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Fallimento ambientale di un sistema economico

Una centralina a biogas riesce a consumare, anzi bruciare più di un migliaio di tonnellate all’anno di prodotti agricoli considerati di scarto. Le emissioni inquinanti però sono ritenute curiosamente “trascurabili”. Nello stesso tempo le polveri sottili cancerogene sono oltre il limite da circa tredici anni. Che sistema economico è questo? Che politica è questa, che conosce con precisione gli effetti negativi delle proprie passate decisioni e tuttavia le perpetua con grande insistenza? Il dramma delle polveri sottili rende ancora più visibile una serie eclatante di contraddizioni, e l’immobilismo della politica che non riesce più a produrre una sintesi, pur essendo dotata di abbondanti conoscenze, e neanche un chiaro e decisivo effetto reale.

 

 

CREMONA Non appena è stato sospeso il protocollo antismog, le polveri sottili cancerogene pm10 sono tornate a salire sopra la soglia d’allerta di 50 microgrammi: ieri la media calcolata dall’Arpa a Cremona era quasi 52, ma dal primo dicembre di quest’anno il dato più basso è stato 40, il doppio del livello massimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, e solo per tre giorni su 17 il dato è rimasto, per quanto poco, sotto 50. Qualità dell’aria dunque preoccupante, che si avvicina a cinquanta giorni annui oltre la soglia. Per oggi e domani le previsioni meteorologiche non sono incoraggianti: stamattina l’Arpa ha segnalato che a causa della debole ventilazione e della nebbia le condizioni per l’accumulo delle sostanze inquinanti restano favorevoli. Ci sarà vento solo lunedì, e pioggia soltanto tra lunedì e martedì.  L’organizzazione Terre Nostre, nell’incontro pubblico ieri sera a Quintano, vicino a Crema, ha riproposto un argomento già sollevato a Cremona: l’impatto ambientale delle centraline a biogas, che il settore ambiente dell’amministrazione provinciale di Cremona continua ad autorizzare, pur dopo aver superato il primato nazionale: due o tre centraline in media per ogni Comune. La città capoluogo ne è circondata ma la scelta strategica di approvare i progetti di biogas, compiuta una decina di anni fa non è più stata modificata. Michele Corti, docente di Zootecnia all’università degli Studi di Milano, ospite del gruppo “Idee nuove per Quintano” ha ricordato ieri che aumentare l’inquinamento in una situazione già compromessa è del tutto sconsigliabile, anche perché ogni centralina produce energia bruciando, con metano e altri gas, due terzi dei prodotti che la alimentano. A seconda del tipo di impianto, una centralina per generare alcune centinaia di kilowattora può inghiottire in un anno più di 1.400 tonnellate di sottoprodotti alimentari e agroindustriali, 2.700 tonnellate di prodotti insilati, come il mais, e oltre cinquemila tonnellate di letame e liquame. I due terzi di queste biomasse vengono trasformati in polveri e fumi. E tuttavia, pur di favorire la produzione di elettricità definita rinnovabile, l’effetto inquinante viene considerato “trascurabile” dalle norme, senza considerare il traffico di mezzi pesanti. Ancora una volta il principio di precauzione, che imporrebbe norme più rigorose, non è stato applicato.

Trescore e Quintano, indagine epidemiologica dell’Ats

TRESCORE CREMASCO Stupore e delusione a Trescore, da parte dell’avvocato Cristina Mandelli e dei cittadini che abitano nella zona delle centraline a biogas, ben cinque in tre chilometri quadrati, fra Trescore e Quintano. Dopo la serie di autorizzazione da parte del settore Ambiente della Provincia, dodici biogas in una settimana, il dirigente Roberto Zanoni ha risposto al legale che chiedeva informazioni ambientali, e il diritto dei suoi assistiti di partecipare ai processi decisionali, secondo la convenzione di Aarhus e la sentenza della Corte Costituzionale che ne conferma il valore di legge. Il dirigente ha negato ogni titolo ai residente, ogni loro interesse diretto e ogni titolo giuridico, riferendosi alla considerazioni svolte dalla conferenza dei servizi che ha autorizzato gli impianti. La convenzione internazionale con valore di legge, a quanto pare, si ferma a Crema e a Trescore non arriva e non vale più, anche se il sito dell’ente Provincia ricorda proprio questi diritti. Così i cittadini stanno cercando di organizzare un comitato, dato che il Comune ha definitivamente negato l’accesso agli atti, proprio come l’ente Provincia. Problemi ce ne sono, visto che l’Ats ha disposto la valutazione dell’impatto sulla salute, che ricomprenda anche gli impianti limitrofi, da considerare quindi come un’entità unitaria, e la quantificazione delle ricadute degli inquinanti al suolo e riferimenti alla situazione epidemiologica dell’area indagata, ed è previsto dall’autorità sanitaria anche il monitoraggio delle emissioni odorifere e dei rumori. Una delle centraline di cogenerazione a biogas, per produrre 300 kilowattora, consumerà, secondo l’autorizzazione provinciale, più di 5.400 tonnellate annue di letame e liquame, 2.700 tonnellate di prodotti insilati, e 1.460 tonnellate di sottoprodotti alimentari e agroindustriali, che derivano dalla produzione di pomodori, olive, frutta, cereali e risone. Alimenti che vengono bruciati per generare energia elettrica. Anche parte delle coltivazioni agricole servono a produrre elettricità. La letteratura scientifica sulle emissioni inquinanti del biogas è ben nota, ma in questo caso la Provincia non ha accettato il confronto con i cittadini, che si trovano ad abitare anche a soli 60 metri da uno degli impianti. L’avvocato Mandelli, che rappresenta alcuni residenti assieme al collega Giovanni Siniscalchi, lamenta che non sia stato affatto considerato il principio di precauzione, in attesa di valutare gli effetti sulla salute. Resta una domanda: perché attendere l’esito di un’indagine epidemiologica e non prevenire eventuali danni, evitando una simile concentrazione di centraline a biogas a distanza ravvicinata? In Comune, invece, il sindaco Barbati non fa che rassicurare i cittadini.