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Fondazione Arvedi, visura camerale sorprendente

La sorpresa è che in una recentissima visura della Camera di commercio di Cremona, riprodotta in foto e ottenuta oggi pomeriggio, si legge “cessata” sotto la dicitura “Fondazione Arvedi Buschini”. Nel frattempo, sempre oggi pomeriggio, l’Ansa ha lanciato il comunicato riportato nel post precedente.

Esiste una spiegazione plausibile: che la Fondazione sia cessata non in sé, ma solo per la Camera di commercio, perché secondo la possibilità concessa dalla legge può non essere registrata. È un’opportunità di cui si avvalgono molte Fondazioni: non essere registrate. Fra le conseguenze, i bilanci non sono accessibili al pubblico. E a quanto pare la Fondazione sarebbe cessata per la Camera di commercio dal 2010, benché in seguito abbia potuto legittimamente proseguire l’attività, utilizzando lo stessa partita Iva.

Ripresa selettiva che non ridistribuisce ricchezza

Il dubbio non si può evitare: la ripresa economica, benché modesta, è un dato di fatto, che però si traduce in vantaggio solo per pochi, sempre gli stessi. Le industrie che lavorano per i mercati esteri e sono in grado di aumentare la produzione beneficiano della crescita, gli artigiani invece no. Dopo una decina di anni e tanti proclami, i dati statistici mettono in evidenza ancora una volta il carattere selettivo della ripresa. L’aumento del Pil non distribuisce automaticamente ricchezza e non crea lavoro. Allora sembra chiaro: le politiche economiche di questo decennio hanno puntato sui settori più tradizionali, più sicuri, più forti, deludendo buona parte della popolazione. 

CREMONA Il momento positivo dell’economia favorisce i settori tradizionali, come la siderurgia, orientati alle esportazioni, senza che il miglioramento tendenziale e congiunturale degli indicatori premi l’occupazione, che in provincia di Cremona rimane ferma. Rallenta la crescita dell’artigianato, che a propria volta non vede incrementi di posti di lavoro. L’analisi trimestrale della Camera di commercio conferma l’andamento  in crescita del manifatturiero industriale aggiornato a fine settembre, sia rispetto al trimestre che allo stesso periodo luglio-settembre dell’anno precedente. In un anno la produzione sale del 3,6%, il fatturato del 5,9, gli ordinativi interni del 7,1 e gli ordinativi esteri del 4,0, mentre i posti di lavoro rimangono stabili, in lieve calo dello 0,1%. La siderurgia cresce del 16%, la meccanica del 5%. Cremona, con il suo più 3,6, in Lombardia è superata solo da Lodi, Brescia e Lecco che superano il 5%

I dati trimestrali segnano la lieve flessione della produzione, per lo 0,3% e degli ordinativi esteri, per lo 0,8, da leggere però come una variante minima temporanea in uno scenario positivo, come dimostra l’incremento rilevante degli ordinativi interni, così almeno commenta il presidente della Camera di commercio Gian Domenico Auricchio. L’occupazione tuttavia rimane sempre stabile se non negativa: meno 0,3% il dato trimestrale. Quanto agli ordinativi, Cremona presenta indicatori migliori della media regionale, ma in Lombardia si creano più posti di lavoro: 0,6% in più sul terzo trimestre dell’anno scorso. Il calo trimestrale della produzione, per la provincia di Cremona, è percepito come un rimbalzo, dopo il più 3,1% del trimestre precedente.

A questo punto la crisi è archiviata? L’andamento di lungo periodo prende come riferimento il 2010: se nel 2010 la produzione industriale valeva 100, ora è salita a 109, mentre in Italia il dato è 99 e in Lombardia è 106. L’artigianato, al contrario, ha perso terreno, perché la produzione è scesa a 95, in ripresa però dal 2015, quando il dato era ancora peggiore, 88, rispetto all’ipotetico 100 dell’anno 2010. Dati lusinghieri, molto significativi, di un’economia provinciale che insiste sul modello di sviluppo tradizionale. Diminuisce il ricorso alla cassa integrazione: le ore autorizzate, nel trimestre, scendono dell’87%, da 251mila a 54mila. Il numero delle industrie che hanno usato la cassa integrazione scende dal 9,2% al 2,9% con una percezione di crescita economica sempre più diffusa. Occupazione in calo anche nell’artigianato produttivo, che perde lo 0,5%.

Cresce la produzione ma non crea lavoro

CREMONA Nel quarto trimestre del 2016 è cresciuta in provincia di Cremona la produzione industriale, tornata in positivo (+ 0,8%), dopo l’arretramento del trimestre precedente, senza però vantaggi per l’occupazione, che ha perso lo 0,2%, in terreno negativo come ordinativi e fatturato. Lo rivela l’analisi congiunturale della Camera di commercio di piazza Stradivari, che è stata condotta assieme all’assoindustriali, alla Confartigianato e alla Cna su due campioni diversi di aziende manifatturiere, industriali e artigiani, per un totale di 135 imprese di tutti i settori.

congiuntura

Nel periodo fra ottobre e dicembre la provincia di Cremona ha superato la media regionale, per quel che riguarda la produzione, ma il quadro tendenziale di crescita generale appare chiaro soltanto considerando i dati della Lombardia, dove in un anno il fatturato e gli ordinativi sono saliti del 2,4%, la produzione dell’1,2 e l’occupazione dello 0,5. Sono cresciuti negli ultimi tre mesi anche il tasso di utilizzo degli impianti e il numero delle ore lavorate, anche se i prezzi alla produzione sono cresciuti meno di quelli delle materie prime.  Gli indicatori sono tutti positivi in Lombardia, mentre in provincia di Cremona, nel corso degli ultimi dodici mesi, prevale ampiamente il segno meno: la produzione è calata del 2,3, il fatturato del 2,2, gli ordinativi del 3,0 mentre l’occupazione cresce dello 0,1. Per questo la Camera di commercio, pur apprezzando il Piano nazionale industria 4.0 e gli incentivi della Regione, constata il prevalere dell’incertezza e chiede misure più efficaci per consolidare la ripresa degli ultimi mesi, guardando al gran numero di piccole imprese del territorio che hanno bisogno di maggiore competitività. E dire che la produzione, in provincia di Cremona, è vicina recuperare i valori precedenti alla crisi: come Lodi e Lecco mancano 3 punti percentuali, mentre  la Lombardia deve recuperare ben 8 punti. I vantaggi della crescita economica quindi sono ancora troppo circoscritti. Appaiono però altri dati positivi nell’analisi congiunturale: le ore di cassa integrazione autorizzate, fra ottobre e dicembre, sono state 450mila in provincia, molto al di sotto della media trimestrale degli ultimi anni, sulle 560mila euro. Sono positivi anche i dati sulle imprese artigiane, per quanto cali il numero degli addetti: gli ordinativi stanno infatti aumentando, soprattutto quelli provenienti dal mercato interno.

La congiuntura punisce i deboli

Statistiche contrastate per la provincia di Cremona, ancora una volta, che acquisiscono significato se lette nel medio periodo. Negli ultimi tre mesi, e negli ultimi dodici, è scesa la produzione industriale, dopo una lunga corsa, ma le aziende in grado di esportare potranno rifarsi nei prossimi mesi. Risale la produzione per l’artigianato, anche se, nell’ultimo anno, è calata l’occupazione. L’andamento dell’economia punisce i deboli e chi non può esportare e resta vincolato al mercato interno, dove i consumi patiscono a loro volta la crisi occupazionale.

 

CREMONA Terza trimestrale negativa per l’andamento dell’economia, come risulta dall’analisi congiunturale diffusa dalla Camera di commercio svolta su un campione di 137 imprese, dove spicca la situazione della provincia di Cremona, ben peggiore della media regionale. In Lombardia infatti la produzione, fra giugno e settembre, scende dello 0,2% mentre rispetto all’anno scorso sale dello 0,4%. In provincia di Cremona la produzione invece è scesa più pesantemente negli ultimi tre mesi (meno 0,6) e in un anno risulta calata addirittura del 3%. Un autentico tonfo, che è però accompagnato da altri indicatori fortunatamente positivi: più 0,9 per il fatturato e più 2,4 per gli ordinativi. congiuntura

Il dato della produzione farà sentire i suoi effetti distruttivi, se confermato, nei prossimi trimestri, mentre per ora gli ordinativi esteri in particolare e le opportunità di vendere le scorte di magazzino hanno salvato i bilanci trimestrali delle attività più forti sul mercato, soprattutto quelle che possono esportare. Continuano le due velocità dell’economia, che premia solo alcuni anche quando c’è il segno più. L’occupazione negli ultimi tre mesi è calata in provincia dello 0,2 ma è aumentata sull’anno scorso dello 0,7. Procedere col freno tirato sarà un problema se svuotare i magazzini grazie alle vendite all’estero diventerà difficile. Va peggio ancora per chi non riesce a esportare, vista la difficoltà della domanda interna e la mancata ripresa dei consumi.

Il dato negativo della grande distribuzione, apparso un mese fa, si conferma pericoloso. La Lombardia, quanto a ordinativi e fatturato, presenta statistiche positive nella tendenza dell’ultimo anno, con una crescita di due punti e mezzo mentre l’occupazione cresce dello 0,8 in un anno e scende dello 0,1 nell’ultimo trimestre. Se si fanno i conti dal 2010, cioè dall’anno di riferimento, indicato come inizio della crisi, il settore manifatturiero  della provincia di Cremona ha battuto ampiamente la media regionale, come nota la Camera di commercio, nella speranza che non sia iniziata una pericolosa inversione di tendenza. E’ in ripresa l’artigianato, che reagisce a una lunga e grave crisi facendo segnare, anche se con valori di entità minima, il nono trimestre positivo per la produzione, mentre il numero di addetti rimane essenzialmente invariato. In un anno, l’artigianato presenta un chiaro aumento della produzione, sopra i due punti percentuali, e un calo invece dell’occupazione (meno 2%).