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Inceneritore, tassa occulta da 961mila euro

CREMONA La determinazione del settore Ambiente del Comune, firmata il 17 aprile dalla dirigente Mara Pesaro, confessa nell’ultima delle quattro pagine il dato più amaro: 961.400 euro che il Comune pagherà quest’anno per poter usare l’inceneritore, una tassa occulta, una spesa che aumenta di 50mila euro rispetto a due anni fa. Sono soldi che l’amministrazione incassa dai cittadini che pagano la Tari, utilizzati, come vuole la legge, per coprire i costi complessivi della gestione del servizio rifiuti, sui 10 milioni annui, praticamente invariati negli ultimi anni. Nel 2014 il sindaco Gianluca Galimberti prometteva la chiusura dell’impianto di San Rocco entro tre anni con un piano industriale adeguato, ora il programma del ricandidato Galimberti ripropone l’obiettivo, entro la data del 2024, indicata da A2A. Chi si aspettava un taglio della Tari dopo l’incremento della differenziata, arrivata al 75%, non è stato soddisfatto. La promessa si rinnova e si precisa nel programma elettorale. Rispetto ai programmi che Lgh valutava anni fa, il “raddoppio” dell’impianto di San Rocco, con il cosiddetto revamping, non si farà. Il piano industriale di Lgh, nel frattempo acquisita da A2A, prevede investimenti in Lomellina, non a Cremona: l’auspicio del centrosinistra, come sottolinea l’assessore Alessia Manfredini, è che il flusso dei rifiuti da incenerire sia spostato verso Corteolona, dove la Provincia di Pavia ha già autorizzato il raddoppio dell’impianto esistente. La città di Cremona bruciava 14mila tonnellate, a San Rocco: il dato ora è sceso a 10mila, soprattutto grazie alla crescita della differenziata in città. San Rocco però riceve rifiuti da tutta la provincia e ne smaltisce 75mila tonnellate all’anno: Cremona non è quindi decisiva e necessita della collaborazione degli altri Comuni. Il compito della nuova società Linea Green, che ha sede in viale Trento Trieste, è però offrire un’alternativa al teleriscaldamento, una volta scollegato dall’inceneritore. Il centrosinistra promette quest’anno di lavorarci seriamente con Lgh. La decisione spetterà ad A2A e a favore degli ambientalisti cremonesi dovrebbe giocare la riduzione degli incentivi governativi, che punta a far accorpare gli impianti. Da parte loro, gli abitanti della Lomellina sono già mobilitati, perché in questi giorni è stato autorizzato dal Tar il tredicesimo impianto di trattamento fanghi nella sola provincia di Pavia.

Il Comune spegne la luce su Lgh

Tante lotte per concludere l’alleanza territoriale (per i critici però è stata una vendita) ad A2A, allo scopo di resistere alla concorrenza internazionale, ed ecco che la concorrenza già batte Lgh, e chi lo certifica è proprio la giunta Galimberti. Destino amaro e ingrato! L’incontro col libero mercato rischia di essere accecante.

 

CREMONA La giunta Galimberti ha bocciato la proposta della sua partecipata Linea Reti Impianti, del gruppo Lgh, anche se economicamente più conveniente, almeno a prima vista. Infatti per l’appalto del servizio di efficientamento dell’illuminazione pubblica, Lgh ha presentato una proposta di convenzione della durata di vent’anni, con un canone annuale di un milione e 530mila euro, più Iva, meno di quanto offerto da Citelum, la prediletta del Comune, che chiede 60mila euro in più, oltre all’Iva, ma per nove anni con una maggiore offerta di investimenti e servizi. Situazione imbarazzante, anche perché il prevalere di Citelum, controllata dal maggiore produttore di energia del mondo, cioè la francese EdF, fa temere che Lgh, abbia a che fare con un concorrente temibile destinato a radicarsi nel territorio, anche se la cessione del 51% delle azioni ad A2A ha avuto proprio lo scopo di reggere l’urto della concorrenza. Il Comune ha dato a un gruppo di lavoro tecnico-politico, guidato dall’assessore Alessia Manfredini, il compito di comparare la due proposte. L’offerta di Lgh è stata bocciata perché non coerente con gli obiettivi del bando municipale: l’avvio dei lavori non sarebbe stato possibile prima del 2018, mentre l’amministrazione vuole procedere nel più breve tempo possibile, per mettere in sicurezza le strutture deteriorate – come lampioni e semafori – e beneficiare quest’anno del risparmio garantito dai sistemi più moderni. Citelum farà risparmiare per il 61% da subito e Lgh solo il 56%. Il sistema “punto a punto” dell’illuminazione pubblica permette il telecontrollo dell’intensità di ogni punto luce 24 ore su 24 e Lgh invece gestirebbe solo le centraline, senza quindi integrare l’illuminazione pubblica nella Smart city che l’amministrazione Galimberti vuole realizzare, in nome di internet e delle tecnologie più avanzate, portando le lampade led in tutta la città. Neanche la durata ventennale dell’appalto pare giustificata dalla giunta, che preferisce i nove anni proposti da Citelum pronta a compiere maggiori investimenti, per un totale di 6,7 milioni. La differenza tra il grande gruppo francese e la partecipata cremonese dipende anche da 50 nuovi attraversamenti pedonali, da 100 bolle wi-fi e da soluzioni più innovative lungo la ciclabile per Cavatigozzi. E così Lgh non regge: il Comune preferisce il bando nazionale Consip, con prospettiva europea, per un futuro più luminoso e forse più francese.