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Via Persico non è pericolosa

CREMONA Via Persico, la strada che attraversa il cuore del Maristella, è stata il teatro di ben tre incidenti fra l’inizio di giugno e la prima decade di luglio. Le proteste degli abitanti per la pericolosità della strada sono quindi ricominciate, nella speranza, da parte di alcuni, che venisse ricollocato l’autovelox tolto dal Comune nel 2017. La polizia locale ha esaminato le statistiche degli ultimi 10 anni e la dinamica degli incidenti, nei quali non è risultato un superamento dei limiti di velocità, bensì un comportamento assai incauto. Sono stati poi eseguiti 10 servizi di telelaser in via Persico per quattro ore l’uno, con l’esito di 8 o 10 multe al giorno. Il giro di vite comunque non ci sarà, anzi la polizia locale smonta del tutto il teorema di via Persico strada pericolosa.

[dichiarazione del comandante]

Per quest’anno gli incassi da multe sono previsti in eccezionale diminuzione, del 60%: un milione e 700mila euro accertati fra gennaio e giugno. Non c’è da temere però una recrudenza, come fanno sapere da piazza della Libertà.

Il consumo di suolo è d’obbligo nel regno di Malvezzi: incombono tre nuove lottizzazioni

 

CREMONA A distanza di anni il Piano di governo del territorio voluto dall’ex assessore Carlo Malvezzi, diventato consigliere regionale, colpisce ancora, grazie all’evoluzione delle norme regionali e nazionali, e la giunta Galimberti non riesce a opporsi. Al Boschetto, lungo la via cascina Sant’Elena, una delibera di giunta ha accolto, nella prima riunione dopo il referendum costituzionale, lo schema di convenzione con l’impresa Costa, che intende realizzare otto villette, oltre a un parcheggio e una strada. Ancora consumo di suolo, dunque, per seppellire sotto il cemento e l’asfalto un prato verde rimasto libero ai confini del centro abitato, ma quel che è peggio è che sono possibili altre lottizzazioni: al Maristella e di nuovo al Boschetto. Il giudizio solitamente inflessibile dell’architetto de Crecchio si attenua, perché il Comune appare circondato da fattori ostili. Da una parte la Regione ha concesso tre anni di tempo ai proprietari per presentare i piani attuativi e iniziare a costruire, pena la revoca del diritto ad aprire i cantieri. Dall’altro lato ci si è messo il governo, che esenta dal pagamento delle tasse gli agricoltori che dichiarano i terreni edificabili funzionali alla loro attività. Mentre la crisi del mercato immobiliare continua e le abitazioni invendute restano numerose, chi è interessato a costruire guadagna tempo. Il terzo fattore è il piano regolatore ereditato dall’amministrazione Galimberti, che conta ben 32 ambiti di trasformazione, 32 aree cremonesi destinate alla cementificazione. Il centrodestra ha voluto tutelare la creazione di lavoro in questo modo. E’ stata la crisi a salvare il suolo, come nell’area di via Bòmbici e via Flaminia, dove i termini scadranno formalmente a gennaio e l’impresa ha solo firmato la convenzione, non il piano attuativo: dunque non si costruisce, e il cartello pubblicitario sepolto dalle foglie appare il simbolo di un’iniziativa fermata dalla mancanza di domanda di nuove case. La zona di via cascina sant’Elena è inoltre vicina al traffico della tangenziale e a due impianti industriali, come la Wonder e la Keropetrol. Comunque l’impresa edile ha un anno di tempo per presentare il piano attuativo e quindi aprire il cantiere, proprio mentre i valori delle abitazioni, a Cremona, sono scesi notevolmente negli anni di recessione del mercato.