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Rigenerazione urbana, latitano gli investimenti privati

ENTRATA CREMONA Non arrivano segnalazioni per la rigenerazione urbana, malgrado i due avvisi pubblici che il Comune di Cremona aveva reso noti a fine giugno. La scadenza è del 31 agosto per l’avviso che consente di segnalare possibilità di recupero degli edifici dismessi con criticità, mentre per la rigenerazione di aree, ambiti ed edifici il termine è imminente, 30 luglio, e l’amministrazione punta sull’eventuale proroga che potrebbe essere concessa dalla Regione. E’ stato il Pirellone ad approvare la legge di rigenerazione urbana, numero 18 del 26 novembre 2019, apprezzata da chi intende dare una svolta, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente, evitare il consumo di suolo e porre fine ai bilanci comunali impostati sul finanziamento della spesa corrente tramite gli oneri di urbanizzazione. Un sistema contestato in particolare da Salviamo il Paesaggio, perché fa dipendere la capacità di dare servizi ai cittadini dalle costruzioni edili che a volte si rivelano inutili, come dimostrano i molti edifici all’asta e invenduti.

I privati non collaborano e il Comune soffre

Spesso, inoltre, gli allagamenti sono effetto dell’eccesso di consumo di suolo. Cremona ha pubblicato i due avvisi pubblici un mese fa, nella speranza di stimolare gli investimenti privati, che però si stanno facendo desiderare. Le case vuote risulterebbero ben più di mille a Cremona. Anche Corte de Frati ha pubblicato l’avviso, altri Comuni invece no. Vescovato, ad esempio, non l’ha pubblicato, eppure ha 340 case vuote, piccolo Comune con oneri annui che arrivavano diversi anni fa a un milione e mezzo di euro, somma che si avvicina persino a quelle incassate negli ultimi anni dalla stessa Cremona. Nella graduatoria di Legambiente Lombardia, nel 2019 la provincia di Cremona ha fatto segnare il secondo maggior incremento regionale di consumo di suolo, 65 ettari, superata di poco in percentuale dalla sola provincia di Brescia, arrivata a 183 ettari cementificati in un solo anno.

Covid-19, a Vescovato 7 positivi fra i lavoratori del macello Prosus

VESCOVATO CR Sette dipendenti del macello Prosus sono risultati positivi al test del tampone, che nei giorni scorsi è stato esteso a tutti i lavoratori dell’azienda, circa 300, compresi i dipendenti forniti dalle cooperative. I malati di covid-19, alcuni italiani e altri immigrati, sono stati messi in quarantena al loro domicilio, secondo le disposizioni sanitarie. Non risultano casi gravi fra loro, in buona parte residenti nella zona di Cremona, e da quanto se ne sa nessuno è stato ricoverato in ospedale. Uno di loro, l’ottavo positivo, ha ricevuto in questi giorni un esito negativo e dunque può tornare al lavoro la settimana prossima. Nei giorni scorsi tutti i dipendenti sono stati sottoposti al test del tampone. La preoccupazione tra i lavoratori è elevata, malgrado l’indebolirsi dell’emergenza sanitaria nazionale, perché le occasioni di assembramento e di contatto persistono, ad esempio nella sala in cui si timbra il cartellino o nei pressi della macchina del caffé. L’azienda ha fornito una mascherina al giorno ai dipendenti, oltre al gel per l’igiene delle mani, con altri provvedimenti, come gli ingressi separati, per consentire il distanziamento. All’inizio della pandemia, in febbraio, il sindacato Usb ha inviato una lettera alla direzione per sollecitare l’applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro. L’azienda ha provveduto, tuttavia la paura rimane.

Trivelle all’assalto di Vescovato: Padana Energia pronta alla prova di produzione

Padana Energia ci ha riprovato l’altro ieri, chiedendo al Comune di Vescovato la deroga al piano acustico per poter emettere più decibel del consentito, allo scopo di estrarre il gas dal sottosuolo. Rumore in vista per le orecchie dei residenti, se il sindaco Maria Grazia Bonfante acconsentirà, per quel che riguarda l’ente locale, all’istanza già presentata al ministero. Occorre dunque una scelta: sacrificare il silenzio e la quiete vescovatine oppure partecipare alla strategia energetica nazionale, che incoraggia le estrazioni di gas – e petrolio – quando possibile. La risposta del sindaco è stata ancora una volta no, anche se da Padana Energia è giunto un chiarimento: non ci sono stoccaggi in vista. Non è ben chiaro quanti milioni di metri cubi di metano si rintanino nel sottosuolo fuori Cremona, tuttavia fanno gola.

Più precisamente, Padana Energia ha chiesto il permesso di compiere una nuova prova di produzione, che se autorizzata inizierebbe il 12 giugno per una durata di circa dieci giorni all’insegna delle trivellazioni, con emissioni inquinanti nella norma. La prova di produzione è indispensabile, per constatare se è possibile, durante l’opportunità estrattiva, evitare che l’acquifero danneggi la qualità del gas. Già le falde acquifere hanno contribuito a salvare il paese che sorge sulla via Mantova dal raddoppio della discarica di Malagnino, come stabilito da una sentenza del Consiglio di Stato. Padana Energia intende giocarsi l’approvvigionamento di gas sul fronte delle energie rinnovabili, da quel che se ne sa.

Dunque l’amministrazione comunale si oppone: in questa prova, rimasta per ora sulla carta dopo anni di tentativi, non saranno usati comunque esplosivi, dato che è già stato stato aperto il passaggio che serviva.

Resta ancora una bonifica da compiere a Vescovato: ci penserà Padana Energia, sempre che ne sia dimostrata la necessità e in ogni caso al termine della concessione.

Padana Energia è titolare di una concessione, da parte dell’Unmig, struttura del ministero dello Sviluppo economico, scaduta il primo gennaio di quest’anno, con istanza di rinnovo. Si tratterebbe della quarta proroga per un’attività oggi non produttiva, su un terreno di 14,56 chilometri quadrati.  L’ultimo anno di produzione è stato il 2009. Su territorio di Vescovato è stato attivo un pozzo dell’Eni, ormai chiuso.

 

 

 

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Riduzione dei rifiuti, Vescovato batte Cremona

CREMONA Mentre a Cremona la settimana europea per la riduzione dei rifiuti si conclude in un tripudio di comunicati municipali e iniziative di sensibilizzazione nelle scuole (e proprio all’istituto Stanga, simbolo della supremazia provinciale imposta dalla politica cremonese al popolo cremasco sitibondo d’autodeterminazione democratica), a Vescovato il Comune decide e ha già centrato l’obiettivo triennale di diminuire i rifiuti secchi di oltre un quintale l’anno pro capite. Confronto istruttivo: da 250 chilogrammi annui a testa, il secco è sceso a soli 98, partendo poi dal sacco nero. Il Comune guidato dal sindaco Maria Grazia Bonfante, dopo due anni di riduzione della Tari, sta già lavorando alla tariffa puntuale, a programma anche a Cremona, sollecitata da Lucia Lanfredi dei 5 stelle. Fare scelte politiche è possibile quando il bilancio previsionale viene approvato in tempo: domani sera in consiglio comunale Bonfante presenterà il previsionale del 2017, già deliberato in giunta a maggio, evitando così di approvare il conto economico in ritardo e di far lavorare gli uffici e gli assessorati con i dodicesimi del bilancio precedente, un modo di fare diffuso che però impone rigidità e impossibilità di fare scelte politiche, come in particolare l’associazione delle funzioni con Ostiano basata sulla creazione di uffici unici, senza i soliti doppioni. Inoltre grazie all’impegno dei cittadini il piccolo Comune ha ottenuto un vantaggio economico dalla qualità della differenziata, che favorisce il riciclo e quindi viene remunerata di più, e conferisce l’indifferenziata all’inceneritore di Brescia e non a quello di Cremona, volendo contribuire alla chiusura, che anche la Regione reputa possibile.A Cremona, dopo tante discussioni, la produzione dei rifiuti indifferenziati, destinati all’inceneritore, è comunque diminuita di ben 4 mila tonnellate e la differenziata  dal 50 è salita al 72%, secondo i dati resi noti dall’assessore Alessia Manfredini e da Linea Gestioni. Cremona è impegnata in una serie di campagne per togliere dai marciapiedi mozziconi, deiezioni canine, rifiuti di ogni genere, oltre all’abbandono selvaggio dell’immondizia nelle periferie. I risultati arrivano, con la collaborazione dei cittadini: Vescovato doppia Cremona però, quanto alla riduzione di rifiuti. Il punto di forza sta nel bando di gara, che è riuscito a escludere completamente l’inceneritore stabilendo le destinazioni delle componenti della differenziata e rendendo possibile un accurato controllo sul gestore.