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Casanova del Morbasco, 60 firme contro gli odori

SESTO ED UNITI CR Circa sessanta firme sono state raccolte a Casanova del morbasco e consegnate al protocollo del municipio, con la richiesta di rimediare agli odori, che buona parte dei residenti considera particolarmente sgradevoli. Non vengono indicate nella petizione le possibili fonti dell’impatto olfattivo tra le abitazioni di Casanova, frazione di Sesto ed Uniti.

In passato l’amministrazione provinciale ha emesso tre diffide a eliminare le irregolarità dell’autorizzazione ambientale nei confronti di una centralina elettrica a biogas e l’ex sindaco Carlo Vezzini un’ordinanza, sempre allo scopo di eliminare le molestie olfattive. L’associazione Salviamo il Paesaggio a sua volta, negli anni scorsi, ha presentato un esposto alla Procura firmato da Maria Grazia Bonfante, oggi sindaco di Vescovato, perché la proprietà ha realizzato un vascone, che contiene liquami, in un punto, accanto alla cascina Canova, dove il piano regolatore non lo consente. La documentazione presentata era consistente, compresa una relazione del Politecnico di Milano, che ha indicato un impatto olfattivo superiore alle soglie indicate dalla Regione Lombardia. Dure critiche anche da parte dell’associazione regionale Terre Nostre e del suo leader Michele Corti. Una lunga storia che comprende anche una valutazione dell’Asl di Cremona, del gennaio 2013. Il rimedio indicato dalle autorità era lo stesso: convogliare gli odori e trattarli con un biofiltro per eliminarli. Le dimensioni del vascone che contiene il digestato sono rilevanti, ed è quindi complicato coprirlo con un telo per contenere l’odore. Dopo l’autorizzazione da parte dell’amministrazione provinciale, le diffide e le proteste dei vicini non è ancora stata trovata alcuna soluzione. Le critiche riguardano soprattutto lo sversamento della grande vasca aperta e la movimentazione del digestato, che contiene i resti della lavorazione. Le centraline funzionano grazie a scarti della produzione agricola e liquami. A Casanova del Morbasco la centralina genera 999 kilowattora, ed era stata autorizzata durante l’amministrazione Salini, con assessore all’ambiente Gianluca Pinotti. Era stato proprio Pinotti a far notare l’importanza dei Comuni durante le conferenze dei servizi. Ora la patata bollente che rimbalza ancora in Comune, dove, dopo le elezioni dell’anno scorso, si è insediata la sindaca Francesca Maria Viccardi.

 

Fallimento ambientale di un sistema economico

Una centralina a biogas riesce a consumare, anzi bruciare più di un migliaio di tonnellate all’anno di prodotti agricoli considerati di scarto. Le emissioni inquinanti però sono ritenute curiosamente “trascurabili”. Nello stesso tempo le polveri sottili cancerogene sono oltre il limite da circa tredici anni. Che sistema economico è questo? Che politica è questa, che conosce con precisione gli effetti negativi delle proprie passate decisioni e tuttavia le perpetua con grande insistenza? Il dramma delle polveri sottili rende ancora più visibile una serie eclatante di contraddizioni, e l’immobilismo della politica che non riesce più a produrre una sintesi, pur essendo dotata di abbondanti conoscenze, e neanche un chiaro e decisivo effetto reale.

 

 

CREMONA Non appena è stato sospeso il protocollo antismog, le polveri sottili cancerogene pm10 sono tornate a salire sopra la soglia d’allerta di 50 microgrammi: ieri la media calcolata dall’Arpa a Cremona era quasi 52, ma dal primo dicembre di quest’anno il dato più basso è stato 40, il doppio del livello massimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, e solo per tre giorni su 17 il dato è rimasto, per quanto poco, sotto 50. Qualità dell’aria dunque preoccupante, che si avvicina a cinquanta giorni annui oltre la soglia. Per oggi e domani le previsioni meteorologiche non sono incoraggianti: stamattina l’Arpa ha segnalato che a causa della debole ventilazione e della nebbia le condizioni per l’accumulo delle sostanze inquinanti restano favorevoli. Ci sarà vento solo lunedì, e pioggia soltanto tra lunedì e martedì.  L’organizzazione Terre Nostre, nell’incontro pubblico ieri sera a Quintano, vicino a Crema, ha riproposto un argomento già sollevato a Cremona: l’impatto ambientale delle centraline a biogas, che il settore ambiente dell’amministrazione provinciale di Cremona continua ad autorizzare, pur dopo aver superato il primato nazionale: due o tre centraline in media per ogni Comune. La città capoluogo ne è circondata ma la scelta strategica di approvare i progetti di biogas, compiuta una decina di anni fa non è più stata modificata. Michele Corti, docente di Zootecnia all’università degli Studi di Milano, ospite del gruppo “Idee nuove per Quintano” ha ricordato ieri che aumentare l’inquinamento in una situazione già compromessa è del tutto sconsigliabile, anche perché ogni centralina produce energia bruciando, con metano e altri gas, due terzi dei prodotti che la alimentano. A seconda del tipo di impianto, una centralina per generare alcune centinaia di kilowattora può inghiottire in un anno più di 1.400 tonnellate di sottoprodotti alimentari e agroindustriali, 2.700 tonnellate di prodotti insilati, come il mais, e oltre cinquemila tonnellate di letame e liquame. I due terzi di queste biomasse vengono trasformati in polveri e fumi. E tuttavia, pur di favorire la produzione di elettricità definita rinnovabile, l’effetto inquinante viene considerato “trascurabile” dalle norme, senza considerare il traffico di mezzi pesanti. Ancora una volta il principio di precauzione, che imporrebbe norme più rigorose, non è stato applicato.

Trescore e Quintano, indagine epidemiologica dell’Ats

TRESCORE CREMASCO Stupore e delusione a Trescore, da parte dell’avvocato Cristina Mandelli e dei cittadini che abitano nella zona delle centraline a biogas, ben cinque in tre chilometri quadrati, fra Trescore e Quintano. Dopo la serie di autorizzazione da parte del settore Ambiente della Provincia, dodici biogas in una settimana, il dirigente Roberto Zanoni ha risposto al legale che chiedeva informazioni ambientali, e il diritto dei suoi assistiti di partecipare ai processi decisionali, secondo la convenzione di Aarhus e la sentenza della Corte Costituzionale che ne conferma il valore di legge. Il dirigente ha negato ogni titolo ai residente, ogni loro interesse diretto e ogni titolo giuridico, riferendosi alla considerazioni svolte dalla conferenza dei servizi che ha autorizzato gli impianti. La convenzione internazionale con valore di legge, a quanto pare, si ferma a Crema e a Trescore non arriva e non vale più, anche se il sito dell’ente Provincia ricorda proprio questi diritti. Così i cittadini stanno cercando di organizzare un comitato, dato che il Comune ha definitivamente negato l’accesso agli atti, proprio come l’ente Provincia. Problemi ce ne sono, visto che l’Ats ha disposto la valutazione dell’impatto sulla salute, che ricomprenda anche gli impianti limitrofi, da considerare quindi come un’entità unitaria, e la quantificazione delle ricadute degli inquinanti al suolo e riferimenti alla situazione epidemiologica dell’area indagata, ed è previsto dall’autorità sanitaria anche il monitoraggio delle emissioni odorifere e dei rumori. Una delle centraline di cogenerazione a biogas, per produrre 300 kilowattora, consumerà, secondo l’autorizzazione provinciale, più di 5.400 tonnellate annue di letame e liquame, 2.700 tonnellate di prodotti insilati, e 1.460 tonnellate di sottoprodotti alimentari e agroindustriali, che derivano dalla produzione di pomodori, olive, frutta, cereali e risone. Alimenti che vengono bruciati per generare energia elettrica. Anche parte delle coltivazioni agricole servono a produrre elettricità. La letteratura scientifica sulle emissioni inquinanti del biogas è ben nota, ma in questo caso la Provincia non ha accettato il confronto con i cittadini, che si trovano ad abitare anche a soli 60 metri da uno degli impianti. L’avvocato Mandelli, che rappresenta alcuni residenti assieme al collega Giovanni Siniscalchi, lamenta che non sia stato affatto considerato il principio di precauzione, in attesa di valutare gli effetti sulla salute. Resta una domanda: perché attendere l’esito di un’indagine epidemiologica e non prevenire eventuali danni, evitando una simile concentrazione di centraline a biogas a distanza ravvicinata? In Comune, invece, il sindaco Barbati non fa che rassicurare i cittadini.

 

 

Dodici biogas approvati in una settimana

 

 

Trescore Cremasco E’ stata autorizzata dall’amministrazione provinciale, in una sola settimana, la costruzione e l’esercizio di dodici centraline elettriche a biogas, 10 nel Cremasco, una a Volongo e una a San Daniele Po. Il caso più clamoroso è di Trescore Cremasco, dove una ventina di cittadini, residenti nelle immediate vicinanze della nuova centralina di via del Moso, anche a 50 metri dall’azienda agricola proprietaria del nuovo impianto, intendevano partecipare al processo decisionale rappresentati da due avvocati, Cristina Mandelli e Giovanni Siniscalchi. L’amministrazione comunale non ha riconosciuto però il loro diritto a intervenire e non ha dato loro le informazioni ambientali richieste, cioè gli atti che riguardano il progetto della centralina. I due legali hanno protestato richiamandosi a sentenze dei Tar e della Corte costituzionale. L’effetto di ciascuna centralina oltretutto sarà moltiplicato, perché nei due paesi confinanti, Trescore e Quintano, sorgeranno grazie alle tre nuove autorizzazioni rilasciate mercoledì scorso ben cinque impianti a biogas per una potenza totale di tre megawattora. Secondo le stime cui si riferiscono i due avvocati, una centralina da un mega produce emissioni inquinanti equivalenti a quelle di 22mila automobili: i residenti della zona si ritroveranno così a dover sopportare un inquinamento atmosferico degno di una metropoli pur avendo scelto di vivere in un paese di campagna. Associazioni ambientaliste come “Salviamo il Paesaggio” contestano l’eccesso degli impianti a biogas e un modello di gestione che causa un impatto troppo elevato, visto che le centraline vengono alimentate da scarti agricoli e dato che ogni centralina produce rifiuti da smaltire. In cambio della generazione di energia rinnovabile, i residenti della zona sono esposti al traffico di mezzi pesanti e al rumore, oltre che all’inquinamento atmosferico. Ats, Arpa, Comune, Provincia votano nella conferenza dei servizi, che si riunisce in Provincia, nel settore Ambiente, il cui dirigente è Roberto Zanoni, e la maggioranza decide. La firma sul decreto d’autorizzazione è quella del dirigente di settore. La controversia non è finita e anzi a Trescore Cremasco assume un valore di riferimento, perché l’accesso agli atti, da parte dei portatori di interessi concreti e diretti, è assicurato dalle leggi: Mandelli e Siniscalchi, che hanno rivendicato in una lettera i diritti dei cittadini alle informazioni ambientali, non si fermeranno. La convergenza delle istituzioni e degli organi di controllo a favore delle centraline a biogas è talmente forte da preoccupare gli ecologisti. A Castelleone, invece, il sindaco Pietro Fiori e l’assessore Massimiliano Busnelli, si oppongono alla realizzazione di una centrale a biomasse legnose.

 

Trescore, accesso agli atti respinto e la lettera dei legali va all’albo pretorio

Sorpresa a Trescore Cremasco, dove il Comune ha pubblicato all’albo pretorio le lettere degli avvocati Cristina Mandelli e Giovanni Siniscalchi, che espongono le richieste dei cittadini che si sono rivolti a loro. Si discute a Trescore Cremasco, ma anche nel circondario e sulla stampa locale (“Cremasco Week”) della complicata controversia delle centraline a  biogas. Alcuni residenti della zona lamentano un fatto: la loro abitazione si trova a soli 50 metri dall’impianto, che ha un impatto ambientale non trascurabile, per gli odori, i rumori del traffico e l’inquinamento atmosferico. La conferenza dei servizi, che si è svolta nel settore Ambiente dell’amministrazione provinciale il 27 ottobre, convocata e riunita in pochi giorni, ha comunque autorizzato la centralina e il Comune – sindaco Angelo Barbati – ha dato parere favorevole. I residenti di via del Moso hanno appreso dalla stampa e non dal Comune che sarebbe stata imminente la conferenza dei servizi decisoria e hanno chiesto subito i documenti all’amministrazione. Il 21 ottobre i cittadini rapresentati dai legali Mandelli e Siniscalchi hanno presentato richiesta di accesso agli atti, nei termini previsti dal decreto legislativo 195 del 2005, dato che il biogas incide sui fattori della salute e dell’ambiente. Si tratta di documenti accessibili a tutti, tanto più che l’interesse dei cittadini è concreto e diretto: sono “vicini di casa”. L’ufficio tecnico però ha considerato illegittima la richiesta, comunque protocollata e inviata per posta elettronica certificata.

I legali di conseguenza si sono appellati alla Convenzione di Aarhus, che è legge nazionale, e che prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni ai processi decisionali: di conseguenza la conferenza dei servizi doveva essere fermata per consentire l’intervento dei cittadini. Oltretutto una sentenza della Corte costituzionale conforta la linea degli avvocati, che a questo punto possono chiedere l’annullamento della conferenza dei servizi.

I documenti sono stati pubblicati dal Comune il 27, ad autorizzazione già concessa: la pagina dell’albo pretorio si presenta oggi come nel ritaglio di schermata sottostante.

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