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Diniego al compostaggio, ma non è l’ambiente che decide

CREMONA Il diniego dell’autorizzazione al compostaggio di sfalci verdi ora è definitiva realtà, ufficializzata dal decreto 388 emesso ieri dal settore ambiente dell’amministrazione provinciale, con un documento di ben undici pagine. Il testo ripercorre nei dettagli la lunga trafila burocratica, una vera via crucis per gli abitanti, avviata il 22 marzo di due anni fa dalla ditta Sovea di Codogno, già attiva a Ghedi con un impianto dello stesso tipo. E’ un decreto dovuto e conclusivo, che però in altri casi si è fatto attendere oppure non è mai stato emesso. Emerge poi un dato di fatto preoccupante: il diniego è motivato dai molti rilievi critici segnalati, che però trovano ulteriore “fondatezza” nel pronunciamento dell’Ats: le criticità epidemiologiche, per l’incidenza statistica del numero di malattie e di morti, non potevano essere superate da un miglioramento del progetto. La richiesta della ditta però è stata presentata il 22 marzo 2017 e immediatamente sospesa, e l’iter autorizzativo è stato costellato da una fitta serie di richieste di integrazioni di documenti, emesse da corso Vittorio Emanuele II, e da una sequela di osservazioni degli enti locali, dei cittadini e degli esperti in materia ambientale che hanno collaborato con comitati e associazioni. Fra ricorsi al Tar, lettere e richieste di chiarimenti, l’amministrazione provinciale ha sempre concesso tempo alla ditta per migliorare il progetto e incrementare la documentazione rispondendo alle osservazioni. Sovea non ha presentato il certificato di proprietà dell’area, non ha mostrato quale sarebbe stato il percorso praticabile dei camion per raggiungere il sito designato lungo la strada delle Fienilette, ma nemmeno questo è bastato. La stessa Valutazione d’impatto ambientale è stata esclusa dal settore Ambiente il 27 ottobre 2017, con un decreto carico di prescrizioni. E’ stato ampliato il tavolo dei partecipanti alla conferenza dei servizi, estesa ai Comuni di Acquanegra e Grumello, al comitato di Crotta, a Legambiente e a Coldiretti. Sono piovute lettere e email dai residenti ma l’amministrazione provinciale, con le sue proprie competenze ambientali, non ha mai preso una decisione conclusiva, nemmeno tramite le richieste rivolte da cittadini e associazioni al consiglio provinciale, di emettere un indirizzo politico adeguato ai problemi ambientali emersi negli ultimi vent’anni. Solo l’intervento dell’epidemiologo dell’Ats Paolo Ricci ha potuto fermare l’iter autorizzativo.

Nuove cave per l’economia anni Novanta

CREMONA Le cave di riserva per l’approvvigionamento dei lavori dell’autostrada Cremona-Mantova, e di un tratto di Tibre, sono già inserite nel documento di scoping adottato dall’amministrazione provinciale per la revisione del piano cave. Il documento di scoping offre il quadro di riferimento utile alla Valutazione ambientale strategica, superata la quale l’approvazione finale sarà decisamente agevolata. Mentre impera la campagna elettorale e le amministrazioni locali stanno per rinnovarsi, l’ente Provincia lavora e compie dunque un nuovo passo avanti per favorire il rilancio delle escavazioni di sabbia e ghiaia, più nel Cremonese che nelle altre zone della provincia. Escludere le cave di riserva per la costruzione dell’autostrada sarà quindi quanto mai difficile: ci avevano provato alcuni anni fa, sondando il terreno, alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste, che avevano chiesto un parere a Carlo Vezzini, allora presidente della Provincia, senza ottenere prese di posizione. Oggi, dopo lo stop al piano cave dato dalla giustizia amministrativa, che ha escluso gli scavi nel geosito di Pianalto della Melotta, lo stesso Vezzini è presidente di Stradivaria, la controllata di Centro Padane che ha la convenzione regionale per realizzare l’infrastruttura. Già la premessa del documento di scoping ripropone il linguaggio degli anni Novanta, riconoscendo che l’attività estrattiva, malgrado gli effetti ambientali rilevanti, ha un’importanza primaria nell’economia di un paese, favorendo le reti viarie e addirittura “l’aumento dell’occupazione”, un servizio per l’industria e l’attività edilizia. Il consumo di suolo e tutti i problemi ambientali sono in secondo piano. Non per nulla gli obiettivi di sostenibilità vengono considerati tutti quanti compatibili, almeno parzialmente, con la modifica del piano cave, che consiste di 35 ambiti estrattivi di sabbia e ghiaia, uno di torba e ben 8 cave di riserva di sabbia e ghiaia. E’ prevista una nuova cava a Crotta d’Adda, nelle vicinanze dell’Adda, in località depuratore, per 20mila metri cubi all’anno per 10 anni. La cava di riserva 5, fra Gussola e Torricella del Pizzo, prevede oltre 6 milioni e mezzo di metri cubi di sabbia e ghiaia, da utilizzare per la Tibre e in parte minore per la Cremona-Mantova. Si scaverà anche fra Gussola e Martignana Po, per le due autostrade, e a Pessina Cremonese e Cicognolo per la Cremona Mantova.

Vertice in Provincia domani per il comitato di Crotta

 

Il comitato di Crotta D’Adda “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute” incontrerà domani alle 13 il presidente della Provincia Davide Viola, nella sede di corso Vittorio Emanuele II, per chiedergli di prorogare le scadenze già previste dall’iter autorizzativo del compostaggio Sovea. Il 9 novembre è troppo prossimo per poter designare esperti indipendenti e quindi presentare Osservazioni sostenute da una piena conoscenza della documentazione depositata dalla ditta Sovea. Nello stesso tempo il diritto all’informazione e alla partecipazione dei cittadini alle decisioni ambientali che li riguardano direttamente, come residenti, è tutelato dalle leggi. Le decisioni toccheranno agli uffici del settore Ambiente della Provincia, in conferenza dei servizi con i Comuni interessati, rappresentati solitamente dall’ufficio tecnico. E’ un dato di fatto però che gli impatti ambientali stanno aumentando e che una valutazione su area sufficientemente vasta, che comprenda più Comuni, appare utile ma non ancora eseguita e nello stesso tempo legittimata politicamente. E’ una scelta politica infatti dare una destinazione a un territorio attraversato da un’ex statale come la Codognese. La passione per l’incremento del Pil non dovrebbe dimenticare gli impatti ambientali, gli odori, la polvere, i rumori, le varie forme di inquinamento che stanno colpendo soprattutto in questo periodo autunnale, a partire dall’inquinamento atmosferico, chiunque si trovi a calpestare il territorio cremonese. L’ente Provincia darà risposte efficaci? La questione ambientale si fa pressante in diversi centri abitati: l’ente Provincia può dimostrarsi realmente strategico, viste le competenze degli uffici, per le autorizzazioni e i controlli.

Ecco come appare il territorio di Crotta d’Adda sulle mappe: uno spazio da riempire. Ma come? Per ora basta disegnare una figura geometrica in rosso accanto a una discarica, ed ecco il futuribile compostaggio

Non è mai stato un alfiere dell’ambiente, Davide Viola, e non era certo questa la qualità che veniva richiesta per le cariche di sindaco di Gadesco Pieve Delmona e di presidente della Provincia. A Gadesco, dove Viola è sindaco dal 2004 e vicesindaco dal ‘95 al 2004, non risulta che sia stato sollevato un problema riguardante l’espansione del centro commerciale Cremona Due, dato che il territorio comunale non presenta zone protette né complicazioni idrogeologiche, apparendo quindi destinato, come accade, a fornire lontani orizzonti agli ampliamenti di Cremona Due. La passione dei costruttori e del consumo di suolo ha trovato sfogo nel corso dei lustri gadeschesi. In Provincia poi, nel 2014, al termine dell’ultimo mandato compiutamente politico, quello del presidente Massimiliano Salini (oggi con Forza Italia), tutt’ora europarlamentare, la crisi istituzionale dell’ente fa sì che la presidenza di Carlo Vezzini (Pd) venga sostenuta anche dal centrodestra. Allo stesso modo Davide Viola (Pd), già vice di Vezzini, nell’elezione di secondo livello non trova avversari: la lista di alternativa ambientalista non decolla. L’unanimismo caratterizza anche il mandato di Viola, iniziato nel novembre 2016: il suo compito era innanzitutto la stabilità del bilancio negli anni della crisi seguita alla riforma Delrio. Le proposte di bilancio partecipato, avanzate in tempi di campagna elettorale dal sindaco di Vescovato Maria Grazia Bonfante, non hanno trovato seguito.

Davide Viola non si mostrato insensibile: ha ascoltato la proposta di Cesare Vacchelli (comitato No autostrade Sì ferrovie) di creare un tavolo provinciale per promuovere il Tibre ferroviario. Risultati da quanto si sa non ce ne sono.

Gli uffici hanno inevitabilmente proseguito – questo l’effetto percepito da diversi osservatori – la linea del mandato Salini, sostenuti dalle norme vigenti, sia regionali che nazionali, leggi tali da suscitare critiche e perplessità dal mondo ambientalista.

Dipendente prima della Banca Popolare di Cremona e oggi del Credem, Davide Viola non passa neppure per un cultore delle grandi opere e del consumo di suolo. Le scelte strategiche dell’ente Provincia negli ultimissimi anni sono state caratterizzate da numerosi lavori di manutenzione straordinaria delle scuole superiori e delle strade, quando possibile, e per la strenua lotta dell’ente per garantire i servizi durante la grave crisi istituzionale che si è accompagnata ai progetti di riforma degli ultimi governi.

Crotta D’Adda, nuovo comitato in pressing sulla Provincia e il Comune

CROTTA D’ADDA CR Dopo le tensioni e i malumori dei giorni scorsi, che hanno condotto anche alle dimissioni del consigliere comunale Marco Rizzi, il sindaco Renato Gerevini e il neonato comitato locale hanno trovato un’intesa ieri sera in una dichiarazione congiunta dopo un incontro in Comune. La questione centrale è la richiesta della società Sovea di costruire su prato verde un compostaggio di rifiuti verdi, con produzione di cippato, accanto a una discarica d’inerti nelle prossimità della località Fornace, in un territorio già gravato da biogas e allevamenti suinicoli. L’iter autorizzativo è stato avviato da più di un anno, ma i cittadini, compresi alcuni consiglieri comunali, come Marco Ricci, nulla ne sapevano. Dopo la petizione e la raccolta di 473 firme, di cui un centinaio di Acquanegra, ora il neonato comitato “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute”, chiede un incontro urgente al presidente della Provincia Davide Viola, per i prossimi giorni, allo scopo di rinviare ogni decisione. Insieme al sindaco, infatti, il comitato chiede una proroga di almeno un mese all’ente Provincia, rispetto alla scadenza del 9 novembre, per avere più tempo per presentare le Osservazioni, rimandando anche la conferenza dei servizi. Interverrà la valutazione di tecnici indipendenti, uno dei quali scelto dal comitato. La mobilitazione dei cittadini di Crotta spinge inoltre l’amministrazione a compiere una ricognizione degli impatti ambientali già attivi sul territorio, come gli spandimenti di fanghi, oltre alla discarica di inerti, agli allevamenti e al biogas. Ci sarà filo diretto tra comitato e amministrazione, all’arrivo di ogni nuovo documento che riguardi le iniziative imprenditoriali che interessino l’ambiente. In programma anche il coinvolgimento dei Comuni di Grumello e di Acquanegra, per chiedere loro una valutazione condivisa sul compostaggio. La società Sovea non ha ancora presentato un progetto definitivo, ma la conferenza dei servizi, che avrà valore decisionale e autorizzativo, senza passare per la Valutazione d’impatto ambientale, è ormai imminente. Per questo si è affermata a Crotta d’Adda la volontà di esaminare i documenti e compiere monitoraggi.

Da parte propria Marco Rizzi, con le sue dimissioni, fa notare il ruolo marginale in cui si può trovare un consigliere comunale. A Crotta non esiste opposizione: il sindaco Renato Gerevini è sostenuto infatti dall’unica lista presentatasi alle ultime elezioni.

Compostaggio fotocopia per Crotta, e il verde diventa energia

Il Parlamento europeo, con la direttiva 2008/98/CE, del 19 novembre 2008, esclude dai rifiuti il materiale verde di provenienza agricola. L’articolo 2 indica quel che non va considerato rifiuto e la lettera f esclude dai rifiuti:

paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non
pericoloso utilizzati nell’attività agricola, nella selvicoltura o
per la produzione di energia da tale biomassa mediante
processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono
in pericolo la salute umana.

In Italia però la direttiva viene ribaltata con il decreto 23 giugno 2016, che permette di utilizzare potature, ramaglie e residui del verde pubblico e privato per produrre energia.

Ecco la notizia data da biomassapp, soddisfatta dal decreto.

Quindi le materie provenienti da coltivazione agricola o da giardini privati diventano rifiuti che possono essere smaltiti dalle centrali a biomasse, le quali vengono premiate con i contributi pubblici per l’efficienza energetica. Contributi sostanziosi che il recente documento governativo di consultazione per la Strategia energetica nazionale intende ridurre se non cancellare, ma che restano ancora in vigore.

Le centrali a biomasse vengono criticate dalle associazioni ambientaliste per la produzione di polveri. La centrale a biomasse di Cremona sorge accanto all’inceneritore di A2A e appartiene alla stessa società, che ha acquisito il gruppo Lgh, di cui fa parte Linea Energia.

I Comuni sono quindi facilmente soci e clienti delle centrali a biomasse, che fanno parte delle multiutilities come A2A. Per i Comuni c’è la possibilità di avvalersi dei compostaggi, instaurando rapporti economici. Il Comune di Crotta d’Adda sarebbe quindi probabilmente cliente del compostaggio, forse senza vantaggi economici (costa di più al Comune lo smaltimento nella centrale a biomasse o presso il futuribile compostaggio locale?), ma con un possibile vantaggio d’immagine, messo in discussione dalle firme contrarie per il timore di un impatto ambientale eccessivo.

Lo smaltimento tramite compostaggio permette un uso più corretto dei rifiuti verdi, agricoli o provenienti

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L’avviso dell’assemblea pubblica del 6 novembre, firmato dal Maresciallo Luogotenente Cavalier Renato Gerevini, sindaco di Crotta d’Adda

dalla manutenzione dei giardini privati, perché genera compost e non li brucia trasformandoli in energia.

La gestione dei rifiuti verdi, di potature e ramaglie, rimane comunque discutibile: il profilo giuridico è incerto, vista la direttiva europea. La questione principale è tuttavia politica e dipende dalle scelte strategiche delle istituzioni, che appaiono inadeguate, vista la difficile situazione dell’ambiente nella pianura padana.

Ci sono legittimi dubbi però sulla proposta della società Sovea, che intende sì produrre compost ma anche cippato. Si tratta di un mix di due attività che appaiono non necessariamente connesse. Il progetto di Sovea comprende la produzione di biocombustibile e di cippato, che può essere destinato all’incenerimento o al coincenerimento. Il settore Ambiente dell’ente Provincia ha già notato il problema. La biomassa legnosa potrebbe essere riutilizzata in agricoltura o per il compost stesso, non  bruciata per incenerimento o riscaldamento.

Il Comune di fatto potrebbe fare compostaggio da sé. L’esempio è del Comune di Vescovato e del sindaco Maria Grazia Bonfante, che grazie al bando di gara per la gestione dei rifiuti ha escluso l’uso dell’inceneritore. Il Comune di Vescovato distribuirà infatti compost gratuito ai cittadini.

Il territorio di Crotta non dovrebbe comunque essere usato come spazio semplicemente utilizzabile per le attività economiche, perché ha un’evidente vocazione agricola, che verrà sminuita, in caso di autorizzazione, dal consumo di suolo previsto dal progetto di Sovea.

La società Sovea ha presentato efficacemente la propria proposta, avvalendosi di consulenti professionali. Non esiste però un parere indipendente e le prescrizioni del Comune contengono addirittura l’indicazione di fare quanto “sarà autorizzato”.

I cittadini hanno il diritto di partecipare ai processi decisionali, come stabilisce la convenzione internazionale di Aarhus (per leggere il testo, clicca su convenzione_aarhus_25_06_1998).

Personalmente, ritengo che debba cambiare completamente l’economia, perché gli impatti ambientali sono complessivamente troppo elevati, non a causa di un solo impianto bensì di migliaia di impianti in regione.

La macchina autorizzativa però sembra incontenibile, alimentata da una letteratura imponente di documenti di valutazione, di studi, norme e leggi, che, malgrado le buone intenzioni, replicano se stessi, con il risultato di peggiorare una situazione ambientale già compromessa.

Occorre una svolta, cambiare, dire no a un sistema, non tanto a Sovea che non si può demonizzare in alcun modo. Io critico un sistema fatto di tante autorizzazioni di tante attività economiche che, tutte insieme, comprese le cattive scelte dei cittadini, hanno peggiorato di molto la qualità dell’ambiente.

Il Comune ha saputo dell’iniziativa di Sovea dall’11 agosto 2016. Risulta all’albo pretorio la richiesta di Sovea di scavare un pozzo: l’autorizzazione è stata ottenuta, da parte dell’amministrazione provinciale, per uso igienico, innaffiamento aree verdi e altro uso. E’ un’economia idrovora, in tempi di siccità e crisi delle irrigazioni.

Il Comune ha saputo per tempo, da subito, e non ha coinvolto i cittadini, malgrado la convenzione di Aarhus e il diritto morale e reale dei residenti a essere informati tempestivamente delle trasformazioni che interessano il loro territorio, se “abitare” ha un senso che va oltre l’occupare uno spazio “compatibilmente” con un’attività produttiva.

Sovea già vanta due autorizzazioni: per la derivazione irrigua e la fattibilità urbanistica, poiché il terreno del futuribile compostaggio non è vincolato.

I cittadini hanno ricevuto le prime informazioni un anno dopo.