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C’è lo stoccaggio, non giochiamo più

Nell’impero del gas non si può più giocare, neanche fare un allenamento: è tutto pericoloso, c’è lo stoccaggio di gas sottoposto alla direttiva Seveso ter, e il rischio che si corre è vedere otto squadre della Sergnanese calcio andare ad allenarsi altrove. Al Comune il compito di trovare una soluzione.

 

SERGNANO CR Otto squadre di calcio della Sergnanese, dovranno fare gli allenamenti altrove: il campo di calcio è troppo vicino allo stoccaggio di metano, attività industriale a rischio di incidente rilevante, quindi non resta che recarsi altrove. E’ la prima volta che la società dilettantistica, che domenica è riuscita a far esordire un altro ragazzo nato nell’anno 2000, deve fare i conti con la direttiva Seveso, aggiornata con il decreto legislativo 105 del 2015, che a Sergnano sta per essere applicato con tutte le conseguenze del caso. Il cluster D si trova infatti a pochi metri dal prato verde: l’Arpa e il geologo incaricato dal Comune, Giovanni Bassi, hanno riconosciuto da tempo l’incompatibilità tra l’attività sportiva e lo stoccaggio, sin dalla preparazione della variante al Piano di governo del territorio, necessaria a recepire l’Elaborato tecnico rischi incidenti rilevanti, l’Erir, e il Piano di emergenza esterno, che di fatto allontana il gioco del campo dallo stoccaggio. In un primo momento, nell’ottobre scorso, l’amministrazione ha risposto che sarebbe stato possibile allenarsi in un campetto a margine, grazie all’assenza di pubblico, mentre nel campo sportivo principale non vengono mai svolti allenamenti e l’area adiacente alle tribune è aperta al pubblico solo in date prestabilite. Poi ha prevalso l’applicazione più prudente della norma: a questo punto però Enrico Duranti chiede chi si farà carico del disagio, anche economico, delle famiglie e della società sportiva, che potrebbe trovarsi in difficoltà. Provvederà il Comune? Occorrerà realizzare un nuovo centro sportivo a Sergnano? La soluzione appare inevitabilmente costosa e in ogni caso complicata per l’associazione sportiva dilettantistica, ritrovatasi improvvisamente a fare i conti con la questione della sicurezza industriale. Dall’opposizione, Duranti insiste, ricorda di aver segnalato da anni la questione. E ritornano le domande sulla presenza dei pozzi dell’acquedotto a pochi metri dallo stoccaggio, che confina con alcune abitazioni e la piazzola ecologica. Sergnano rischia di dover cambiare vita per fare spazio allo stoccaggio.

Dopo mezzo secolo e spese miliardiarie le discariche di Rivolta e Sergnano restano come sono

 

 

SERGNANO CR Ci sono grandi mucchi di rifiuti che da cinquant’anni rimangono dove sono, in riva a due fiumi come l’Adda e il Serio, e che nessuno ha ancora bonificato. Sono le discariche Piacentini di Sergnano e Amsa a Rivolta, in località Zita, cancellate dalle mappe regionali anche se si trovano in zone a rischio alluvionale, peraltro a massima frequenza e nella vicinanza di imprese e centri abitati. Due consiglieri comunali delle minoranze ambientaliste, Gualtiero Debernardi e Enrico Duranti, hanno firmato un esposto rivolto alla Regione, al prefetto di Cremona e al presidente della Provincia, oltre che ai rispettivi sindaci, ai ministeri degli Interni e dell’ambiente e ai carabinieri del Noe di Brescia, per unire azioni di lotta parallele che durano da decenni, inserire quelle discariche sulle mappe dalle quali sono state cancellate e prendere provvedimenti a tutela del rischio di inondazione.

La discarica Zita era stata autorizzata nel 1966 con una convenzione tra il Comune di Rivolta, il Servizio immondizie domestiche del Comune di Milano e la società immobiliare Zita ed è stata esaurita dopo 10 anni su una lunghezza di 1.300 metri e una larghezza di 300. Nel 1990 la Regione ha versato un contributo di un miliardo e mezzo di lire al Comune rivierasco per una bonifica mai eseguita, mentre si notavano incendi e in seguito anche cedimenti strutturali e fuoruscita di rifiuti dal terreno. Infatti il Comune di Rivolta nel 2015 si è attivato per la messa in sicurezza, che appunto Debernardi vorrebbe completare considerando anche il rischio alluvionale. Rifiuti di ogni genere anche a Sergnano, dato che l’autorizzazione era stata concessa quando le politiche ambientali erano ancora molto lontane. Il Piano di governo del territorio di Sergnano prevede, nelle Norme geologiche di piano, la bonifica della discarica Piacentini in località Mirabello, su progetto della proprietà, anche in questo caso privata, oppure d’ufficio da parte del Comune. A Sergnano poi l’ammasso di rifiuti, protetto da un cancello, si trova accanto al pozzo 44 dello stoccaggio di metano Stogit. I costi della bonifica non sembrano elevati, eppure non se ne parla, nemmeno se a Sergnano l’amministrazione comunale ha messo in programma da anni un parco relax, che non è mai stato realizzato, malgrado l’attrattività della zona. Accanto alla discarica Piacentini passa infatti il percorso ciclopedonale che porta alla riserva naturale Palata Menasciutto, a propria volta all’interno del Parco del Serio.

Il piano d’emergenza esterno resta nel cassetto: esposto europeo

 
SERGNANO CR Il comitato No Gasaran ha già pronto un esposto di oltre 100 pagine, compresi gli allegati, da presentare alla Commissione europea e ai ministeri degli Interni e dell’ambiente, per ottenere il rispetto della direttiva Seveso e della convenzione internazionale di Aarhus, anch’essa legge dello Stato. L’altro ieri in consiglio comunale il sindaco Gianluigi Bernardi e la giunta hanno confermato che il Piano d’emergenza esterno dello stoccaggio di metano esiste ed è stato approvato dalla Prefettura e dal Comune il 31 dicembre 2015. Sinora si era parlato di bozza aperta, invece all’improvviso le minoranze hanno scoperto che l’approvazione è un dato di fatto. Si tratta di un documento necessario, da rendere ben noto ai cittadini perché il rischio di incidente industriale rilevante non riguarda solo la ditta Stogit, all’interno dello stoccaggio, ma tutta la popolazione, dato che gli impianti si trovano accanto al centro abitato. E invece il Comune, sostiene Duranti, l’ha tenuto nel cassetto. Per legge quindi tutti devono sapere quali procedure seguire in caso di pericolo. La contestazione rivolta del consigliere d’opposizione Enrico Duranti all’amministrazione è che dell’esistenza del Piano s’è parlato solo giovedì, nell’ultimo consiglio comunale, dopo la risposta dell’assessore regionale Claudia Terzi all’interrogazione di Andrea Fiasconaro: una vera rivelazione per buona parte dei cittadini di Sergnano che non erano stati informati dal Comune, che non ha pubblicato sul sito istituzionale il documento. Un’assemblea è stata convocata dall’amministrazione, ma il giovedì mattina in orario di lavoro, con una scarsa partecipazione popolare.

Situazione tutt’altro che rara in Italia, dove la direttiva Seveso, pur essendo legge nazionale, varie volte è stata disattesa, mentre la procedura che prevede la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, in materia ambientale, spesso non viene applicata, benché sia prevista dalla legge. Non sono pervenute da parte del Comune risposte alle osservazioni dei No Gasaran, documento di 36 pagine. L’incompatibilità tra il centro sportivo e il cluster D, una parte dello stoccaggio che confina col campo di calcio, è stata dichiarata già dall’Arpa e dal geologo incaricato dal Comune. Lo stesso Enzo Boschi, il più celebre sismologo italiano, ha recentemente confermato che agli stoccaggi è collegata la sismicità indotta. Del principio di precauzione però difficilmente si vedono conseguenze.

Acque contaminate? Nessun documento, parte l’esposto

SERGNANO CR Il 28 marzo del 2001 il responsabile della centrale 1 dell’Eni Massimo Moschini presentava autodenuncia di contaminazione delle acque e informava il Comune di procedere agli interventi di messa in sicurezza d’emergenza, bonifica e ripristino ambientale. Vicenda di rilievo, anche perché la centrale 1 si trova a una decina di metri dal pozzo dell’acquedotto, collocato nelle immediate prossimità dell’impianto del gas, in deroga alla legge che prevede una distanza di 200 metri, deroga peraltro già criticata.

Di quella bonifica, ancor oggi, a sedici anni di distanza, non si sa nulla, tranne che nel 2003 la Regione Lombardia chiedeva riscontro di una procedura rimasta del tutto misteriosa. Il consigliere Enrico Duranti, del movimento 3.0, ha presentato un esposto ai carabinieri di Camisano perché non ha ricevuto alcuna risposta all’interrogazione presentata il 13 giugno scorso. Il 4 agosto infatti il vicesindaco Maria Domenica Coti Zelati dava una risposta al consigliere dell’opposizione, ma solo per comunicare che l’amministrazione stava completando l’acquisizione dei documenti, mai però arrivati al consigliere, che quindi compiva nel novembre scorso un sollecito telefonico. Nessuna risposta, ma non si tratta solo di forma, come precisa Enrico Duranti, anche perché è in corso tutt’ora un’altra bonifica, a un centinaio di metri di distanza, nella centrale 2, che si trova accanto al campo di calcio di Sergnano, vicino all’oratorio e al paese. Nulla gli abitanti sanno della contaminazione delle acque dell’acquedotto, se il problema sia stato risolto e quando. Il testo unico degli enti locali, inoltre, prevede che le risposte alle interrogazioni a risposta scritta siano date entro 30 giorni e sono passati più di sette mesi. Si allunga così la lista dei misteri di Sergnano. Il pozzo del gas 44, che fa parte dello stoccaggio di Sergnano, in passato dell’Eni oggi di Stogit, si trova in una zona alluvionabile, così come la palestra costruita in questi anni. Il depuratore per un certo periodo non ha funzionato, con grandi lamentele dei cittadini, ma le responsabilità non sono note. Il piano d’emergenza esterno dello stoccaggio secondo la Regione esiste, ma l’amministrazione comunale non lo ha mai mostrato.

“Invece di fare la bonifica, togliamo la discarica dalla mappa”

SERGNANO CR Incredibile vicenda della discarica Piacentini di Sergnano, che ancora una volta compare e scompare dai documenti ufficiali ora della Regione, ora della Provincia se non dell’Unione europea, per rimanere però drammaticamente al suo posto, da mezzo secolo in riva al Serio e in zona golenale, ma clamorosamente esclusa dal Progetto di piano per la valutazione e la gestione del rischio di alluvioni. Una direttiva europea vieta esplicitamente che le discariche possano trovarsi in zone alluvionabili: dovrebbero essere bonificate, invece nulla cambia, a Sergnano come a Rivolta d’Adda, dove la discarica Zita si trova a propria volta sulla sponda del fiume, anch’essa da mezzo secolo. A Sergnano la Regione ha disegnato una zona a rischio di alluvione: il precedente è del 1979, quando l’acqua aveva in parte sommerso il centro abitato, arrivando sin quasi alla statale. Nemmeno lo stoccaggio di gas dovrebbe trovarsi in un’area così delicata, oltretutto nel parco regionale del Serio, eppure non cambia mai nulla. Il progetto di piano regionale sul rischio di alluvioni non è stato nemmeno consegnato dal Comune a tutti i consiglieri comunali: Enrico Duranti rileva che la direttiva europea 2007/60/CE prevede esplicitamente anche l’informazione e la consultazione del pubblico, procedura disattesa ancora una volta. E così si profila il rischio di un’altra infrazione europea.

 

L’ammasso di rifiuti che prende il nome del fu proprietario Piacentini, cui sono subentrati gli eredi, ha contenuto anche rifiuti tossici, non solo urbani, quindi andrebbe messa in sicurezza per evitare che le sostanze accumulatesi in tanti anni si sversino nel fiume. Nella stessa zona esistono altre discariche chiuse, come l’ex cava Alberti, nelle prossimità della Palata Menasciutto, e un’altra ancora, a Crema in zona Santa Maria. Pende l’ipotesi più sciagurata: in caso di alluvione e di dispersione dei rifiuti nel fiume Serio chi paga, se la Regione non riconosce nemmeno il rischio? Quando si tratta di ambiente e di partecipazione, nota Enrico Duranti, i documenti spesso restano nei cassetti e il pubblico non può intervenire nemmeno se le direttive europee lo prevedono, come anche la direttiva Seveso, e i diritti riconosciuti per legge vengono di fatto cancellati con un colpo di spugna. Se la discarica è un problema, la si cancella dalle mappe, ma la bonifica non si fa.

Discarica a cielo aperto, un mese di immobilismo

SERGNANO  CR Ancora un’esperienza negativa per l’ambiente di Sergnano: lungo il sentiero tra le cascine Valdroghe e Valdroghe vecchio sono stati abbandonati rifiuti edili, che potrebbero, dall’aspetto, contenere amianto. La segnalazione è stata fatta il 3 dicembre all’amministrazione comunale, che è intervenuta con i vigili, che hanno vietato il transito. E’ intervenuto un tecnico del municipio che ha prelevato un campione dei rifiuti e ha disposto l’analisi, per sapere se si tratta di amianto e procedere all’eventuale bonifica. Dopo più di un mese però i rifiuti sono ancora al loro posto, malgrado la preoccupazione degli abitanti che hanno notato la vicinanza tra i rifiuti e una roggia. Il materiale è frantumato, dopo essere stato travolto e schiacciato dalle ruote di un mezzo pesante. Il rischio di una diffusione delle fibre sulle coltivazioni è evidente, di qualunque sostanza si tratti, anche perché sul sentiero passano i trattori.

Il Comune di Sergnano ha constatato che la competenza è del Comune di Campagnola Cremasca, il quale però non è ancora intervenuto, probabilmente in attesa dell’esito dell’analisi chimica. Enrico Duranti, consigliere comunale del movimento 3.0, ha segnalato la presenza degli inerti, comunque pericolosi anche se non si trattasse di amianto, ai carabinieri della stazione di Camisano. Altri abitanti si sono rivolti all’altro gruppo di opposizione “La casa di vetro”, guidata da Mauro Giroletti.

Il sindaco Gianluigi Bernardi è stato così informato per tempo. Dopo più di un mese settimane, però, per una serie di vicissitudini amministrative, non solo non è stato individuato il responsabile, ma nemmeno sono stati rimossi e smaltiti correttamente i rifiuti edili. Enrico Duranti ha poi protestato perché alcune protezioni messe dai vigili sono state tolte: sembra che la messa in sicurezza dell’area non ci sia proprio stata. Un danno in più, quindi, oltre all’inquinamento.

Strage di alberi secolari a Sergnano

 

Come si fa a incidere con una motosega la bellezza di un albero secolore, a esercitare pressione con quell’arma metallica, tagliando e continuando a tagliare il tessuto vivo di un tronco, finché non cade? E che cosa pensa un albero stramazzato sul suo suolo? Chi lo fa ha avuto un incarico, che è stato assegnato, concepito, giustificato… Ci saranno motivazioni legalmente valide ma una ragione che valga anche per l’anima in questi casi non si può trovare.

SERGNANO CR Strage di alberi a Sergnano, vicino a Crema, in pieno parco del Serio. Succede ogni anno: il parco presieduto da Dimitri Donati, che nel consiglio d’amministrazione ha l’ex consigliere provinciale Ernesto Zaghen, agricoltore di Sergnano, può benissimo autorizzare tagli di questo tipo, come succede ogni anno. Sono piante secolari, dal diametro di un metro, non certo alberi da silvicoltura, destinati al taglio non appena le condizioni di mercato mettano in movimento le motoseghe. Operazioni consuete, che però oggi un consigliere comunale di Sergnano, Enrico Duranti, ha voluto fotografare e rendere note: questa è la routine di ogni anno in un parco regionale, per quanto l’intervento delle motoseghe sia poco popolare tra chi vorrebbe più alberi e meno cemento. Non sono giornate cariche di soddisfazioni ecologiste a Sergnano: si vede vicino al pozzo 44 dello stoccaggio di metano della Stogit un casotto per i cacciatori, con un laghetto di richiamo per i volatili, che sorge proprio nella fascia di rispetto dello stoccaggio, come nota Duranti: si tratta di un’attività a rischio di incidente rilevante, eppure viene praticata la caccia ed è possibile che qualcuno, nei giorni in cui è lecito, si metta a sparare alla selvaggina a pochi metri dal cartello che indica pericolo di incendio per la presenza di uno stoccaggio di gas. Dunque il Parco del Serio permette anche questo? E dire che le ultime norme della regione Lombardia non comprendono più le attività di stoccaggio di metano sul territorio dei parchi regionali.

Autorevolezza di un Comune

Sergnano ospita nientemeno che uno stoccaggio di metano, attività industriale di notevole rilievo, eppure la maggioranza che guida il consiglio comunale di Sergnano va in difficoltà su una una convenzione con il Gruppo sportivo oratorio. In assenza di specifiche competenze scientifiche, è difficile prendere una posizione netta sulle mozioni di Enrico Duranti, moviemento 3.0, ma sugli indirizzi politici e i metodi ci si può pronunciare. Dovrebbe però essere il Comune, dotatosi delle conoscenze necessarie, a distanza di alcuni anni, a dare una risposta  ai dubbi e alle preoccupazioni sostenute dal consigliere comunale espresso dai No Gasaran e vicino al M5S, che sul tema della sicurezza incontra anche il sostegno di Mauro Giroletti e del Pd, l’altra minoranza. Il Comune partecipa alle riunioni in Prefettura, al Ctr (Comitato tecnico regionale), è coinvolto in momenti decisionali importanti, eppure, come giovedì sera, dà risposte schematiche o evasive quando si parla di ambiente, salute e sicurezza. Questo Comune, da quel che si sa, non prende iniziative per conoscere nel miglior modo possibile quali sono i reali rischi che corrono o non corrono gli abitanti. La pubblica amministrazione merita invece un ruolo autorevole e di primo piano in ogni settore, perché la vita quotidiana di una comunità non sia turbata da incontrollate incertezze. Sergnano dovrebbe diventare un punto di riferimento prezioso per un vasto territorio, dato che la politica energetica nazionale passa proprio per alcuni piccoli centri abitati, chiamati quindi a crescere.

 

 

SERGNANO CR Sorpresa giovedì sera nel consiglio comunale di Sergnano, quando la maggioranza di centrodestra ha proposto l’approvazione di una convenzione con il Gruppo sportivo oratorio, prevedendo una spesa indeterminata, che contemplerà inoltre i costi di eventuali consulenze professionali esterne. La convenzione è di fatto un assegno in bianco, come hanno notato Enrico Duranti del Movimento 3.0 e il capogruppo del Pd Mauro Giroletti, e vale fino al 31 dicembre di quest’anno, dunque solo due settimane. Il sindaco Gianluigi Bernardi ha spiegato che la particolarità dipende dal ritardo del Gruppo sportivo che a giovedì sera non aveva ancora presentato alcun programma in Comune. L’amministrazione da parte propria ha voluto ratificare in ogni caso la convenzione, richiamandosi alla Corte dei conti: non si possono dare contributi senza un’adeguata giustificazione del consiglio comunale. Dunque, per assurdo, il Comune potrebbe versare un contributo enorme, dato che il documento è rimasto in bianco. Di fatto il sindaco Bernardi ha assicurato che si tratterà di poche migliaia di euro. Il Partito democratico, indignato, è uscito dall’aula con i suoi tre consiglieri – Mauro Giroletti, Michela Pionna e Luca Secchi – invece Enrico Duranti è rimasto al suo posto e ha votato no mettendo in rilievo le contraddizioni: di fatto il Comune ha privatizzato il settore ludico e sportivo, dopo aver costruito la palestra con i soldi delle compensazioni ambientali dello stoccaggio di metano. Il Pd ha dichiarato di non voler essere strumentalizzato e di non opporsi, così come Duranti, al Gruppo sportivo oratorio, ma solo a una scelta sbagliata della maggioranza. Pochi anni fa, infatti, si era parlato di spese pazze a Sergnano: allora il Comune aveva negato una sede ai No Gasaran, confluiti nel movimento 3.0, quando i contributi alle associazioni erano versati  in alcuni casi senza una convenzione. Il sindaco ha comunque garantito che il bilancio non corre alcun rischio. Problemi per la verità non mancano: venuti meno due contributi della Stogit, l’amministrazione ha dovuto in ogni caso sostenere una maggiore spesa sociale. Si fa sentire il sostegno al ricovero di alcuni cittadini in strutture protette, tanto che alcuni settori del Comune andranno in sofferenza. Il Comune spera quindi di incassare l’anno prossimo il contributo della Stogit per l’uso del suolo. Le mozioni di Duranti riguardanti lo stoccaggio di metano sono state respinte dalla maggioranza, trovando invece sostegno da parte dell’altra minoranza, il gruppo del Pd, d’accordo sulla necessità di dare più trasparenza e sicurezza.

Lo stoccaggio conviene meno: il Comune di Sergnano non incassa più 170mila euro di contributi

SERGNANO  CR Lo stoccaggio di metano conviene meno di prima al Comune di Sergnano. Nel bilancio previsionale 2017 il contributo della Stogit di 85mila euro annui non c’è più e anche i 95mila di Imu sono cancellati. Nell’assestamento di bilancio sono stati tolti quindi 170mila euro su un totale di tre milioni e seicentomila, che il Comune intendeva usare per accendere un prestito, che comunque a quanto pare sarà attivato lo stesso per coprire investimenti e spese. La causa del mancato introito pubblico è una delibera dell’Autorità dell’energia e del gas, che ha ricalcolato alcuni fattori, ma a sentire il consigliere del movimento 3.0 Enrico Duranti occorrono spiegazioni dalla giunta di centrodestra su questo e su altri argomenti. Innanzitutto è stata registrata la deformazione della superficie del suolo, sottoposto a impercettibili innalzamenti e depressioni per l’immissione e l’emissione di grandi quantità di gas. Da un documento tecnico presentato dalla Stogit, risulta una variazione di 25 millimetri dall’ottobre 2009 all’aprile 2010 all’interno dell’area del giacimento collegata all’attività di stoccaggio, ed è sempre la Stogit a sostenerlo. E dire che il rischio per i muri portanti si presenta dai 25 ai 50 millimetri: oggi allora c’è un reale pericolo e fino a che punto? Di qui la richiesta del consigliere al sindaco Gianluigi Bernardi di formare un tavolo per il monitoraggio, come previsto dal ministero e dalla Regione, e proporre alla società del gruppo Eni di assicurarsi. La legislazione italiana non lo prevede, diversamente da altri Paesi esteri, quindi c’è il pericolo che in caso di danni paghi solo la pubblica amministrazione. Il consiglio comunale di domani sera promette scintille perché si discuterà anche dell’affidamento delle attività ludiche e sportive all’oratorio, uno degli argomenti più sensibili. Nodi al pettine anche per la questione del depuratore. Tra marzo e aprile gli abitanti si sono lamentati per l’odore insopportabile che proveniva dall’impianto, proprio mentre schiume insolite invadevano la vicina riserva naturale del Menasciutto. Quali siano state però le cause degli scarichi anomali constatati dall’Arpa non si sa ancora: sono state compiute delle analisi ma la responsabilità non è nota. Padania Acque comunque realizza il nuove collettore fognario Sergnano-Pianengo.

 

 

Depuratore guasto, Duranti: “Il sindaco mente”

Il sindaco Gianluigi Bernardi ha mentito: questo l’attacco del consigliere comunale d’opposizione Enrico Duranti, che ha scelto di procedere per vie legali, per un chiarimento su un guasto del depuratore di Sergnano, l’inquinamento conseguente e la risposta del sindaco a un’interrogazione dello stesso consigliere, considerata deludente e coscientemente fuorviante.

I fatti risalgono al periodo tra marzo e aprile di quest’anno, quando numerosi cittadini si lamentano per gli aspri odori emessi dal depuratore di Sergnano. Negli stessi giorni, le acque della riserva naturale Palata del Menasciutto vengono inondate da schiume insolitamente resistenti, come avessero contenuto sostanze chimiche. I solleciti rivolti al Comune non ricevono risposta, quindi Duranti fa una segnalazione ai carabinieri per le schiume e un’interrogazione al sindaco sulla situazione del depuratore. Contemporaneamente anche a Pianengo viene chiesto da alcuni abitanti un intervento, viste le schiume all’interno della riserva naturale. Le analisi vengono consegnate da un cittadino a Enrico Duranti, che poi, confrontando le relazioni dell’Arpa e di Padania Acque con la risposta del sindaco Gianluigi Bernardi, trae una conclusione: il sindaco non dice la verità. Precisamente il sindaco sostiene che l’8 aprile il responsabile dell’ufficio tecnico gli ha riferito di aver verificato il normale funzionamento del depuratore, che ha richiesto alcuni miglioramenti. Inoltre Bernardi riferisce che in seguito a ulteriori controlli di Padania Acque e dell’Arpa sono state rilevate alcune difformità. Duranti rileva alcune contraddizioni. Dopo aver constatato il “normale funzionamento” dell’impianto, lo stesso sindaco riferisce che sono stati eseguiti prelievi e controlli. Poi il sopralluogo e la relazione dell’Arpa, conseguenti all’esposto presentato ai Carabinieri dallo stesso Duranti, mettono in chiaro che le acque sono state inquinate. L’Arpa ha riscontrato un guasto al circuito di riciclo dei fanghi biologici, che ha peggiorato la qualità dello scarico che viene immesso nel fiume Serio. Vengono quindi prelevati campioni d’acqua e fatto un monitoraggio, da cui risulta, in tre casi, che alcune soglie vengono superate negativamente. Il depuratore di Sergnano era guasto dal 3 marzo ed è circolata acqua inquinata. I campioni d’acque reflue prelevati vicino ad alcuni allevamenti non rientravano nei parametri previsti per l’ossigeno, l’ammoniaca e il fosforo totale. Già il 3 marzo veniva segnalato lo scarico anomalo. Duranti conclude che il sindaco “sapeva tutto e ha taciuto. Per lui, come sempre, tutto è normale. Per noi del Movimento 3.0 non è nulla normale”. Da parte propria Padania Acque rimedia realizzando il collettore fognario Sergnano-Pianengo, che sostituisce il vecchio depuratore.