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Il Comune le dà la casa ma senza luce e gas

 

CREMONA Il complesso di case popolari di largo Pagliari è stato ristrutturato recentemente dal Comune, ma non mancano le sorprese. Nell’appartamento del secondo piano assegnato a Silvia Bonvini mancano la luce e il gas, c’è l’acqua calda ma non quella fredda. La curiosità è che le utenze le paga il Comune, che riaprendole dopo la nuova assegnazione si trova a dover pagare 1.400 euro di debiti accumulati nei mesi precedenti. La nuova inquilina, madre di famiglia disoccupata da mesi, già beneficia del titolo sociale, quindi sarà l’amministrazione ad accollarsi il pagamento del teleriscaldamento e delle utenze. I contatori già hanno cominciato a girare, eppure la casa non è abitabile. Per protesta, dopo due mesi di richieste ai servizi sociali, Silvia Bonvini ha deciso di traslocare per alcune ore al giorno dall’alloggio di via Endertà a largo Pagliari, per punzecchiare il Comune chiedendo più rapidità ed efficienza, in una sorta di occupazione di casa propria, allo scopo di ottenere l’allaccio delle utenze, cui ha diritto.

L’appartamento era vuoto: i mobili se li è procurati la nuova inquilina al Centro per il riuso organizzato dal Comune in via dell’Annona 11, comprandoli a prezzi bassi. La casa è nuova, eppure in una delle due camere da letto spunta una finestra montata male, così da non potersi chiudere. La porta finestra dell’ingresso principale è completamente di vetro.

C’è però chi si trova a vivere in una casa già messa in vendita, come una signora che risiede nel quartiere Boschetto, madre di due figli, che chiede aiuto al Comune e attende da quattro mesi una risposta. Intanto le utenze sono state ridotte al 30%: non potendo pagare le bollette il distacco sembra prossimo.

 

 

Cambio d’alloggio popolare da 1.500 euro

 

CREMONA Il cambio d’alloggio è uno choc per Marsida Istrefi, immigrata da più di dieci anni che sta preparando il trasloco dalle case popolari di via Giuseppina 6 a largo Pagliari, a un prezzo che a un primo impatto è stratosferico: 1.500 euro, per una madre di famiglia con tre figli e stipendio sui 400 o 500 euro al mese, cui si aggiunge il convivente, padre del neonato, anch’egli con un lavoro precario. In via Giuseppina l’appartamento, nella palazzina al civico 6, perdeva calore come un colabrodo, com’è risultato dalle analisi dell’Aler, che aveva la gestione. Dopo il sopralluogo dei carabinieri del Noe, il cambio di casa sta diventando realtà, nelle palazzine di largo Pagliari, da poco inaugurate dal Comune, che sull’edilizia pubblica assieme alla Regione e allo Stato ha investito molto. E invece ecco le sorprese. Bisogna comprare una cucina, naturalmente usata, con cappa e fornelli a norma, e il teleriscaldamento non è ancora attivato. Occorre l’intervento dell’idraulico, e a carico di chi se non dell’assegnataria? Aiuta la Caritas, facendo prestiti senza interessi a chi una busta paga.

Il canone d’affitto mensile è però di 137 euro, almeno un terzo del reddito: quando può aiuta il suocero pensionato. Oggi infatti il lavoro può non bastare a pagare le spese di una casa popolare. Il tutor condominiale consiglia di verificare i conti in Comune: com’è possibile che una casa destinata ai più deboli costi tanto? E la trafila da un ufficio all’altro continua. Bisogna comunque comprare i contatori nuovi: oltre alla casa, tra le spese fisse c’è la mensa scolastica. E’ il nuovo welfare: bisogna partecipare alle spese. Il vicino di casa, intanto, ha i muri ammuffiti. Chi pagherà? Difficoltà anche in piazza dei Patrioti, a Borgo Loreto, dove un appartamento appena assegnato ha subito avuto bisogno di una serie di interventi di manutenzione, da parte dell’Aler.

E dire che in Largo Pagliari il Comune, dal 2003 a quest’anno, ha comunque speso 11 milioni e 600mila euro per la manutenzione straordinaria, più le spese di rifacimento del tetto, che era stato gravemente danneggiato dalla grandinata di quell’anno. Sono stati rifatti più di 80 alloggi, tra un intervento e l’altro, creati spazi di gioco per i bambini e sistemati i quattro cortili dell’intero complesso di edilizia pubblica, che ha ormai superato il secolo di vita.