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Crema verso la revoca della cittadinanza onoraria di Benito Mussolini

Il sindaco di Crema Stefania Bonaldi ha annunciato con un comunicato, riportato di seguito, l’intenzione di revocare la cittadinanza onoraria data dal consiglio comunale di Crema nel 1924. Occorrerà di conseguenza, precisa Bonaldi, un nuovo voto del consiglio comunale.

Personalmente, credo che dare la cittadinanza di Crema a Mussolini nel 1924 sia stato un modo per acquistare credito presso il dittatore, con l’adulazione. Il riconoscimento della cittadinanza oggi forse è più sentita di ieri. Sarebbe comunque giusto dare la cittadinanza ai figli degli immigrati per toglierla al tiranno. Plaudo quindi al sindaco Stefania Bonaldi.

 

La delibera del 1924 con la quale l’allora consiglio di Crema ha eletto a cittadino
onorario Benito Mussolini è stata una scoperta. È bene premettere questo fatto: non eravamo al corrente di questo documento, così lontano nel tempo. Ora però che lo
sappiamo, non possiamo fare finta di nulla.

Su Mussolini e il fascismo la Storia ha già espresso il suo inappellabile giudizio,
non è a questo compito che possiamo sentirci chiamati. Noi, prima ancora da
cittadini di una democrazia consapevole che in qualità di amministratori, siamo
chiamati ad esercitare nella maniera corretta la memoria, un compito che
richiede un impegno costante perché in caso contrario la Storia si impasta in un
grumo indistinto di avvenimenti, tutti dello stesso tenore e falsamente equivalenti,
la via più diretta per arrivare alla neutralità che, insegnava Elie Wiesel,
“favorisce sempre l’oppressore, non la vittima”.

Per questo motivo personalmente credo che il giudizio della Storia ci chiami ora alla approvazione dei “decreti attuativi”, revocando di conseguenza quella onorificenza.
Ciò detto, la competenza resta del Consiglio Comunale e sarà in tale sede democratica che, insieme a tutti i rappresentanti eletti, formalizzerò la mia posizione, secondo quanto ho espresso e secondo ciò che la mia coscienza e la mia cultura democratica mi suggeriscono.

“Non compriamo azioni cremonesi”, e il Cremasco non vuole più le quote di Padania acque

 

Cremona, vista dal Cremasco, appare ripiegata su se stessa e incapace di riconoscere l’autonomia dei territori: un capoluogo sordo, che non tutela l’unità del territorio e promuove solo se stessa, la sua liuteria, le sue statue di Stradivari e dei violini e le sue particolarità.

CREMA Stop al riacquisto delle quote di Padania Acque da parte dei Comuni soci di Scrp. La società cremasca mista, con partecipazione privata e di 60 enti locali, tre anni fa ha restituito le sue azioni a Padania acque, diventata società pubblica senza fine di lucro in linea con i referendum del 2011. Congelate, le azioni tornano in vendita ora, per un valore totale di un milione e 600mila euro ma solo i Comuni e la Provincia possono essere soci di via del Macello e la decisione del 90% dei sindaci è già un chiaro No.

La motivazione non risiede solo nella legge che Madia impedisce acquisti non giustificati e vantaggiosi. Il no riguarda un’operazione rischiosa, ai limiti della legalità, Cremona e le sue politiche anti-cremasche, ed è anche un no a Simone Beretta e Laura Zanibelli, entrambi di Forza Italia e favorevoli al riacquisto delle azioni. Beretta e Zanibelli infatti hanno contestato il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, oppostasi al riacquisto. E’ nata così l’occasione per riaccendere la lotta per l’egemonia all’interno del centrodestra. Una lettera aperta di sette sindaci, fra i quali Gabriele Gallina di Soncino, si è ribellata a Beretta e Zanibelli, definendoli “ex leader del centrodestra” senza con questo dichiarare la leadership di Stefania Bonaldi del Pd. Stamattina altri due sindaci, Maria Luise Polig di Pandino e Aldo Casorati di Casaletto Ceredano, hanno rincarato la dose, attaccando soprattutto Cremona, che non ha dato il dovuto al Cremasco. La prova di forza in consiglio provinciale da parte dei cremonesi, che hanno impedito che sorgesse l’ambito scolastico autonomo del Cremasco, viene considerata l’esempio principale della prevaricazione di Cremona. Nessun partito ormai può più controllare la ribellione dei sindaci cremaschi a Cremona. Dunque un milione e 600mila euro sarà utilizzato complessivamente da almeno 50 Comuni a favore del loro territorio, e nel contempo il carattere totalmente pubblico di Padania Acque rimane sicuro: nessuno sta cercando di inserire i privati di Scrp tra i soci.