Tag: stoccaggio di Co2

Nel supermercato degli stoccaggi sotterranei brilla il nucleare naturale

Ancora un supermercato, naturalmente, dopo quello dei servizi sanitari a disposizione dei cittadini che scelgono tanto sostenuto dall’ex assessore regionale Giancarlo Abelli sullo slancio della moderna sociologia. Questa volta la decisione di scegliere e realizzare il progetto che serve spetta solo ai politici: serve uno stoccaggio di metano, di Co2, una geotermia profonda, un deposito di scorie nucleari? Si può fare, ma certo, siamo pronti, il mix energetico è questo.

E’ la geologa Fedora Quattrocchi, guru della centrale Enel di Porto Tolle, a rivolgersi nelle modalità più liberali, a una platea che di concetti scientifici ha fatto succulenti provviste. E anche noi naviganti nel mare cupovinoso della più evoluta grande distribuzione organizzata possiamo fruire e godere di croccanti, freschi e ariosi, benché sotterranei, nuovi orizzonti. La comunità scientifica da un lato e la comunità politica decidono, deliberano informate e consapevole, c’è poco tempo però, le riserve naturali sono scarse. In trent’anni occorrerà riassettare il pianeta. E si può fare. Con un’avvertenza, però. Fedora Quattrocchi – cognome da persona realmente avveduta e circospetta – parla del Lazio e della Campania, che fortunatamente non è sismica. Allora questi stoccaggi, stando attenti alle case, mi raccomando, si possono fare. E il nucleare? No, niente centrali bizzarre, esplosive, ultracomplesse: qui si parla di energia nucleare che viene prodotta da madre natura, e di scorie di ospedali.

Stoccaggio di Co2 “sconsigliabile” per gli scienziati

Telecolor ha dedicato un servizio nel telegiornale di ieri: utilizzo le stesse clip per dare la possibilità di ascoltare alcuni interventi della serata del 23 settembre all’ex filanda di Soncino. Emanuele Cavalli, geologo, mostra un documento scientifico che sconsiglia la realizzazione dello stoccaggio di Co2, per il motivo che viene detto. Ccs è la siglia della tecnico di cattura e stoccaggio di Co2.

 

 

Lo stoccaggio Co2, se sarà realizzato, si estenderà per 1.500 km quadrati su territorio di cinque provincie, compreso il terreno del futuro pozzo Fontanella a Soncino, località Bosco Vecchio. Il pozzo fa parte del permesso di ricerca Calcio, sul quale Aldo Villagrossi, Giacomo Cangini ed Enrico Duranti hanno scritto un documento di osservazioni (il link è questo), che viene inviato al ministero dell’ambiente e che, compilando il modulo trivelle-osservazioni-modulo-condivisione-soncino-mod-adesionei_fontanella01, può essere sottoscritto e sostenuto da chi lo desidera. Tutti possono presentare osservazioni al ministero.

Le osservazioni soncinesi individuano subito un bersaglio centrale: lo studio d’impatto ambientale arriva dopo, quando i programmi economici sono stati già definiti, come se si trattasse di una fastidiosa appendice burocratica. Aggiungo che le politiche ambientali non possono essere confinate in un settore (ad esempio misurando le pm10 per poter determinare il blocco del traffico), quando gli altri settori non combattono le varie forme di inquinamento da parte di industrie, aziende agricole, comportamenti quotidiani dei cittadini (ad es. viaggi in auto su percorsi molto brevi). Occorrerebbe coniugare economia e ambiente, come molti auspicano.

Succede però il contrario. Da tanti anni lo Stato italiano, e non è certo l’unico, persiste nelle strategie volte a una maggiore autosufficienza energetica, autorizzando stoccaggi e ricerca di idrocarburi. Sono stoccaggi utili però alla compravendita internazionale e alla speculazione: se le forniture di gas si fermassero, gli stoccaggi garantirebbero un’autonomia di poche settimane. Si può quindi dire che non ne vale la pena, dato che si corre un rischio sismico e si occupa territorio che era destinato all’agricoltura: meglio coltivazioni di qualità che stoccaggi, lo si può sostenere.

 

 

 

 

Trivelle anche sopra lo stoccaggio di CO2

Sergnano sta diventando la centrale dell’intero hub del gas che fra stoccaggi e metanodotti sta occupando buona parte dell’Italia del Nord, soprattutto Lombardia e Veneto, ma a Soncino si potrebbe verificare un caso particolare: perforazioni per la ricerca di metano e oli proprio nella stessa ampia zona dove la Regione sta progettando un grande stoccaggio sotterraneo di CO2. Le trivelle saranno puntate nel sottosuolo di Bosco Vecchio, vicino al sito di interesse comunitario (Laghetti Danesi).

 

La Regione Lombardia, sullo slancio delle tecnologie più progredite e delle norme europee, ha escogitato un progetto pilota: catturare la CO2 e stoccarla nelle falde acquifere profonde in un’area di 1500 chilometri quadrati all’interno di cinque province: Cremona, Lodi, Milano, Bergamo e Brescia. In Lombardia sono attive produzioni industriali ed energetiche che generano quantità imponenti di CO2: le principali sono la centrale di Ferrera Erbognone, la raffineria di San Nazzaro de Burgondi, le centrali di Mantova, Ostiglia, Sermide e Cassano D’Adda, ma anche Cremona è ben rappresentata. E c’è il rischio di una coincidenza tra la perforazione di Bosco Vecchio, accanto a Soncino, e il progetto pilota. L’anidride carbonica potrà essere stoccata sott’acqua e poi utilizzata al posto di quella quantità di metano usata negli stoccaggi al solo scopo di tenere alta la pressione per consentire l’estrazione. Il metano non più utilizzato come cushion gas potrà essere venduto, con guadagni rilevanti. Il progetto regionale permette di recuperare la Co2 e stoccarla e potrà permettere di recuperare nello stesso modo vecchi giacimenti di gas. La CO2 verrà iniettata nel sottosuolo in diversi punti, che in provincia si trovano a Pandino e Soncino. Il sottosuolo cremonese e delle altre province viene considerato adatto a quest’operazione per le caratteristiche geologiche. Lo stoccaggio potrà avere un tetto a una profondità fra i 500 e i 2.500 metri, con uno spessore vario, da pochi metri fino a 600 metri, mantenendo ad elevata densità, nelle acque saline profonde, ben 370 milioni di tonnellate di CO2, che faranno alzare la pressione all’incirca del 2%. Ma c’è il rischio di una coincidenza clamorosa con la trivellazione che la società Pengas ha chiesto di autorizzare al ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente, per cercare oli e gas nel sottosuolo di Soncino, località Bosco Vecchio, al confine con il sito di interesse naturalistico europeo, dove sono già stati trovati reperti archeologici. Ieri sera all’ex Filanda di Soncino i NO TRIV (Enrico Duranti, Emanuele Cavalli, Ezio Corradi e Giacomo Cangini) hanno presentato le osservazioni che stanno inviando al ministero dell’ambiente, perché non autorizzi la trivellazione di Bosco Vecchio. In quel punto passa anche l’unica sorgente sismogenica attiva in Lombardia, sopra il Po, oltre a quella di Salò. Il progetto della società Pengas non prevede il controllo sismico da parte di un ente terzo, con visibilità pubblica dei dati, come previsto dalle linee guida del ministero dell’ambiente. Inoltre la società è controllata da un gruppo straniero, Orion, che già prima del ministero italiano sembra conoscere da anni le opportunità di estrazione. Troppi i dubbi: le osservazioni hanno ricevuto sostegno e controfirma già da diversi cittadini che si rivolgono a loro volta al ministero, anche perché a Soncino ci fu già un terremoto nel 1802. La Regione Emilia da parte sua vieta operazioni come quelle della Pengas in quanto pericolose: in Lombardia invece sono possibili e non si capisce perché.

 

http://www.telecolor.net

24 settembre 2016