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Seconda ondata di esami e visite a pagamento

CREMONA Dopo i mesi drammatici dell’emergenza pandemica e tanti appelli per rafforzare la medicina territoriale, la sanità cremonese è esattamente al punto di prima, mentre l’ospedale è stato inserito dalla Regione Lombardia nella rete dei 17 centri di cura dei malati più gravi di covid-19. In caso di seconda ondata autunnale, i contagiati cremaschi e lodigiani potranno essere ricoverati a Cremona, dove la direzione di largo Priori prepara i diversi scenari di riferimento e i protocolli adeguati per organizzare le cure e di nuovo rimodulare l’organizzazione dei reparti e degli spazi, se necessario. Sale la preoccupazione tra i cittadini e gli amministratori locali, però, per la difficoltà che potrebbero trovare i pazienti colpiti da altre malattie e bisognosi, ad esempio, di chemioterapia: il rischio è che non sia più possibile per i cremonesi rivolgersi alla sanità pubblica nella loro città. Anzi, ci sono casi di tempi d’attesa che superano gli otto mesi mentre si moltiplicano i casi di persone indirizzate dall’ospedale di Cremona alle strutture private, per esami e visite a pagamento, che si tratti di mammografia, visita oculistica o cardiologica o intervento di chirurgia vascolare, che il paziente sia un bambino o un pensionato oltre gli ottant’anni. Matteo Piloni, dai banchi della minoranza, ha segnalato al consiglio regionale che ci sono migliaia di persone che non riescono a prenotare nelle strutture pubbliche di Cremona, Crema e Casalmaggiore. Intanto dal centrodestra e parte del centrosinistra si propone un nuovo ospedale a Cremona, mentre lo stesso direttore dell’Asst Giuseppe Rossi non ha accettato sinora il confronto chiesto dai sindaci sulla medicina territoriale e la prevenzione. Argomenti che si ripresenteranno nelle prossime riunioni tra sindaci, a partire da fine agosto.

Ospedale, pericolo di nuovi tagli

Il consigliere comunale Nicola Pini

CREMONA L’ospedale di Cremona ha subito nel corso degli anni tagli molto pesanti. Il consigliere comunale Nicola Pini, del Pd, sostiene che la Regione Lombardia non solo non ha mai voluto occuparsi della sanità cremonese, e che anche in futuro continuerà con lo stesso atteggiamento. Tutte le medicine riabilitative sono state consegnate alle case di cura e alle case di riposo, sono stati cancellati 30 posti letto in Cardiologia, presto si lascerà chiudere anche la terapia intensiva neonatale, per trasportare i neonati a Brescia. Sono a rischio poi i 20 posti letto di medicina d’urgenza, oggi all’interno del Pronto soccorso. La stessa scuola per infermieri si trova da mezzo secolo in un seminterrato, con finestre che danno su un muro, come in un fossato, al di sotto del livello del terreno, per quanto gli ambienti siano stati rimodernati. Il personale è quasi rassegnato, e anzi teme che il maggiore diventi l’ospedale Covid di tutta la Lombardia, mentre la medicina territoriale è assente, come diventato evidente durante i mesi critici dell’emergenza.

Beneficenza ostentata

Chi vuole fare beneficenza, non lo fa vedere. Il bene, nella sua pudica genuinità, non è esibizionista. Gino Bartali non si è mai vantato di quel che ha fatto. Caso forse unico, di immenso valore etico. Silenzio che vale molto più di un uragano di carta stampata.

Non ho mai sostenuto l’associazione “Uniti per la provincia di Cremona” perché iniziative simili di solito sono inutili. La Regione Lombardia aveva e ha i soldi necessari, tant’è vero che ha realizzato un ospedale in Fiera usato pochissimo. 

Non c’era alcun bisogno delle donazioni da parte di coloro che, dopo aver pagato le tasse, hanno aggiunto anche solo 10 euro per un ospedale in difficoltà. Non era questione di soldi, ma di scelte organizzative e tempestive. Una donazione, poi, ha l’effetto di tollerare gli effetti negativi dell’operato di Formigoni, Maroni e Fontana.

L’associazione ha raccolto 4 milioni inutili, tanto che ne ha adoperati solo 2, che la Regione aveva già a disposizione. Una donazione una tantum non fa crescere una struttura così complessa: ci vogliono scelte strategiche, non regali con foto in prima pagina.

Questa raccolta benefica è stata fatta in modo talmente ostentato, che inviare soldi mi ripugnava. Non darò mai un soldo a un editore che fa di tutto per apparire protagonista al posto dello Stato, quando lo Stato ha tutti i mezzi necessari per far funzionare e controllare il servizio sanitario pubblico, chiunque lo gestisca, anche un privato. 

Dopo l’inizio dell’inchiesta, ho continuato a pensare che Renato Crotti non è il demonio, ma solo la creatura di un sistema, che prevede che per legge le Fondazioni non pubblichino i bilanci. Una legge da cambiare. Non posso giudicarlo al posto della magistratura, ma se risultasse colpevole, non potrei comunque conoscere le sue motivazioni e il contesto che l’ha circondato. 

Non pare in ogni caso un mostro degno di prima pagina per diversi giorni, quando ci sono evasori fiscali di somme enormemente più alte, e quando ci sono giornalisti che parlano con orrore e disprezzo delle tasse e dello Stato, e politici che invocano continuamente l’Italia e il popolo italiano, per il quale non fanno proprio niente, se non sono dannosi. L’inchiesta ha disturbato l’immagine che il quotidiano ha costruito di se stesso, come salvatore dell’ospedale, dopo aver costruito l’altra immagine degli eroi del covid. 

Quel violino che il diavolo non ama più

Da sinistra il direttore amministrativo Gianluca Bracchi, la violinista Lena Yokoyama e il direttore generale Giuseppe Rossi

Ed è un peccato, perché il diavolo è necessario, come argutamente afferma una nota psichiatra italica. Non che lo si debba seguire: rapportarsi con quel male è però inevitabile. C’è dell’ambiguo infatti nella storia della musica e della cultura occidentale, che sovente ha messo un violino tra le mani del diavolo nelle varie forme che il maligno ha assunto, amando sempre la musica e utilizzandola per mettere a prova noi bipedi implumi, che spesso non meritiamo definizioni più altisonanti, come animale razionale o homo sapiens.

A Cremona però il violino non è romantico: è sdolcinato, convenzionale, tradizionale ed esaltato ossessivamente dalle testate private locali. È un violino sempre positivo, pubblicizzato come un marchio, cui è stata estirpata, con atto castrante, la suddetta essenziale ambiguità e pericolosità: un veicolo promozionale qualunque, che non viene usato per fare musica bensì per promuovere lo stesso strumento ad arco. La musica però, come tale, deve far paura e angosciare, non solo affascinare, o almeno deve affascinare pericolosamente. A Cremona, al contrario, il violino serve come marchio di una città privatizzata, sottoposta all’imperio di un potentato localmente insuperabile, che fa beneficenza e dona all’ospedale dispositivi utili come le visiere. Va sostenuto l’ospedale, vanno difesi i lavoratori della sanità, ma non mi rassicura la presenza così forte dei privati, et dona ferentes.

Di seguito il comunicato ospedaliero.

Consegna speciale questo pomeriggio presso l’Ospedale di Cremona.

Lena Yokoyama (violinista)e Filippo Mondini di (Pro Cremona) hanno consegnato le prime visiere protettive prodotte da Kyocera e destinate ai sanitari.

Ad accogliere il dono Giuseppe Rossi (Direttore Generale) e Gianluca Bracchi (Direttore Amministrativo).

Una donazione dal forte valore simbolico che, attraverso l’indimenticabile l’esibizione di Yokoyama  sul tetto dell’Ospedale, pone al centro dell’attenzione la solidarietà come bene comune per l’umanità.

Questa donazione fa parte delle iniziative lanciate durante la pandemia degli scorsi mesi,

attraverso le quali “Pro Cremona” e l’associazione benefica “Uniti per la provincia di Cremona”

hanno istituito una raccolta fondi volta a dare un contributo economico al dipartimento

sanitario provinciale, duramente colpito dal Coronavirus.

I fondi sono stati raccolti grazie alla vendita dei diritti del video dell’esibizione della

violinista Lena Yokoyama sul tetto dell’Ospedale Maggiore ed attraverso la vendita dei

quadri Tonki raffiguranti le foto più significative del periodo della pandemia.

La donazione di mascherine odierna è la prima donazione ufficiale, ne seguiranno altre da

concordare con l’ASST sulla base dei bisogni Ospedalieri.

Covid-19, a Vescovato 7 positivi fra i lavoratori del macello Prosus

VESCOVATO CR Sette dipendenti del macello Prosus sono risultati positivi al test del tampone, che nei giorni scorsi è stato esteso a tutti i lavoratori dell’azienda, circa 300, compresi i dipendenti forniti dalle cooperative. I malati di covid-19, alcuni italiani e altri immigrati, sono stati messi in quarantena al loro domicilio, secondo le disposizioni sanitarie. Non risultano casi gravi fra loro, in buona parte residenti nella zona di Cremona, e da quanto se ne sa nessuno è stato ricoverato in ospedale. Uno di loro, l’ottavo positivo, ha ricevuto in questi giorni un esito negativo e dunque può tornare al lavoro la settimana prossima. Nei giorni scorsi tutti i dipendenti sono stati sottoposti al test del tampone. La preoccupazione tra i lavoratori è elevata, malgrado l’indebolirsi dell’emergenza sanitaria nazionale, perché le occasioni di assembramento e di contatto persistono, ad esempio nella sala in cui si timbra il cartellino o nei pressi della macchina del caffé. L’azienda ha fornito una mascherina al giorno ai dipendenti, oltre al gel per l’igiene delle mani, con altri provvedimenti, come gli ingressi separati, per consentire il distanziamento. All’inizio della pandemia, in febbraio, il sindacato Usb ha inviato una lettera alla direzione per sollecitare l’applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro. L’azienda ha provveduto, tuttavia la paura rimane.

Tamponi a farfalla e cantieri, sanità nella bufera

CREMONA La sanità rimane al centro di un dibattito aperto ma senza soluzioni condivise. La direzione dell’ospedale maggiore ha approvato nuovi interventi di ristrutturazione, nell’ambito del piano regionale di investimenti, proprio durante la discussione politica sulla necessità di un nuovo ospedale. Le ristrutturazioni riguardano l’incremento del livello di sicurezza antincendio, per due milioni e mezzo, e il centro diurno della psichiatria, per un milione e mezzo. In tutto, occorrerebbero 196 milioni e 15 anni per ammodernare il nosocomio, protagonista internazionale della lotta alla pandemia, quando un nuovo edificio costerebbe 250 milioni. La proposta del nuovo ospedale divide sia la politica che i medici. Regna la divisione anche nella discussione sulla pandemia. Non pochi abitanti di Casalmaggiore hanno commentato variamente sul modo in cui ieri sono stati eseguiti i tamponi ieri e mercoledì presso l’oratorio san Leonardo. I cittadini hanno trovato gli avvisi dell’Ats la mattina di mercoledì, in seguito allo sprigionarsi di un nuovo focolaio infettivo sul territorio. Le persone si sono messe in fila, creando un assembramento spontaneo, e al termine alcuni hanno protestato, affermando inoltre di non comprendere perché alcuni hanno ricevuto il prelievo dal naso e altri invece sia dal naso che dalla gola. Il tampone non sarebbe insomma uguale per tutti

L’aria è tornata irrespirabile, primi accessi al Pronto soccorso per il caldo


CREMONA Ieri la qualità dell’aria a Cremona era scadente, secondo l’Arpa: il dato dell’Ozono O3 è arrivato a un massimo di 205 microgrammi per metro cubo, per una media di 184 quando la soglia d’informazione è 180. L’aria è tornata irrespirabile: è pericoloso per i soggetti fragili esporsi al sole e fare attività fisica. Già lunedì Legambiente Lombardia ha iniziato a contestare la Regione che non informa i cittadini sui rischi per la salute connessi alla concentrazione del gas nocivo. Oggi è stata la Coldiretti a lanciare l’allarme: il mese di giugno è bollente, le precipitazioni sono dimezzate e ridotte al 52% rispetto alla media di riferimento e le temperature sono più alte di 2,2 gradi. Nessun territorio della Lombardia si sottrae ai rischi legati al caldo e alla siccità, Cremona è reduce dallo stress invernale del primato nazionale delle polveri sottili e ora il Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Cremona registra i primi accessi per i problemi correlati al caldo, su un totale di 180-200 persone al giorno. Crema è nella stessa situazione: 200 accessi giornalieri al Pronto soccorso, dove i camici bianchi messi sotto pressione più che d’inverno. A Cremona l’Ospedale ricorda le regole d’oro, come indossare abiti di fibre naturali, lino e cotone, e non sintetiche, aerare i locali, coprirsi quando si entra in un ambiente climatizzato, proteggersi con cappello e occhiali scuri quando si esce, bere spesso, consultare il medico se si soffre di ipertensione. 

Giorni difficili per chi organizza l’assistenza agli anziani e ai disabili, come l’Auser, impegnata con i suoi volontari nell’emergenza caldo per una convenzione con l’Ats: gli anziani a rischio, oltre i 75 anni, sono più di 19mila in provincia. Sono in magra tutti i fiumi: il livello idrometrico del Po è 6 metri e 57 centimetri sotto lo zero, il che significa otto metri e 70 meno del livello di riferimento più basso. La temperatura di Cremona si aggira sui 32 gradi all’ombra, con scarsa ventilazione. La Coldiretti, per prevenire i danni all’agricoltura causati dalla tropicalizzazione del clima, chiede interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua, se si vuole conservare qualità all’agricoltura.