aem (la sua partecipata principale), poi risanata con un abile spostamento di capitali che si traduce, fra l’altro, in un impegnativo investimento di Padania Acque. L’aria è malsana, eppure dal 2012, come si nota nella foto pubblicata sul sito dell’Arpa, i dati non sono aggiornati. Il dato giornaliero è ancora negativo: non siamo ancora arrivati a 35 giorni di sforamento annui, grazie al meteo. Certo un Comune può far poco e la stessa pubblica amministrazione non basta, è vero, ma diventa più forte se pone degli obiettivi seri e gravi come la salute. La macchia rossa intanto resta dov’è.

Il nuovo bosco dei nati si fa tagliando alberi

Ho scritto per la prima del Bosco dei nuovi nati una ventina d’anni fa, su Casalmorano: sulle prime l’idea di piantare un albero per ogni neonato, a Casalmorano, mi aveva fatto sorridere: i neonati erano otto all’anno. Sembrava propaganda, folclore, localismo, invece il sindaco di allora Guido Miglioli, un cattolico centrista, aveva ragione (“l’augurio è che ogni bambino cresca forte, sano e radicato nella nostra comunità come un albero” spiega il sindaco che poi ottenne dalla Provincia la tangenziale chiesta per tanti anni). Ad ogni fiocco rosa o azzurro ci vuole un albero in più. In più sul totale ad ogni 31 dicembre, però. A Cremona ci vorrà una foresta, con 500 alberi in più ogni anno. Sarebbe il caso, perché gli alberi sono pochi. Si comincia tra le proteste e i conti si fanno alla fine.

 

 

Addio ai vecchi pioppi di via Bredina, che per il Comune non hanno alcun valore e anzi sono stati prontamente tagliati, caricati sui furgoni, sotto la gestione del Consorzio forestale padano. “Alberi senza alcun valore e decisamente in cattivo stato, lo si può dimostrare con relazioni di esperti”, assicura l’assessore all’ambiente Alessia Manfredini. Via quaranta pioppi allora, alcuni residenti della via su cui si erge la fabbrica chimica Green Oleo sperano che le piante dell’avvenire non siano striminzite. Paradosso dei più curiosi, perché la proposta di piantumare era venuto proprio dal comitato di quartiere Sant’Ambrogio, guidato da Giancarlo Allegri, in seguito al previsto taglio di alcuni alberi da parte della Katoen nella zona del porto canale.

Il desiderio di Allegri è un quartiere più verde e più pulito, vista la gran quantità di immondizia sparsa in via Bredina. La ditta danese non ha disboscato per ampliarsi, ma il Comune sì. Nella stessa zona l’ex assessore Federico Fasani aveva accolto un progetto per un’area verde attrezzata e alberata: ora, dall’opposizione, Fasani sostiene che sarebbe stato meglio attuare quel progetto. La contraddizione del centrosinistra è annunciare numerose piantumazioni, bilanciate però dai tagli. L’obiettivo del bosco dei nuovi nati è piantumare 500 alberi ogni anno, uno per ogni neonato come previsto dalla legge e com’è stato fatto da anni in diversi piccoli Comuni della provincia: Casalmorano fu tra i battistrada vent’anni fa. Piantumare equivarrà dunque a disboscare e la somma sarà zero? Fasani chiede di aumentare il numero di alberi non di pareggiarlo tagliando, anche perché le motoseghe hanno abbattuto piante di altezza rilevante. L’area accanto al fossato di via Bredina è meno verde, resta il muro grigio, tranne che su terreno privato. I nuovi alberi saranno collocati anche nell’altro prato verde che si estende fra la cartografica e la Feraboli. La zona a lato dell’ex Armaguerra di via Castelleone assume comunque un nuovo volto, ma le sorprese sono diverse. Una parte dello stesso prato verde di via Bredina è stato disseminato di rifiuti e trasformato in una discarica selvaggia, fenomeno non così raro nella Cremona di questi ultimi anni, dove alcune zone sono state scelte per sbarazzarsi di quantità impressionanti di rifiuti. Un residente ha chiamato i vigili che non hanno potuto però risalire ai responsabili. Per ripulire è stato necessario l’intervento dei volontari del quartiere, che hanno trovato pneumatici, inerti, plastica, una montagna d’immondizia, buttata volontariamente sul verde pubblico. Altri rifiuti in quantità sono stati trovati nella boscaglia. I mucchi di immondizia sono diventati un inquietante vicino di casa in numerosi quartieri di Cremona, proprio negli anni in cui viene estesa la differenziata.