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La crisi che non si vede e il fondo di solidarietà di cui non si sa più nulla

CREMONA Nel dicembre di due anni fa l’amministrazione Galimberti presentava il Fondo di solidarietà “da alimentare con il contributo di tutti”, proposto dai sindacati, che si erano attivati assieme all’amministrazione Perri. Nel giro di un anno il fondo per il sostegno delle situazioni di fragilità, causate dalla pesante crisi economica era diventato realtà, per dimostrare capacità di intervento dal basso, con l’aiuto dei cittadini alleati con il Comune. Il funzionamento del teleriscaldamento, le bollette troppo alte rispetto al reddito o alla disoccupazione, assieme al rischio di sfratto erano discussi frequentemente: Luigi Amore, ex assessore, chiede che fine ha fatto il fondo di solidarietà e perché in un anno la commissione welfare sia stata convocata di rado e a volte solo per questioni tecniche. Il dibattito sullo stato sociale è stato azzerato, come se per magia non ci fossero più problemi per nessuno. Il Comune, secondo la critica di Amore, sembra quindi aver rinunciato al proprio ruolo per mettere in primo piano i bonus del governo. In realtà il dramma della fragilità sociale resta pesante, come dimostrano proprio i contributi arrivati dalla Regione, in base a una legge nazionale, per il contrasto della morosità incolpevole.

L’acconto 2016 incassato dal Comune in questi giorni è di 183mila euro per evitare gli sfratti, di cui si parla solo nell’ambito di riunioni riservate in Prefettura. La crisi quindi è acuta ma è messa sotto silenzio. Intanto la nuova legge regionale sui servizi abitativi è diventata realtà: anche i privati possono mettere a disposizione case popolari e in caso di difficoltà le famiglie potranno rivolgersi alle banche. E’ un’impostazione molto criticata dal comitato Antisfratto, che prepara la partecipazione alla manifestazione nazionale di Roma il 27 novembre.

Emergenza abitativa, contributi di solidarietà per 87 famiglie

CREMONA L’emergenza abitativa a Cremona è tale che sono 87 i nuclei familiari che avranno diritto al contributo di solidarietà previsto dalla Regione per chi già vive in un alloggio pubblico, del Comune o dell’Aler, e ha accumulato debiti per almeno 4mila euro, come spiega la determinazione del dirigente del settore Patrimonio Lamberto Ghilardi, firmata questa settimana. L’elevata morosità dei residenti nelle case popolari ha in parte, quindi, una spiegazione nella gravità della situazione economica. Non basta dunque ricevere l’alloggio popolare per sfuggire al rischio sfratto: i canoni sono aumentati da alcuni anni, in seguito alle leggi nazionali, e la crisi economica, per una parte dei cittadini, non ha sosta. Le domande sono state presentate in Comune e valutate: dei 100mila euro messi a disposizione dalla Regione ne saranno spesi 73mila; due le richieste respinte perché i debiti non arrivano alla soglia dei 4mila euro. A chi ha fatto domanda di contributo, il Comune ha fatto firmare un Patto di servizio, finalizzato a ristabilire gradualmente l’autonomia delle persone che la possono raggiungere, cercando cioè un lavoro, sempre che lo si possa trovare. Il malessere tra la popolazione è pesante, al di là delle formule della pubblica amministrazione, e arriva nei comitati di quartiere, come nel rinnovato direttivo di Borgo Loreto, riunitosi la settimana scorsa, presieduto da Silvia Belicchi. E’ Amedeo Lauritti a segnalare che più che di sottopassi, sovrappassi e nuovi semafori, come al Maristella, e di piste ciclabili da mezzo milione come in via Brescia, il Comune dovrebbe impegnarsi di più per far trovare il lavoro a chi l’ha perduto. Fare l’albero di Natale municipale, quindi, a Borgo Loreto non può bastare. L’edilizia pubblica non risolve i problemi, anzi ci sono ancora alloggi Aler, non comunali, dove il teleriscaldamento non si può fermare, la temperatura sfiora i 26 gradi e l’amministrazione in caso di morosità paga la bolletta. Contraddizioni che si rilevano in tutti i quartieri: sale quindi una richiesta, che la giunta incontri i cittadini e dia spiegazioni.

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