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Guerra legale per una centralina nella riserva naturale

PIANENGO CR “E’ un’ostinazione degna di miglior causa” secondo Romano Sacchi del comitato Salviamo il Menasciutto, quella della ditta Inbre. La società privata bresciana infatti insiste per entrare con le ruspe nella riserva naturale Menasciutto, vicino a Crema, allo scopo di costruire una centralina idroelettrica da 480 chilowatt e ingaggia uno scontro legale ormai contro più d’una istituzione, mentre l’inverno ha steso un manto di brina sulla riserva e il Sic, il sito di interesse comunitario che le sta accanto nel Parco del Serio, dove sono in corso lavori di manutenzione. Passano le stagioni, passano gli anni ed è ormai quasi un decennio che Inbre vuole la riserva naturale. Inbre infatti ha presentato ricorso al tribunale delle acque pubbliche di Roma non solo contro la Regione Lombardia ma anche contro il ministero dell’Ambiente, che ha emesso un decreto cui si riferisce una nota dell’amministrazione provinciale. Ed è scattato il ricorso anche contro la Provincia di Cremona, che però ha deciso di non costituirsi in giudizio. La causa scatenante è che il ministero dell’ambiente ha dato disposizioni tali, per cui il Sito naturale di interesse comunitario diventa Zps, cioè Zona a protezione speciale. Fauna e flora saranno più vincolati di prima, dunque, e la Regione con una delibera di giunta ha recepito le indicazioni del ministero. Guerra legale anche contro la Provincia solo perché la Regione ha ritenuto istruibile la pratica, malgrado tutti i divieti vigenti, e la Provincia ne ha dato notizia alla ditta bresciana. L’ente Provincia però ritiene che la Regione possa difendersi da sola. Durante la conferenza dei servizi la Provincia ha chiesto conferma alla Regione: sì, i vincoli sono tutti vigenti. Nello studio d’impatto ambientale, la società bresciana non hai chiamato “riserva naturale” la Palata Menasciutto, che pure lo è, e tra tutti i vincoli si è riferita solo al divieto di modificare il regime delle acque. Una parzialità che compare nelle Osservazioni del comitato, affiancato da tempo dal deputato Franco Bordo di Sinistra italiana, che si è battuto per il rispetto della zona verde: la legge sostiene che non si può costruire nulla nel perimetro della riserva, Inbre però vuole far valere la funzione ecologica delle fonti rinnovabili di energia. Fra i comitati è inoltre forte il timore che se vincerà il Sì al referendum di domenica ogni decisione di questo tipo sarà presa a Roma, senza alcun confronto con i territori.

 

Inbre ricorre al tribunale delle acque per realizzare la centralina nella riserva naturale

Per poter realizzare una centralina idroelettrica all’interno della riserva naturale Menasciutto, la società In.Bre. (Iniziative Bresciane spa), nel febbraio 2016 ha presentato ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche, allo scopo di ottenere l’annullamento della delibera di giunta regionale X/4429 del 30 novembre 2015 e quindi realizzare l’opera di cui è in corso l’iter autorizzativo negli uffici della Provincia di Cremona. La giunta Maroni aveva deliberato a proprosito della “Adozione delle misure conservative relative a 154 siti della Rete Natura 2000”.

In subordinata, la società bresciana impugna anche la comunicazione degli uffici provinciali protocollata col numero 132845/2015, una comunicazione che fungeva da “mero atto di avvio del procedimento”. In questi giorni l’amministrazione provinciale ha deciso di non costituirsi in giudizio contro Inbre – l’atto è il 32/2016 – perché la Regione, secondo il testo del documento della Provincia “avrebbe direttamente tutelato al meglio la piena legittimità dei propri atti”.Con il ricorso per motivi aggiunti Inbre chiede l’annullamento di una nota della Provincia di Cremona – protocollata col numero 82809 del 20.10.2016 – nella parte in cui vengono richiamate le disposizioni del Decreto ministeriale 15 luglio 2016; disposizioni pure esse impugnate. Il verbale della delibera firmata dal presidente Davide Viola e della segretaria generale Maria Rita Nanni si conclude con questa osservazione: “La nota impugnata non ha carattere provvedimentale; inoltre essa è indirizzata ad un soggetto terzo rispetto alla ditta, che l’ha ricevuta solo per conoscenza. Ciò premesso, è di tutta evidenza che l’Amministrazione, nella presente fase, non ha alcun interesse specifico a costituirsi in giudizio, riservandosi di agire in tal senso in una fase successiva, qualora se ne presentino le condizioni”.Tutti i documenti sono a disposizione negli uffici per chi volesse consultarli.