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Parco Levi Montalcini in balia del caos

CREMONA I tempi per la sistemazione del parco Levi Montalcini, che dà su via Magazzini generali e si estende sulle vie vicine, si allungano ancora, mentre i residenti e le associazioni continuano a stimolare l’amministrazione a migliorarne la gestione. Mancano alberi, se non striminziti e con poche foglie: paradossalmente, l’area verde è quasi del tutto priva d’ombra, proprio mentre i servizi sociali attivano i piani per affrontare l’emergenza caldo. Nello stesso tempo, l’erba in alcuni punti sta arrivando a mezzo metro d’altezza. Le lamentele continuano verso più bersagli: c’è chi protesta contro i bivacchi, vedendo gruppi di persone stazionare a lungo per mangiare e bere seduti sulle panchine, lasciando i rifiuti sull’erba, mentre altri si lamentano dei cani che abbaiano, perché i proprietari li portano nell’area di sgambamento anche di notte. Sono state diverse le telefonate ai vigili, ma non basta un latrato a determinare una multa per rumori molesti. L’area giochi per i bambini non è delimitata e si popola spesso di cartacce e bottigliette di plastica. E’ l’ex parco Fazioli, che non si risolleva dall’abbandono in cui l’ha trovato la prima giunta Galimberti, in seguito al fallimento di alcune ditte coinvolte nel piano residenziale dell’ex Consorzio agrario. La collaborazione con una fondazione privata sinora non è bastata. 

 E i disagi continuano, fra buche scavate dai cani, persone che si ubriacano e dormono sulle panchine, barriere antirumore mai collocate, percorso salute non realizzato e problemi legati allo spaccio. La settimana scorsa si è tenuto in Comune un nuovo incontro fra residenti e amministrazione, che, raccolte le osservazioni, intende entrare in azione fra poche settimane, dopo aver rimandato per un anno la sistemazione tanto attesa e raccolto le osservazioni. Nel frattempo, a lato del parco è stato realizzato un parcheggio.

Inceneritore, tassa occulta da 961mila euro

CREMONA La determinazione del settore Ambiente del Comune, firmata il 17 aprile dalla dirigente Mara Pesaro, confessa nell’ultima delle quattro pagine il dato più amaro: 961.400 euro che il Comune pagherà quest’anno per poter usare l’inceneritore, una tassa occulta, una spesa che aumenta di 50mila euro rispetto a due anni fa. Sono soldi che l’amministrazione incassa dai cittadini che pagano la Tari, utilizzati, come vuole la legge, per coprire i costi complessivi della gestione del servizio rifiuti, sui 10 milioni annui, praticamente invariati negli ultimi anni. Nel 2014 il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la chiusura dell’impianto di San Rocco entro tre anni con un piano industriale adeguato, ora il programma del ricandidato Galimberti ripropone l’obiettivo, entro la data del 2024, indicata da A2A. Chi si aspettava un taglio della Tari dopo l’incremento della differenziata, arrivata al 75%, non è stato soddisfatto. La promessa si rinnova e si precisa nel programma elettorale. Rispetto ai programmi che Lgh valutava anni fa, il “raddoppio” dell’impianto di San Rocco, con il cosiddetto revamping, non si farà. Il piano industriale di Lgh, nel frattempo acquisita da A2A, prevede investimenti in Lomellina, non a Cremona: l’auspicio del centrosinistra, come sottolinea l’assessore Alessia Manfredini, è che il flusso dei rifiuti da incenerire sia spostato verso Corteolona, dove la Provincia di Pavia ha già autorizzato il raddoppio dell’impianto esistente. La città di Cremona bruciava 14mila tonnellate, a San Rocco: il dato ora è sceso a 10mila, soprattutto grazie alla crescita della differenziata in città. San Rocco però riceve rifiuti da tutta la provincia e ne smaltisce 75mila tonnellate all’anno: Cremona non è quindi decisiva e necessita della collaborazione degli altri Comuni. Il compito della nuova società Linea Green, che ha sede in viale Trento Trieste, è però offrire un’alternativa al teleriscaldamento, una volta scollegato dall’inceneritore. Il centrosinistra promette quest’anno di lavorarci seriamente con Lgh. La decisione spetterà ad A2A e a favore degli ambientalisti cremonesi dovrebbe giocare la riduzione degli incentivi governativi, che punta a far accorpare gli impianti. Da parte loro, gli abitanti della Lomellina sono già mobilitati, perché in questi giorni è stato autorizzato dal Tar il tredicesimo impianto di trattamento fanghi nella sola provincia di Pavia.