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Forno Arvedi, nonostante tutto la Via non si fa

Lavori in corso all’acciaieria Arvedi

CREMONA La Valutazione d’impatto ambientale sul nuovo forno che l’acciaieria Arvedi intende installare al posto del vecchio, sulla linea 2, è stata esclusa dal settore Ambiente e territorio dell’ente Provincia, con il decreto 429 del 15 luglio. I problemi però non mancano, come il dirigente Roberto Zanoni ha annotato nella premessa. La situazione ambientale è difficile, trattandosi del territorio di Cremona, già da anni area critica per l’inquinamento atmosferico. L’Ats Valpadana, a seguito della conferenza dei servizi del 22 maggio, ha rilevato che allo stato attuale risultano autorizzate circa 250 tonnellate all’anno di polveri pm10. Di conseguenza è “necessario”, come afferma l’autorità sanitaria, “che sia quantomeno evitato qualsiasi aggravio ambientale/sanitario, sia sul lungo che sul breve periodo, pur ribadendo che si ritiene la sostituzione del forno opportuna ai fini della sicurezza” sul lavoro. Non finisce qui, dato che l’Ats prescrive un piano di potenziamento dei sistemi di abbattimento degli odori, da attuare entro il rinnovo dell’autorizzazione dell’acciaieria. Altro obbligo riguarda la riduzione dei rumori. La produzione rimane invariata: 3,6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, evitando l’aumento a 4,2 milioni richiesto dall’industria di via Acquaviva, che da parte propria ha effettuato una rilevante crescita produttiva dagli anni Duemila, quando le tonnellate non arrivavano al milione all’anno. All’aumento si è opposto l’epidemiologo dell’Ats Paolo Ricci. Lo studio dedicato all’incidenza delle malattie e delle morti per tumore nell’area cremonese, però, non è ancora stato completato, dopo i primi inquietanti dati resi noti a Bonemerse tre anni fa. In proposito il consigliere Marco Degli Angeli (M5S) ha presentato un’interrogazione scritta alla Regione, perché intervenga a facilitare la conclusione dello studio, visto il dato elevato di tumori nel Cremonese rispetto alla media regionale. Non è noto in che modo il Comune di Cremona favorisca lo studio, dato che, come ha fatto sapere lo stesso dottor Ricci, non è stato in grado di fornire all’Ats le storie dei soggetti vissuti in città negli anni Ottanta, mentre le aree industriali si ampliano, si richiede una nuova autostrada e le polveri superano sistematicamente le soglie.

Tamponi a farfalla e cantieri, sanità nella bufera

CREMONA La sanità rimane al centro di un dibattito aperto ma senza soluzioni condivise. La direzione dell’ospedale maggiore ha approvato nuovi interventi di ristrutturazione, nell’ambito del piano regionale di investimenti, proprio durante la discussione politica sulla necessità di un nuovo ospedale. Le ristrutturazioni riguardano l’incremento del livello di sicurezza antincendio, per due milioni e mezzo, e il centro diurno della psichiatria, per un milione e mezzo. In tutto, occorrerebbero 196 milioni e 15 anni per ammodernare il nosocomio, protagonista internazionale della lotta alla pandemia, quando un nuovo edificio costerebbe 250 milioni. La proposta del nuovo ospedale divide sia la politica che i medici. Regna la divisione anche nella discussione sulla pandemia. Non pochi abitanti di Casalmaggiore hanno commentato variamente sul modo in cui ieri sono stati eseguiti i tamponi ieri e mercoledì presso l’oratorio san Leonardo. I cittadini hanno trovato gli avvisi dell’Ats la mattina di mercoledì, in seguito allo sprigionarsi di un nuovo focolaio infettivo sul territorio. Le persone si sono messe in fila, creando un assembramento spontaneo, e al termine alcuni hanno protestato, affermando inoltre di non comprendere perché alcuni hanno ricevuto il prelievo dal naso e altri invece sia dal naso che dalla gola. Il tampone non sarebbe insomma uguale per tutti

Diniego al compostaggio, ma non è l’ambiente che decide

CREMONA Il diniego dell’autorizzazione al compostaggio di sfalci verdi ora è definitiva realtà, ufficializzata dal decreto 388 emesso ieri dal settore ambiente dell’amministrazione provinciale, con un documento di ben undici pagine. Il testo ripercorre nei dettagli la lunga trafila burocratica, una vera via crucis per gli abitanti, avviata il 22 marzo di due anni fa dalla ditta Sovea di Codogno, già attiva a Ghedi con un impianto dello stesso tipo. E’ un decreto dovuto e conclusivo, che però in altri casi si è fatto attendere oppure non è mai stato emesso. Emerge poi un dato di fatto preoccupante: il diniego è motivato dai molti rilievi critici segnalati, che però trovano ulteriore “fondatezza” nel pronunciamento dell’Ats: le criticità epidemiologiche, per l’incidenza statistica del numero di malattie e di morti, non potevano essere superate da un miglioramento del progetto. La richiesta della ditta però è stata presentata il 22 marzo 2017 e immediatamente sospesa, e l’iter autorizzativo è stato costellato da una fitta serie di richieste di integrazioni di documenti, emesse da corso Vittorio Emanuele II, e da una sequela di osservazioni degli enti locali, dei cittadini e degli esperti in materia ambientale che hanno collaborato con comitati e associazioni. Fra ricorsi al Tar, lettere e richieste di chiarimenti, l’amministrazione provinciale ha sempre concesso tempo alla ditta per migliorare il progetto e incrementare la documentazione rispondendo alle osservazioni. Sovea non ha presentato il certificato di proprietà dell’area, non ha mostrato quale sarebbe stato il percorso praticabile dei camion per raggiungere il sito designato lungo la strada delle Fienilette, ma nemmeno questo è bastato. La stessa Valutazione d’impatto ambientale è stata esclusa dal settore Ambiente il 27 ottobre 2017, con un decreto carico di prescrizioni. E’ stato ampliato il tavolo dei partecipanti alla conferenza dei servizi, estesa ai Comuni di Acquanegra e Grumello, al comitato di Crotta, a Legambiente e a Coldiretti. Sono piovute lettere e email dai residenti ma l’amministrazione provinciale, con le sue proprie competenze ambientali, non ha mai preso una decisione conclusiva, nemmeno tramite le richieste rivolte da cittadini e associazioni al consiglio provinciale, di emettere un indirizzo politico adeguato ai problemi ambientali emersi negli ultimi vent’anni. Solo l’intervento dell’epidemiologo dell’Ats Paolo Ricci ha potuto fermare l’iter autorizzativo.

Amianto, l’Ona onlus: “Fanno dei controlli e non vedono quel capannone?”

CREMONA La paura dell’amianto serpeggia in via della Vecchia Dogana, dove l’Ats ha controllato la qualità dell’aria nella zona ai confini con la stazione. Diversi residenti si sono preoccupati, già da tre mesi, dato che si è depositata della polvere scura sui davanzali delle finestre e sui balconi: il timore è che si tratti proprio di poveri che contengono eternit e quindi fibre di cemento amianto. L’Ats ha concluso che non si può parlare di effettivo pericolo. Resta il fatto che gli addetti alla rimozione di alcuni sacchi hanno utilizzato tute e mascherine, come quando si compiono operazioni a rischio di contatto con l’amianto: per questi gli abitanti della zona non si sono sentiti affatto tranquilli.

Ci sono infatti solo una ventina di metri da case e condomini popolari. L’assessore all’ambiente Alessia Manfredini ha spedito un’email con valore legale a Rfi, per chiedere chiarimenti sui tempi di smaltimento dei rifiuti: il Comune segue giorno per giorno gli sviluppi.I problemi sono diversi. Rimangono ancora resti della discarica selvaggia che si era formata nella via, dove si trovano in una di verde ancora bidoni, sacchetti e varia immondizia. Inoltre Ivano Bonoldi, dell’Osservatorio nazionale amianto, chiede di sollecitare un altro intervento, a proposito della copertura di un capannone Rfi: “Non so perché non sia stato considerato, dato che stavano facendo i controlli sulla qualità dell’aria”. E nelle vie vicine sono stati notati anche dei garage probabilmente coperti di eternit. In tutti i casi la richiesta è di eseguire la bonifica, sia sul capannone di via Vecchia Dogana, all’interno della stazione, che nei siti confinanti, all’ex Cavalli e Poli, fabbrica dismessa che sorge in via San Bernardo, sull’altro lato della stazione ferroviaria.