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Smog, Legambiente: “Si migliori anche la compatibilità dell’acciaieria Arvedi”

Al termine del comunicato di Legambiente, uscito al superamento dei 35 sforamenti annui della soglia di pm10 a Cremona, appare un intervento critico nei riguardi dell’acciaieria Arvedi, che si basa sull’inventario di dati Arpa, Inemar, riferito al 2014. E’ possibile richiedere a Inemar una elaborazione personalizzata dei dati delle centraline di rilevamento dell’inquinamento atmosferico.

“Da tempo diciamo che a Cremona dell’inceneritore non c’è più bisogno – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia È arrivato il momento di dire stop all’agonia di questo impianto, che è ormai arrivato a fine corsa. Ma anche l’acciaieria Arvedi deve migliorare la propria compatibilità: stiamo parlando di una delle più grosse metallurgie italiane, che sorge a pochi metri dalle case di una città di oltre 70.000 abitanti. Se un impianto così problematico vuole continuare a convivere con la città, deve migliorare di molto le proprie prestazioni ambientali, sia nello stabilimento che nella logistica, spostando su ferro gran parte delle proprie movimentazioni di materie prime e lavorati”.

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Fonte: elaborazione Legambiente su dati INEMAR 2014

Troppe polveri cancerogene, occorrono politiche ambientali

Occorrono politiche ambientali nuove e molto più efficaci. L’alleluja del presidente regionale dell’Arpa, che giusto un mese fa celebrava il miglioramento della qualità dell’aria, non ha considerato il dato di fatto essenziale: le emissioni di gas inquinanti sono eccessive. Simini non lo ha considerato perché il suo compito è quello di misurare e controllare, gli indirizzi non li dà l’Arpa – purtroppo – bensì la politica europea, nazionale, regionale e locale, che ha accettato limiti di pm10 e pm 2.5 troppo alti. Occorrerebbe un’autorità ambientale indipendente, ma intanto occorrerebbe dare più poteri, o almeno riconoscere subito maggiore autorevolezza all’Arpa anche così com’è. La sentenza del consiglio di Stato, che ha disposto di non cavare argilla in località Pianalto della Melotta, stabilisce che i vincoli ambientali superano le determinazioni degli enti locali, anche della Regione. E’ un principio di cui tener conto in generale.

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Un giorno di pioggia non basta più per far scendere le polveri pm10 sotto i 50 microgrammi. Nella mappa regionale Cremona è in una situazione simile a quella di Milano, ed è peggiore del territorio che la circonda. Esiste chiaramente un problema locale che in vent’anni non  è mai stato affrontato e risolto. Il sindaco darà maggiore ascolto all’assessore all’ambiente? La tutela della salute prevarrà finalmente sulla tutela degli interessi dei produttori di auto vecchio tipo, anche diesel, e di industrie con impianti ai limiti delle regole? Le responsabilità sono molto diffuse ma hanno un’origine.

Ieri a Cremona in via Fatebenefratelli la media delle pm 10 è stata 51, in piazza Cadorna 68, a Spinadesco 57, a Crema 49, a Soresina 45. A Cremona le pm 2.5 sono rimaste sopra 40.

In 35 giorni dall’inizio dell’anno, solo 4 volte l’aria di via Fatebenefratelli la soglia di 50 è stata rispettata. E’ il diciottesimo giorno consecutivo di sforamento.

 

 

Tamoil, il sindaco si rifà al decreto sviluppo di Monti: niente bonifica

CREMONA Delusione da parte dei Radicali per la risposta data dal sindaco Gianluca Galimberti l’altro ieri, alla richiesta di modificare gli obiettivi di bonifica del sito Tamoil dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza d’appello. La fonte dell’inquinamento da idrocarburi è una sola, originata dall’ex raffineria di petrolio, eppure i progetti sono due con obiettivi differenti: la messa in sicurezza delle aree esterne, già iniziata, e la bonifica delle aree interne, mai cominciata, anche se l’industria è già chiusa e trasformata in deposito da sei anni. Le sostanze inquinanti, nel corso degli anni, si sono spostate verso l’esterno: dunque l’intervento di pulizia dagli idrocarburi non può essere più leggero della bonifica del sito interno all’industria. Sergio Ravelli e Gino Ruggeri, che rappresentano l’associazione dei Radicali cremonesi, hanno chiesto di unificare gli obiettivi per questo, confortati dalle motivazioni della sentenza d’appello. Il sindaco Galimberti invece si riferisce alla legge 134 del 2012, cioè il decreto sviluppo del governo Monti, voluto dal ministro Passera, il famoso decreto salvapetrolieri, che ha consentito a Monti di autorizzare anche contestate piattaforme marittime petrolifere. Il referendum anti trivelle dell’anno scorso voleva affondare il decreto sviluppo che adesso Galimberti invoca su Cremona, perché c’è bisogno di reindustrializzare l’area, e quindi finché non vengono tolti gli impianti della Tamoil di bonifica non si può parlare. Il sindaco ha scritto che va verificata la compromissione delle matrici ambientali. I Radicali non apprezzano affatto questo atteggiamento, perché la messa in sicurezza delle aree esterne non basta e insistono: “Il procedimento può essere modificato direttamente dal Comune che ne è il responsabile”. E per il Comune si presenta l’opportunità, come notano Ravelli e Ruggeri, di rispondere all’istanza di terzi interessati, come i soci della canottieri Bissolati, ad esempio, che si trova di fronte all’ex raffineria e che potrebbe chiedere il risarcimento danni.

Polveri sottili, rischio di danni gravi ai bambini

 

E’ veramente il caso di rassicurare e tranquillizzare i cittadini tenendo una soglia d’allerta bassa, e quindi incoraggiandoli a non preoccuparsi troppo per un inquinamento fuori controllo? Le polveri sottili causano danni enormi ai neonati e ai bambini: è stato segnalato già dai medici e il Comune lo sa, la Regione lo sa, il Governo lo sa. Manca solo una decisione netta, che pure deve arrivare: basta con i combustibili fossili. Ambientescienze insiste, con tutte le ragioni.

 

CREMONA Le raccomandazioni si sprecano, fra Comune e Arpa, per limitare i botti di Capodanno e l’inquinamento da polveri sottili che può aumentare di conseguenza. Il presidente di Arpa Lombardia Bruno Simini invita i cittadini a un comportamento consapevole, per evitare che il primo gennaio l’inquinamento atmosferico sia doppio o triplo rispetto al limite europeo di 50 microgrammi, com’è accaduto spesso negli anni scorsi, per effetto della dispersione di polveri.

Anche nel 2016 Cremona, come le altre città lombarde, ha superato i 35 giorni di sforamento, come succede puntualmente dai primi anni del secolo. Ma il rispetto del limite di 50 non sembra sufficiente, viste le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda non più di 20 microgrammi, mentre il mese di dicembre ha visto l’aria di Cremona e provincia, nel migliore dei casi, contenere una quota doppia di polveri. Sono ben più pericolose però le pm2,5, che però non hanno nemmeno una soglia d’allerta. L’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza riconosce che i bambini, quando nascono nelle aree inquinate, rischiano uno sviluppo polmonare inferiore del 30%, con danni irreversibili. L’impatto neurologico cognitivo dell’aria inquinata sui bambini è robusto, come ha segnalato recentemente un medico del Kings college di Londra, fino al pericolo di mutazioni genetiche. Ecco perché l’associazione cremonese Ambientescienze chiede un impegno molto più serio agli enti locali, invitandoli a non limitarsi a palliativi utili solo a tranquillizzare i cittadini.

L’amministrazione intanto acquista cartelli segnaletici per aumentare la conoscenza e il rispetto del protocollo antismog. Da parte sua il sindaco Gianluca Galimberti ha emesso un divieto tassativo da ieri fino al 3 gennaio, con sanzioni di 150 euro per chi trasgredisce. Non si possono far esplodere botti  o petardi di qualunque tipo in tutti i luoghi in cui si svolgono manifestazioni pubbliche o aperte al pubblico, ed entro un raggio di 200 metri da ospedali, case di cura, comunità varie e ricoveri di animali. Limiti più stringenti, quindi, ma l’appello di fine gennaio 2015 rivolto da Ezio Corradi alle istituzioni cremonesi, del Coordinamento comitati ambientalisti Lombardia, per prendere decisioni contro l’eccesso di inquinamento dell’aria, che vede Cremona come zona rossa nella già inquinata Lombardia, appare profetico, visto che sembra impossibile rispettare il limite europeo dei 35 giorni annui oltre la soglia d’allerta.

Qualità dell’aria pessima, si contano malati e morti

 

CREMONA Le polveri sottili pm10 da quattro giorni hanno superato la soglia d’allerta, per continuare a crescere fino a raddoppiare, tanto che a Cremona la centralina dell’Arpa di via Fatebenefratelli segna 110 parti per milione, mentre a Spinadesco il dato arriva a 122, due volte e mezza la soglia d’allerta di 50, e a Crema in via XI febbraio il dato è 104. Qualità dell’aria “pessima” secondo l’indice inaugurato dall’Arpa poche settimane fa: è la dura verità sull’aria di Cremona e provincia, come di gran parte della Lombardia, ogni volta che il clima si stabilizza e non piove. Una verità che ridimensiona i commenti ottimistici trapelati dal Comune, solo pochi giorni dopo la diffusione della nuova classifica nazionale Ecosistema urbano, che vede Cremona salire dal 30° al 20° posto dal 2014 a quest’anno, considerando i dati della differenziata, della dispersione delle risorse idriche, della depurazione, dell’incremento delle piste ciclabili e delle zone pedonali, per i quali l’assessore Alessia Manfredini ha dichiarato la propria soddisfazione. L’inquinamento atmosferico vede però Cremona superare da dodici anni il limite europeo dei 35 giorni oltre la soglia d’allerta delle polveri sottili: quest’anno, grazie alle piogge e a una serie di accorgimenti, il totale è solo 32. Si avvicina quindi l’ennesimo blocco del traffico. Ci sono due sindaci però, Oscar Bini di Bonemerse, paese nelle immediate vicinanze dell’inceneritore, e Maria Grazia Bonfante di Vescovato, che hanno chiesto all’Ats i dati sulle malattie causa di ricovero in ospedale e di morte. Statistiche limitate, considerato il numero degli abitanti, e che tuttavia a Vescovato vedono le malattie alle vie respiratorie come prima causa dei decessi. Si tratta di un dato che nell’atlante della mortalità dell’Ats veniva segnalato sopra la media nazionale, nel decennio ‘98-2009, per quanto riguarda la popolazione femminile. Ed è il Cremasco il territorio che ha fatto salire il triste dato statistico. In questi anni preoccupano i dati sulla riduzione dell’aspettativa di vita in salute e sui decessi prematuri determinati dall’inquinamento. Da parte sua il Comune di Cremona discuterà in dicembre, in commissione Ambiente, dell’opportunità di realizzare uno studio epidemiologico, come richiesto dalla mozione di Lucia Lanfredi dei 5 stelle, non solo nell’area dell’inceneritore, ma in una zona più ampia, che comprenda anche le principali industrie cremonesi. Tra i rimedi all’eccesso di polveri sottili diversi sindaci contano sul bando del ministero dell’ambiente, per favore la mobilità sostenibile nei percorsi casa-scuola e casa-lavoro. I finanziamenti però sembrano scarsi e Cremona e circondario potrebbero essere penalizzati.

Dopo la marcia trionfale dell’Arpa, 4 giorni nelle polveri sottili cancerogene

CREMONA Le polveri sottili pm10 sono arrivate a quota 78 rispetto alla soglia di 50: ieri è stato il quarto giorno consecutivo oltre la soglia d’allerta e sempre in crescita, mentre il tempo stabile, senza vento e senza pioggia, continua a favorire l’incremento della presenza nell’aria di polveri dannose, tanto che l’Oms le ha definite cancerogene.

E dire che l’Arpa, agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, organo della Regione che trasmette i dati rilevati dalle centraline di rivelamento, ha usato due settimane fa toni trionfali: il presidente Bruno Simini ha celebrato il “miglioramento della qualità dell’aria che registriamo da 15 anni in Lombardia è frutto del concorso di tutte le azioni e provvedimenti adottati dalle amministrazioni e dall’ammodernamento di mezzi e tecnologie di veicoli e caldaie”. E’ vero che fino a qualche anno fa i giorni di sforamento della soglia d’allerta, in dodici mesi, erano più di cento, e che solo in questi giorni Cremona come altre città della Lombardia si sta avvicinando al limite di 35 superi, oltre il quale scatterà il blocco del traffico. E’ del 24 ottobre la firma del protocollo regionale cui ha aderito anche Cremona con i Comuni del circondario.

L’Arpa fa sapere che l’usura di pneumatici e freni incide per il 57% sulla qualità dell’aria, e il tubo di scappamento solo per il 43%. Il progresso scientifico aiuta, l’Arpa la sottolinea. Cremona da parte propria resta sulle mappe della Regione una macchia rossa, una zona di aria inquinata circondata da un’area in cui si può respirare con maggior fiducia. Dopodomani, nella sala del consiglio comunale, l’amministrazione organizza inoltre un confronto pubblico sulla cittadinanza sostenibile, con la partecipazione del direttore del museo della scienza Fiorenzo Galli e del filosofo Giulio Giorello. Così tutto sembra indicare che per il Comune la convivenza tra popolazione, agricoltura e industrie è senz’altro possibile e che occorre superare i pregiudizi in nome della conoscenza scientifica. Il risultato per il momento è che la qualità dell’aria di ieri è stata scadente, come indica proprio l’Arpa, e che entro la fine dell’anno Cremona potrà di nuovo oltrepassare il limite europeo dei 35 giorni annui oltre la soglia d’allerta delle pm10.

Pm10 a quota 65; siamo in una macchia rossa che si cerca di nascondere

La politica ha perso la capacità di porre i problemi più seri. Le polveri sottili pm10 ieri erano segnalate dall’Arpa a quota 53 e oggi a 65, sempre riferite al giorno precedente. Il meteo stabile e la mancanza di vento favoriscono le concentrazioni inquinanti, che sono prodotte dal sistema economico che vige indisturbato da parecchi anni, mentre la classe dirigente, in gran parte, era discretamente ottimista e non considerava il problema. Oggi l’indice di qualità dell’aria dell’Arpa segna “mediocre”, ma l’Oms raccomanda una soglia molto inferiore a quella di 50 microgrammi al metro cubo, scelta dalla politica europea.

 

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Ci sono troppi decessi prematuri a causa delle polveri, forse 200 a Cremona. Il potere inquinante di automobili, caldaie, stufe, industrie, sostanze usate in agricoltura come l’ammoniaca, eccetera, non è stato considerato per tempo, quando scelte lungimiranti avrebbero oggi allietato i nostri polmoni, e oggi le informazioni sull’ambiente arrivano col contagocce, sommerse da messaggi positivi del Comune di Cremona e della Regione e del Governo, che ci fanno sapere che arriva l’auto elettrica, che saranno tolti i permessi di circolazione ai veicoli inquinanti e così via. Alessia Manfredini, dopo tante battaglie condotte quando era all’opposizione, da assessore insiste nel pensare positivo sotto una pioggia di polveri sottili, non solo pm10 ma anche pm 2.5 (troppo alte) e polveri ultrafini neanche misurate perché Nostra Signora Tecnologia non vuole o non può. L’assessore all’ambiente lo sa che c’è un dramma, in quella macchia rossa che sulle mappe dell’Arpa ricopre Cremona da anni (AmbienteScienze e Benito Fiori insistono da tempo su questo dato), però “guarda avanti”. E invece la critica verso il sistema economico non va spuntata perché la stessa lotta contro l’effetto serra, sancita dall’accordo Cop21 di Parigi, è in mano a poteri economici molto forti, che preparano per noi stoccaggi sotterranei di C02 vicino a sorgenti sismogeniche, come a Soncino. Mentre i monitoraggi sono diventati più raffinati, il numero delle auto in circolazione è aumentato in modo rilevante, e sono spesso veicoli di dimensioni chiaramente maggiori. L’andamento dell’economia non aiuta l’ambiente. Il Comune di Cremona ha saputo richiamare drammaticamente l’attenzione forse solo sul debito dell’Aem (la sua partecipata principale), poi risanata con un abile spostamento di capitali che si traduce, fra l’altro, in un impegnativo investimento di Padania Acque. L’aria è malsana, eppure dal 2012, come si nota nella foto pubblicata sul sito dell’Arpa, i dati non sono aggiornati. Il dato giornaliero è ancora negativo: non siamo ancora arrivati a 35 giorni di sforamento annui, grazie al meteo. Certo un Comune può far poco e la stessa pubblica amministrazione non basta, è vero, ma diventa più forte se pone degli obiettivi seri e gravi come la salute. La macchia rossa intanto resta dov’è.