Tag: Ona onlus

Amianto, l’Ona onlus: “Fanno dei controlli e non vedono quel capannone?”

CREMONA La paura dell’amianto serpeggia in via della Vecchia Dogana, dove l’Ats ha controllato la qualità dell’aria nella zona ai confini con la stazione. Diversi residenti si sono preoccupati, già da tre mesi, dato che si è depositata della polvere scura sui davanzali delle finestre e sui balconi: il timore è che si tratti proprio di poveri che contengono eternit e quindi fibre di cemento amianto. L’Ats ha concluso che non si può parlare di effettivo pericolo. Resta il fatto che gli addetti alla rimozione di alcuni sacchi hanno utilizzato tute e mascherine, come quando si compiono operazioni a rischio di contatto con l’amianto: per questi gli abitanti della zona non si sono sentiti affatto tranquilli.

Ci sono infatti solo una ventina di metri da case e condomini popolari. L’assessore all’ambiente Alessia Manfredini ha spedito un’email con valore legale a Rfi, per chiedere chiarimenti sui tempi di smaltimento dei rifiuti: il Comune segue giorno per giorno gli sviluppi.I problemi sono diversi. Rimangono ancora resti della discarica selvaggia che si era formata nella via, dove si trovano in una di verde ancora bidoni, sacchetti e varia immondizia. Inoltre Ivano Bonoldi, dell’Osservatorio nazionale amianto, chiede di sollecitare un altro intervento, a proposito della copertura di un capannone Rfi: “Non so perché non sia stato considerato, dato che stavano facendo i controlli sulla qualità dell’aria”. E nelle vie vicine sono stati notati anche dei garage probabilmente coperti di eternit. In tutti i casi la richiesta è di eseguire la bonifica, sia sul capannone di via Vecchia Dogana, all’interno della stazione, che nei siti confinanti, all’ex Cavalli e Poli, fabbrica dismessa che sorge in via San Bernardo, sull’altro lato della stazione ferroviaria.

Amianto, epidemia tra i ferrovieri di Cremona: tre morti, indaga la Procura

CREMONA L’amianto ha circondato i conducenti dei treni della stazione di Cremona per una vita: era, e in molti casi c’è ancora, negli impianti dei freni, in quelle frenate lunghe centinaia di metri che diffondevano polveri mortali sul pietrisco, i binari e il terreno intorno, respirate da chissà quanti viaggiatori per tanti anni. E c’era amianto nei comparti dei motori diesel dei treni, in tutte le componenti sottoposte ad alta temperatura, nell’impianto di riscaldamento delle cabine di guida dei conducenti, così come nei pannelli collocati nelle carrozze, per isolamento termico e acustico. L’amianto veniva spruzzato sulle pareti delle cabine dei treni, e bastava così il degrado per lasciar circolare quelle fibre, che si conficcavano nei polmoni trasformandosi in bombe a orologeria esplose dopo decenni. Dopo la diagnosi, nel reparto di anatomia patologica dell’ospedale Maggiore, i malati si sentivano come morti che camminano. Non c’è cura efficace contro il mesotelioma, che uccide in pochi mesi. La tragedia dell’amianto ha ucciso tre ferrovieri cremonesi, due negli ultimi mesi – persone andate in pensione ormai da più di dieci anni – senza contare tumori polmonari e le altre gravi patologie. L’Ona onlus lo ha reso noto con un comunicato: la Procura di Cremona indaga e non è escluso che i familiari delle vittime intentino cause per il risarcimento danni contro le Ferrovie dello Stato per l’uso sconsiderato di amianto. Il presidente nazionale dell’Ona onlus Ezio Bonanni, avvocato difensore di molti familiari delle vittime, intende “fare piena luce” sull’aumento di incidenza di casi in provincia di Cremona, oltre che “proseguire con la prevenzione primaria e con la segnalazione e bonifica dei siti contaminati. Occorre almeno bloccare le esposizioni per cercare di arrestare questa epidemia”. Fra i casi legati all’Inar di Romanengo e altri ancora, le vittime in provincia sono una quarantina, ma i siti contaminati sono oltre 6mila in provincia. Il coordinatore dell’Ona onlus di Cremona, Danilo Dilda, è figlio di una vittima, un macchinista delle Fs deceduto nel gennaio di due anni fa, pochi mesi dopo la diagnosi. All’Ona arrivano segnalazioni di presunto amianto ogni giorno, le più rilevanti riguardano alcuni garage a tergo di palazzine residenziali di via Primo maggio, ma anche capannoni artigianali di almeno 1500 metri quadrati nelle immediate vicinanze delle società canottieri, con migliaia di frequentatori ogni giorno, soprattutto d’estate. E ancora un capannone di almeno 1000 metri quadrati in via Eridano, vicino a una struttura con scopo ricreativo e di ristorazione per bambini e famiglie, costruita da poco.

L’Ona onlus insorge a difesa di Dilda

Come ho potuto credere che dare evidenza alle diverse sensibilità all’interno dell’Ona onlus (Osservatorio nazionale amianto) fosse lecito? Se una dirigente nazionale dell’Osservatorio, Antonella Franchi, incalza il coordinatore cittadino Danilo Dilda (“dovevi essere tu a dire che la bonifica va fatta a scuola chiusa” dice un commento su Facebook) non posso assolutamente scrivere che c’è differenza. In realtà la differenza c’è: Dilda tende a mettere in luce la collaborazione con le istituzioni, altri esponenti, come Ivano Bonoldi, collaborano ma polemizzano con vivacità, considerata la realtà del pericolo costituito dall’amianto. Sembra però che chi fa risaltare il dibattito vada immediatamente messo a tacere e indotto a chiedere scusa come se il confronto interno fosse un autentico pericolo. Così, appena visto il titolo “Ona onlus, stoccata a Dilda” ecco arrivare la richiesta di rettifica, pena il ricorso ad Autorità competente da parte del presidente nazionale dell’Ona onlus Ezio Bonanni!

Una stoccata è un gesto sportivo, non un disonore: chi la subisce non è sconfitto né umiliato, ed è anche una puntata polemica. Non sarà quindi Danilo Dilda il protagonista dell’aria della Calunnia del Barbiere di Siviglia. Non è stato calpestato né umiliato.

L’Ona onlus è convinta che l’assessore Andrea Virgilio abbia sbagliato nel dire che “non ci sono rischi”, perché ci sarebbe sempre pericolo di aerodispersione delle fibre. Quando l’Ona onlus entra in Comune con i suoi uomini – Dilda e Bonoldi visto che non ci sono quote rosa – ha a che vedere con il sindaco e il dirigente Carletti. I quali insistono: non ci sono rischi nella scuola Trento Trieste. E’ giusto quindi che l’Ona onlus discuta al proprio interno: il risultato va ottenuto, come in tanti altri casi, vista la grande lentezza delle istituzioni nel fare le bonifiche. Fortunatamente il Comune di Cremona, come la Provincia di Cremona, si è attivato, come riconosciuto da Dilda e anche da Bonoldi. L’amianto comunque uccide anche nel mondo della scuola: 75 deceduti censiti dall’Ona in Italia.

 

Incubo amianto, il sindaco innervosito impugna l’alabarda della retorica

 

Il sindaco è inquieto. La fascia tricolore appare turbata da un incubo: le truppe dei critici di ventura assediano palazzo comunale, cercando di conquistare punti d’appoggio negli intertistizi più fragili tra competenze dei tecnici, ansie soggettivistiche e sensate richieste di sicurezza, indirizzi politici e labirinti comunicativi. Galimberti sfodera persino l’alabarda della retorica, il punto esclamativo in un titolo che contrasta l’allarmismo facendone tuttavia cassa di risonanza. Invoca un “fronte comune”, forse ispirato da una religiosità civile, ma certo non necesssario: per togliere l’amianto dal tetto di una palestra scolastica – come non parlare della primaria Trento Trieste? – è sufficiente compiere la bonifica. Fortunatamente il dirigente comunale Ruggero Carletti spiega che esiste amianto nella scuola Trento Trieste (ne avevo dato notizia circa due anni fa riprendendo un’indicazione di Ivano Bonoldi), che la fibra killer non è pericolosa in quel contesto, perché non può diffondersi liberamente nell’atmosfera, e che comunque la bonifica si farà a scuola chiusa, senza presenza di alunni, come richiesto da Antonella Franchi e Ivano Bonoldi (Ona onlus), appellatisi alle norme nazionali.