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Prelievi d’acqua dai fiumi in secca

CREMONA Tubi metallici collegati tra loro anche solo con sacchi di plastica e appoggiati a un trattore per prelevare acqua dal fiume Oglio in secca, all’interno del parco regionale sul territorio di Azzanello. Basta una turbina e con un sistema di tubi di 40 centimetri di diametro si possono risucchiare dal fiume anche 300 o 500 litri al secondo, secondo la potenza del motore, per accumulare oro blu al di fuori di ogni controllo e senza spese. E come ha segnalato da tempo il direttore del Consorzio irrigazioni cremonesi Stefano Loffi, non tutti i prelievi sono autorizzati: i controlli solitamente non vengono fatti dalla pubblica amministrazione, tant’è vero che si stimano anche numerosi pozzi abusivi, circa ventimila nella sola provincia di Cremona.

Il caldo scoppiato venerdì, all’inizio dell’estate, ha fatto sì che tutti gli agricoltori iniziassero a prelevare contemporaneamente acqua in gran quantità. Le prese d’acqua del Consorzio di via Battisti si trovano più a Nord, a Torre Pallavicina, ai confini tra i territori di Cremona e Bergamo: chi preleva senza autorizzazione a Sud di Torre danneggia quindi altri coltivatori, a Sud di Cremona, mentre peggiora la situazione del fiume, dell’Oglio come dell’Adda, in notevole difficoltà sin dai primi mesi di quest’anno. La magra dei fiumi fa aumentare in percentuale la presenza delle sostanze inquinanti, creando conseguenze negative per la flora e la fauna. I cambiamenti climatici si notano così anche nel nostro territorio, a causa delle piogge poco frequenti e della corsa all’accaparramento d’acqua, per gli usi più disparati, industriali o civili, anche per produrre energia. Per questo la Regione ha disposto che debbano rimanere nell’Oglio almeno 6 metri cubi al secondo: è il deflusso minimo vitale per impedire la morte del fiume. Ma in assenza di interventi tempestivi di guardie ecologiche volontarie o della polizia provinciale, il far West dell’acqua continua indisturbato. A propria volta il Po a Cremona oggi si trova più di sei metri sotto lo zero idrometrico, quando il primo livello di riferimento indica due metri sopra lo zero.

 

 

 

 

Acciaieria Arvedi autorizzata a scavare due nuovi pozzi

L’acciaieria Arvedi è stata autorizzata dal settore Ambiente dell’amministrazione provinciale a scavare due pozzi per la ricerca d’acqua a uso industriale e anticendio su terreni di sua proprietà nel territorio di Spinadesco, in seguito alla decisione presa durante la conferenza dei servizi del 12 dicembre 2016. Il prelievo dovrà essere corretto e razionale, misurato e controllato per mezzo di piezometri, con procedure adatte alla tutela della pubblica incolumità, come recita l’autorizzazione provinciale. I due nuovi pozzi – che figurano con i numeri 4 e 5 nell’allegato dell’autorizzazione, poiché l’industria siderurgica già è autorizzata all’approvvigionamento autonomo d’acqua – avranno profondità di 40 metri, diametro di 355 millimetri, portata di 30 litri al secondo. Le cementazioni sono previste in calcestruzzo e argilla idrorigonfiante, il materiale della colonna definitiva acciaio al carbonio.

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Si tratta di pozzi autorizzati: in provincia però esiste un problema storico di escavazioni e prelievi d’acqua abusivi, per favorire le irrigazioni in un contesto regionale difficile da regolare. Secondo una stima, si parla di ventimila pozzi abusivi, fenomeno segnalato molto negativamente dal Consorzio irrigazioni del Cremonese (leggi qui), cui si aggiungono coltivazioni idrovore come il mais e politiche energetiche assetate d’acqua.

 

 

 

Quattro mesi di siccità record

CREMONA Le piogge della settimana scorsa, in provincia di Cremona,  sono state un’eccezione tale che il 2017 si presenta già come uno degli anni più secchi dell’ultimo decennio. E’ stata Arpa Lombardia, facendo ieri il punto sulle disponibilità idriche, a notare che i valori delle precipitazioni sono tra i più bassi degli ultimi dieci anni.

Negli ultimi quattro mesi la media delle piogge cadute sui bacini dei fiumi lombardi infatti è di 488 millimetri, contro i 287 degli ultimi quattro mesi, un dato che risulta sommando pioggia e neve, ma anche la neve è al minimo. Cremona in particolare, con il suo tradizionale primato delle giornate di sole e del massimo excursus termico, si trova così in una delle zona più secche della Lombardia, capovolgendo quindi completamente la situazione di novembre, quando la piena del Po, formatasi in pochi giorni, sembra annunciare una stagione umida e piovosa. E’ andata al contrario, come dimostra il record nazionale delle polveri sottili segnato ancora da Cremona. La Coldiretti ha già lanciato l’allarme a metà gennaio, la Regione Lombardia ha già convocato un vertice con il comparto agricolo, dove le preoccupazioni sono già elevate, dato che nei mesi di novembre e dicembre le temperature elevate hanno stimolato lo sviluppo delle piante, poi colpite dal gelo e da diversi bruschi sbalzi di temperatura in gennaio. Oggi a Cremona il Po è sotto il livello zero idrometrico di 5,83 metri e ha già toccato quest’anno un primato negativo: meno 7,09, dunque con un livello di undici metri in meno rispetto alla piena di novembre. Gli ecologisti da parte loro criticano la politica energetica idrovora, come lo stesso progetto regionale del biometano, mentre il Consorzio irrigazioni del Cremonese, nelle Osservazioni al Piano lombardo di tutela delle acque, ricorda che in dieci anni sarebbe stato molto opportuno che il Piano ottenesse maggiori risultati nella lotta agli sprechi d’acqua, anche con incentivi e disincentivi e un’opera di educazione al consumo. Per quanto sembri incredibile in una terra ricca di fiumi e di laghi, l’acqua è diventata una risorsa a rischio anche a causa di scelte strategiche discusse.